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Lei è anche un lui (3)



8 Giugno 2009 Liana    Letto: 111903 volte Lascia un commento Vai ai commenti

Autrice: LianaLeggi altri racconti di questa autrice

Lei è anche un lui 3 | Racconto erotico transessuake

Usciamo dallo studio ginecologico. Siamo in strada. “Margot! Mi hai sorpresa. Hai immediatamente accettato di farla venire a casa offrendole una duratura ospitalità.” “Amore. L’ho fatto per noi due. Quando sarà a casa ti trasferirai nel suo letto. Voglio che la monti di continuo. È l’unico modo per sapere se puoi ingravidare una donna. Dovremo essere certe che la doc è pregna. Non dimenticare che io desidero che tu divenga mio ”marito” e voglio che tu mi ingravidi.” Michelle mi prende la mano e ci avviamo verso l’auto. Trascoriamo una notte piena di passione e di amore. I giorni si susseguono uno dietro l’altro. Il lavoro nei campi, sotto la guida di Michelle, fa progressi. Le erbacce sono state estirpate. Il terreno è stato liberato dai sassi. Gli alberi sono stati potati. Io seguo i lavori del giardiniere, mi prendo cura della casa e dell‘allevamento dei cavalli. Trascorsa che è una settimana dalla nostra visita ginecologica al cancello si presenta una vecchia Citroen modello “pallas ds 21”. Un ragazzo scende dall’auto e bussa il campanello. Pigio il comando di apertura automatica ed il cancello scorre su se stesso. L’auto imbocca il viale e si ferma davanti al portone. Sono sulla soglia a riceverli. I passeggeri scendono. Una è la doc. Bella e raggiante mi corre incontro, mi abbraccia e mi bacia posando la sua bocca sulla mia. L’altro è un ragazzo. Alto. Fisico atletico. Capelli neri e occhi blu. Insomma un tipo che fa miagolare le micine. E la mia, al vederlo, non miagola bensì ruggisce. “Margot, ti presento mio figlio Pierre. Non potevo lasciarlo solo a casa. Devo ancora spiegargli il motivo per cui ho deciso di trasferirmi da voi.” Si avvicina. In un soffio di voce. “Lei dov’è? ” La guardo. Sorrido. Con il braccio le indico dove può trovarla. Si avvia nella direzione indicata. Sono sola con il ragazzo. “Puoi portare l’auto nella rimessa?” Lui sale sull’auto ed avvia il motore. “Aspetta, ti accompagno.” Mi siedo sul sedile passeggero e andiamo alla rimessa. Nel frattempo non gli tolgo gli occhi di dosso. “ Pierre, non essere imbronciato. Dopo, mi accompagni nella zona dei pascoli dei cavalli e ti dirò il motivo per cui tua madre è voluta venire a vivere con noi.” “Posso farti una domanda? Perché mia madre non è con noi?“ “Tua madre è andata a raggiungere un‘altra persona.” “Un uomo?” “No.” Il viso del ragazzo si ravviva. “Una donna?” “No.” “Non è un uomo e non è una donna. Allora da chi è andata?” “Da una lei-lui” “Cosa è” “Non è una cosa. È una persona. Vieni accompagnami. Ti racconterò.” Lungo il tragitto, fino alla scuderia, gli spiego chi è Michelle e gli faccio un resoconto del perché della nostra visita allo studio di sua madre e di quello che è poi accaduto.” Lui ascolta in silenzio. Osservo il suo viso. A volte contrae i muscoli mascellari ed a volte li rilassa. “Mi stai dicendo che mia madre ha fatto sesso con te e poi con un mostro? Che ha rapporti sessuali con altre donne l’ho sempre saputo anche se lei non ha mai detto niente. Come pure so che ha avuto rapporti con qualche transessuale. Ma addirittura innamorarsi di uno scherzo della natura?.” “ Pierre. Non essere offensivo. Michelle non è uno scherzo della natura. È una bellissima ragazza. Quando la vedrai mi darai ragione. Io e lei dividiamo lo stesso tetto e lo stesso letto. È la mia amante. Tua madre, per un periodo di tempo spero breve, sarà come fosse sua “moglie”. Faranno vita matrimoniale. Devono portare a termine una ricerca che spero si concluda in modo positivo.” “Io dovrò stare qui ed assistere ai loro sbaciucchiamenti? Mia madre pretende troppo da me.” Il ragazzo parla con ira. Ha tutta l’aria di essere geloso della madre. Di che tipo di gelosia si tratta è da scoprire. “Pierre. Dimmi. Tu hai o hai avuto un padre?” “No. Mio padre non l’ò mai conosciuto. Mia madre è una ragazza-madre. Sono