Come ti chiami?
Autrice: LaPassiflora – Leggi altri racconti di questa autrice

Gli sorrido, con un’espressione piena di promesse.
Lui mi guarda a lungo, poi mi chiede come mi chiamo.
“Flavia” rispondo, pensando che dovrei trovare un nome più adatto – che so, una Viola o un’Amanda. Sospiro, mi giro, e volto il culo verso di lui.
Passo lentamente la mano lungo la fessura. Faccio ondeggiare i fianchi al ritmo della musica e lecco l’indice che ho appena passato tra le natiche.
Lui si lascia andare, si posiziona comodo sul divanetto e mette una mano sul cavallo dei pantaloni. Per un lunghissimo momento ci guardiamo e penso, “è intraprendente”.
“Mi piace”.
“Mi piacciono le ragazze che sanno quello vogliono”, dice lui, mentre stendo le gambe larghe sopra il cubo che ho scelto, l’unico ad occupare quella saletta laterale. Siamo praticamente nascosti in un angolo privato.
Non fingo con lui, agito e inarco i fianchi, metto in scena uno spettacolo esagerato per la gioia dei suoi occhi. Mi piace quello faccio. Mi piace il ballo e mi piace il sesso.
E continuo a ballare quando vedo qualcuno avvicinarsi: un paio di uomini di mezza età, più o meno, e un ragazzo che mi ricorda tanto il fratello che non ho avuto.
Com’è prevedibile, tutti gettano un’occhiata sopra la spalla di lui, nella mia direzione. Mi guardano mentre sono a quattro zampe, intenta a masturbarmi, sussultando in estasi.
E coscienziosamente, come sempre, qualcuno si accosta di più e con un cenno contenuto e torbido, fa capire a chi c’è – che se non è un problema – rimane. Capito che non c’è segno di ostilità, si siede, rotea gli occhi e torna su di me.
Mi accovaccio sulle gambe e passo una mano tra i seni, inarco le sopracciglia e ruoto, di nuovo a quattro zampe, schiaffeggio il sedere assumendo un’espressione feroce.
“Sono una tigre”, penso, e resto così, per un po’, piegandomi di più e facendo sbocciare le grandi labbra al loro sguardo. Poi lascio che si richiudano.
“Il tuo culo mi piace un sacco” dice il tipo che era lì sin dall’inizio. Un altro, appena arrivato, sospira, senza dire nulla. Ha iniziato a giocherellare con il sesso e ha l’espressione indifferente.
Capisco che vuole essere imboccato. Fica, culo e tutto il resto, a disposizione come in un programma senza interruzioni.
Vuole tutto pronto per il suo uccellino.
Mi lecco le dita e le faccio scorrere sopra i capezzoli, li pizzico, e non poi tanto delicatamente. Emetto un gemito di dolore e desiderio.
“Io sono Stefano”, dice il primo, “sicuro”, aggiunge, “hai un gran bel culo”.
Inarcando di nuovo le sopracciglia, “ti piacerebbe toccarlo?” gli rispondo allegramente.
Lui ride e scuote la testa. “Però voglio anche il tuo viso”, replica.
“D’accordo, amore”, gli dico, mi piego in avanti e sporgo la testa attraverso le gambe. “Così che ne dici, può andare?”
L’altro ha l’uccello in una mano e lo sguardo famelico, osserva la scena e massaggia il cazzo strizzandolo al ritmo della musica. Poi si tira su dal suo posto, che non posso fare a meno di notare lo impiega con una certa fatica, e si avvicina. È convinto che l’invito sia rivolto anche a lui. E, infatti, è così.
Stasera.
“Puoi avere tutti e due, se ti piace”, quasi urlo per sovrastare il sottofondo della musica.
“Davvero?” chiede Stefano.
Scendo dal cubo e arrossisco, anche se dovrei esserci abituata.
Sposto le gambe per mostrare loro il sedere, morbido e tondo, inarco i fianchi e li muovo lentamente con movimenti circolari.
Stefano non esita. “Fammi sentire”, dice, e mi mette le mani sul culo raccogliendo le natiche all’interno dei palmi. Inizia a soppesare e valuta.
Consistenza e sericità.
Un improvviso calore mi inonda la testa. Mi tendo e chiudo gli occhi, quasi contro la mia volontà.
Un nodo comincia a sciogliersi nello stomaco. Più le sue mani si contraggono sulla mia carne, più il nodo scende in profondità.