cresciuto solo con lei.” “ Anche io sarò una ragazza madre. Sono incinta. Ho deciso che il padre sarà Michelle. Tua madre è una bella donna. Non credi che abbia bisogno di evadere dal suo quotidiano? Perché non la lasci vivere questa sua storia.?” “Perché non voglio perderla.” Ecco il motivo. Pierre è innamorato della madre. “Quanti anni hai? Non hai una tua ragazza?” “Ho 18 anni. No. Ragazze non ne ho. In verità una ci sarebbe. Mi piace anche molto,” “Glielo hai detto?” “Se glielo dico mi ammazza.” Ho visto giusto. Si tratta di sua madre. “Non esagerare. Per amore, quello vero, non si muore.” Decido di non insistere. Arriviamo alle scuderie. Dentro ci sono due file formate da 10 box ognuna. Otto sono occupati da altrettante cavalle prossime a partorire. In una c’e una puledra da domare. In altre due vi sono due giumente da sella. Sette sono vuote e in due ci sono due stalloni da monta. Uno è di colore nero e l’altro e di colore fulvo. “ Pierre, mi aiuteresti a dare da mangiare ai cavalli. Nel frattempo io sello le due giumente e poi andremo sui pascoli a controllare la mandria.” “Cosa devo fare?” “ Con il forcone avvicina ad ogni box abbondanti mucchi di fieno. Poi, quando hai finito, riempi d’acqua i tini di legno che sono davanti ai box.” Pierre si mette in azione. Vado ai box delle giumente e le sello. Poi do da mangiare alla puledra. Mentre sto dando il fieno allo stallone fulvo, Il nitrito dello stallone nero attira la mia attenzione. Mi avvicino e lo guardo. Ha le narici dilatate e sta soffiando attraverso di esse. È un segnale. È eccitato. Lo guardo fra le gambe e scorgo la lunga protuberanza che si è allungata orizzontalmente alla sua pancia. È enorme. Lo guardo allucinata. Sono incantata. La voce di Pierre mi riporta alla realtà. “Margot, ho finito.” Mi giro verso di lui e gli vado incontro. Quando sono a pochi passi. “ Pierre. Qui in questo momento faresti l’amore con me?” Non gli do il tempo di rispondere. Porto le mani sul suo petto e lo spingo verso l’apertura di uno dei box vuoti aperto. Lo faccio indietreggiare verso il centro del box. Guardandolo negli occhi gli slaccio la cinghia dei pantaloni e faccio scorrere la zip. “ Margot? …” “Zitto. Non parlare.” Mi piego sulle ginocchia e gli abbasso i pantaloni. Indossa dei boxer a fiori. Infilo la mano nella fenditura dei boxer e aggancio il “coso”. Lo massaggio. Lui geme e mi invoca. “ Oh! Margot!” il massaggio da i suoi frutti. Il “coso” cresce, si indurisce. È il momento di fargli prendere aria, portarlo alla luce. Lo voglio vedere. In un lampo gli abbasso i boxer. Dio! Che spettacolo. Un pene grosso e lungo è sotto i miei occhi. Deve avere una lunghezza di circa 20 cm. Un glande lucido di colore vermiglio si agita nell’aria. Alzo gli occhi e guardo Pierre. Ha gli occhi chiusi. Lentamente avvicino la bocca al glande e gli stampo uno schioccante bacio sulla sommità. Il ragazzo emette un forte e lungo gemito. Una mia mano va a circondare i suoi testicoli. L’altra mano è chiusa intorno all’asta di carne. È veramente grosso. Le dita non riescono a circoscriverlo. Dischiudo le labbra e caccio la lingua. Incomincio a leccare quella favola. Ogni cm2 di quella splendida superficie è preda della mia lingua. Con la bocca giungo sui testicoli. Li lecco e glieli succhio. I gemiti di Pierre sono più forti. Risalgo, senza smettere di leccare, lungo l’asta. Giungo sulla sommità. Una gocciolina di liquido preseminale fa capolino dalla fessurina. La lappo. Ha un sapore salmastro. Apro la bocca e do ospitalità nel mio cavo orale alla splendida creatura. Con la lingua lo avviluppo e comincio a succhiare. Con la testa inizio un lento su e giù. Tutti i 20 cm spariscono nella mia bocca. Più volte la punta del glande incontra la mia ugola. Sto facendo un pompino ad un bel ragazzo. Pierre giunge al culmine della resistenza. Afferra la mia testa con le mani e impone il ritmo alla mia bocca. Un grugnito annuncia il raggiungimento del piacere. Dal corpo cavernoso vengono sparati caldi fiotti di sperma che raggiungono la mia gola. Non faccio fatica ad ingoiarli. Con una mano continuo a