Stefano ha lo sguardo severo. E l’altro mi lancia occhiate selvagge. Con le mani febbrili, sudaticce, bagnate forse del cazzo che hanno appena menato, quest’ultimo mi preme sui seni.
Gli occhi dell’uomo luccicano di piacere, sono osceni e spalancati.
Le sue mani mi stropicciano il petto in modo frenetico e volgare. Vedo il suo cazzo vibrare anche se nessuno lo tocca.
“Bene”, dice Stefano, “e cosa ti piace fare con il culo?” sensualmente lui ondeggia contro di me.
Rispondo senza esitazione, “mi piace farmelo scopare”.
Metto un dito in bocca e lo ritraggo piano, umido e accattivante. Incontro i suoi occhi e percorro il suo corpo per arrivare alle sue dita forti, alle sue mani che eloquentemente mi tengono aperte le natiche.
Allungo una mano dietro e faccio scivolare un dito umido su e giù per la fessura, lui ricambia con uno sguardo solenne. Il piacere mi inonda il ventre e la gola, gemo sottovoce.
“Oddio, sei reale?” L’altro finalmente mormora qualcosa.
Ansima profondamente.
Sento il suo odore, aspro e salato, l’odore del sesso quando non può aspettare.
L’uomo si lascia cadere sul bordo del cubo e tiene le mani imprigionate tra il suo sesso e le mie tette. Mi piego ancora, verso di lui, per facilitargli le cose, mentre estraggo le dita facendogli un sorriso provocante. Lo vedo tendersi e chiudere gli occhi.
Stefano non si fa aspettare. Stuzzica l’apertura e poi lentamente infila uno, due, tre dita nell’ano, con un fare ondulatorio che ricorda quello dei serpenti.
Lascio uscire un grido aspro di piacere, gettando la testa all’indietro e strappandomi dalle mani dell’altro.
Ma ripiego subito, poggiando le mani a mia volta ai lati del cubo, mentre l’uomo si prende nuovamente cura di me, dei miei seni e del suo cazzo. A turno.
Adora veramente palparmi e strofinare, mi lancia lunghe occhiate inquiete e animali.
I suoi movimenti sono ampi e circolari, stringe il pene nel pugno e ci ruota intorno con il pollice piatto. Quasi indugiando. Fa scivolare la mano lungo l’asta e poi risale.
Come previsto, tutto quello che fa è starsene seduto e farsi imboccare. Ma la sua mano è smaniosa e generosa: afferra, pizzica e carezza. Le tette gli stanno esplose innanzi con i capezzoli duri e eretti, sono pronta quando la sua bocca vi entra in contatto.
L’uomo non resiste. Succhia forte e comincia a masturbarsi furiosamente. Un brivido gli attraversa il corpo quando con i denti afferra un capezzolo, per poi subito lasciarlo andare. La sua lingua è liquida come se fosse acqua. Un momento dopo viene nella sua stessa mano.
Lo guardo intensamente mentre si lascia andare, mordendosi un labbro e accasciandosi sul muro lercio.
Stefano affonda tra le mie cosce e preme forte, il sangue affluisce violentemente al clitoride gonfio. Sono completamente bagnata.
Il desiderio è un lampo nel cervello, divarico ancora di più le gambe. Spingo il culo contro di lui, cercando di mostrarmi quanto più è possibile e lo osservo, mentre guarda il mio culo liscio e gode di quella nudità. Stefano si sazia dello spettacolo di una donna affamata.
Penso che gli uomini sono stronzi, ma adoro quelli che fanno quello che ti aspetti.
“Voltati”, mi ordina, mentre l’altro lo vedo che prende un fazzoletto dalla tasca e si ripulisce, la mano e il cazzo, e finalmente abbozza un sorriso.
Gli sguardi si incontrano. Stefano mi fissa. Siamo eccitati, tremanti.
“Bello spettacolo, tesoro” aggiunge.
“Sì, bello”.
Lo guardo turbata e mi lecco le labbra, dissetandomi della voglia impaziente. Lui mi afferra per i fianchi e mi attira a sé.
Lo bacio e mi sembra di dirgli “scopami”. Gli passo la mano sul torace e raggiungo l’uccello duro attraverso la stoffa. Gioco con il suo corpo e penso: “Stefano… mi piace il nome che ha scelto…”.
I vostri commenti