mungerlo. Niente deve andare perduto. Lappo e bevo fino all’ultima goccia. Quando percepisco che non ha più niente da farmi bere, mi alzo e sotto il suo sguardo imbambolato mi spoglio dei miei abiti restando completamente nuda. Gli do una spinta facendolo cadere lungo disteso sulla paglia. Mi metto a cavalcioni sulla sua testa offrendogli in visione la mia gocciolante micina. “Ora tocca a te. Dai fammi godere.” Il porcellino non si fa ripetere l’invito. Incolla la sua bocca sulla mia passera e con la lingua lappa le mie secrezioni. Il mandrillo ci sa fare. La sua lingua mulinella veloce e con la punta titilla le piccole labbra senza disdegnare di dare frequenti colpi anche al clitoride. “Dio, come sei bravo! Ancora. Più veloce. Non fermarti. Iiiiihhh!” Un primo orgasmo mi assale. La mia passera erutta nella sua bocca il frutto di quell’orgasmo. Il ragazzotto lappa e ingoia. Poi rivolge la sua attenzione al mio clitoride. Lo aggancia con le labbra e lo stringe tra i denti. Gli da dei piccoli morsi accompagnati da veloci leccate. Non mi fa male. Al contrario mi provoca sensazioni che non ho mai provato. Incomincia a succhiarlo. Il clitoride si indurisce e si allunga nella sua bocca. Lui lo sega con le labbra. Mi sta facendo un pompino. I miei nitriti diventano più frequenti. Un urlo mi sale nella gola. Rimbomba in tutta la stalla. È l’inizio di un travolgente orgasmo. Le mie cosce si chiudono sulla sua testa. Le mani lo afferrano per i capelli e spingo la sua testa contro la mia vagina. Magma bollente erutta dalla mia uretra e si riversa nella sua gola. Con una velocità impressionante si libera del mio corpo scaraventandomi su un lato. Finisco distesa sulla paglia a pancia sotto. Lui mi è sopra. Si distende sulla mia schiena. Il suo fallo è tra le mie natiche. Il glande è in cerca della mia micina. La trova. Lentamente incomincia la trapanazione che gli è facilitata dalla grande quantità di liquidi di cui è piena la mia vagina. Senza fare sforzo alcuno, affonda il suo duro lungo e massiccio piolo nel mio ventre. Quando il suo pube incontra le mie chiappe si ferma. Si immobilizza. Le sue braccia circondano il mio torace stringendomi in una stretta morsa. Le sue mani sono ancorate alle mie splendide mammelle. La mano destra stringe il mio globo di sinistra e la mano sinistra stringe il mio globo di destra. Sono prigioniera di uno splendido ragazzo. Non mi muovo. Lascio che sia lui a condurre il gioco. Sono sicura che mi farà impazzire. Per diversi minuti restiamo in quella posizione. Non so lui cosa provi a stare fermo. Per quanto mi riguarda ho la sensazione di navigare nello spazio infinito. I miei muscoli vaginali si stringono intorno al corpo del pilota della mia astronave. Il mio cervello si riempie di esplosioni di fuochi artificiali. Di colpo incomincia a muoversi. Sento lo spiedo che è dentro di me ritrarsi per poi riaffondare nella mia vagina. Il glande si scontra con l’utero. I suoi movimenti sono lenti. I suoi colpi sono misurati. Ha un modo di giocare con la mia pussy tutto suo. Mi sta facendo impazzire. Un poco alla volta acquista velocità. Il fallo entra ed esce dalla mia fregna sempre più velocemente. Le sue mani strizzano con forza le mie mammelle. I miei nitriti acquistano d’intensità. Una sequela di orgasmi invadono il mio tremolante corpo. Glielo dico. “Sì! Così. Dai. Più forte. Ancora. Non fermarti.” “Margot. Margot. Mai ho avuto una donna come te.” Un urlo mi sale nella gola e si unisce al suo ruggito di leone. Vengo. “Margot. Vengo.” “Sì! Dai libero sfogo alla tua libidine. Godi pure dentro di me. Riempimi.” Non potrà accadermi nulla. Sono già incinta. Sento il suo bollente sperma invadere la mia vagina. Sono diversi schizzi quelli che vengono sparati nel mio orifizio vaginale. Sono sicura che un oceano si è formato dentro il mio ventre. Quando l’eiaculazione giunge al termine, Pierre sfila il fallo dalla vagina e si abbandona al mio fianco con le spalle riverse sulla paglia. Il silenzio è padrone. Si sentono solo i rumori provocati dal movimento dei cavalli. Già. I cavalli. Quest’amplesso è stato provocato da uno di loro. Dallo stallone nero. “Pierre sei stato stupendo. Nessuno mi ha mai chiavato nel modo come lo hai fatto tu. La donna che ti avrà nel suo letto non potrà mai lamentarsi.” Lui resta silenzioso. Mi sollevo sui gomiti e lo guardo. Ha gli occhi fissi nel vuoto. “Pierre. Cosa ti angoscia? Confidati.” “Margot. Mi giuri che saprai tenere il segreto su quanto sto per dirti?” “Ti prometto che mai nessuno saprà. È talmente grave quello che stai per dirmi?” “Margot. Io sono stato dentro di te. Ti ho chiavato e non puoi immaginare quanto mi sia piaciuto fare all’amore con una donna come te. Ma non sono innamorato di te. Io amo un’altra donna e vorrei tanto giacere con lei. È diventato l’incubo dei miei sogni. Mi credi se ti dico che la gelosia mi rode quando vedo che qualcuno, uomo o donna, si avvicina a lei o quando lei mostra interesse per qualcuno che non sono io. Margot sono innamorato di mia madre e desidero possederla.” “Pierre. Nemmeno io sono innamorata di te. Ho avuto molti uomini. Quelli che sono entrati nel mio letto è perché io l’ho voluto. Anche con te è stato così. Non sei tu che mi hai chiavato ma sono stata io a prenderti e mi è piaciuto molto. Che tu sei innamorato di tua madre l’ho intuito quando ti ho parlato di Michelle. Ti rendi conto che il tuo è un amore insano. Si tratta di tua madre e tu vuoi fare sesso con lei. Certo, tua madre è una bella donna su cui gli uomini farebbero carte false per averla. Ed anche le donne. Io sono una di quelle con la differenza, così come ti ho raccontato, che io ho fatto sesso con lei. Ma una cosa è farlo con altri ed una cosa è farlo con il proprio figlio. E te lo dice una che non ha mai avuto scrupoli di sorta nei rapporti sessuali.” Pierre mi interrompe. “ Margot. Aiutami.” “Aiutarti? E come? Senti, bellino, tu vuoi entrare nel letto di tua madre? Diglielo. Se lei ci sta non sarò certamente io ad impedirlo.” Mi alzo di scatto e prendo a rivestirmi. “Dai rivestiti. Dobbiamo andare sui pascoli a controllare la mandria.” Pierre si riveste e mi segue. Montiamo le due giumente precedentemente sellate e cavalchiamo verso i pascoli. Rientriamo al calar del sole. Trovo Michelle e la Doc in cucina a preparare la cena. Pierre è dietro di me. “Margot. Avevi ragione. La tua amica è veramente una bella donna. E dici che è anche un uomo?” “Sì! Ora mi faccio accompagnare da tua madre nella mia camera. Ti lascio solo con Michelle. Se veramente ti piace faglielo capire. Corteggiala. Ha bisogno di sentirsi accettata. Janine (è il nome della Doc) mi fai compagnia?” La Doc si toglie il grembiule e mi segue. Arriviamo in camera. “Allora, Janine, sei contenta di essere qui con noi? Ho visto l’espressione di Michelle. Mi è sembrato il viso di una tigre in calore.” “ Margot, non ti sei sbagliata. Quando mi ha visto, nei campi, a momenti mi violentava. Solo la presenza dei contadini l’ha trattenuta. Sta aspettando che arrivi l’ora di andare a dormire per venire nella mia stanza.” “Janine sarebbe meglio non farlo.” “Perché?” “ Vieni sediamoci. Ti racconto come ho trascorso la giornata. Prima di ogni cosa devo dirti, se vuoi stabilmente stare con noi, che non ci devono essere segreti. Tutti noi dobbiamo essere al corrente di quello che accade sotto questo tetto. In particolare dobbiamo sapere quello che accade nel letto di ognuno di noi. Incomincio io. Oggi ho raccontato a tuo figlio del come stanno le cose tra me e Michelle, tra te e me e tra Michelle e te. Tuo figlio non mi è sembrato contento. Non capivo il perché. Poi, nella stalla ho fatto l’amore con Pierre. Mi è piaciuto. Ed è stato dopo che abbiamo fatto sesso che, in un momento di debolezza, mi ha confessato di essere innamorato, e senza speranza, di una donna molto più grande di lui.” Con una nota di acredine nella voce Janine mi interrompe. “Mio figlio ti ha chiavata?” “Per la verità sono stata io a prenderlo.” “Ti credo. Ma lui non ha fatto resistenza.” “Perché avrebbe dovuto farlo?” “Trattandosi che siamo tuoi ospiti avrebbe dovuto trattenersi. È solo questo che vuoi dirmi oppure c‘è dell’altro?” “Janine non sei sincera. Cosa devo sapere? Si! C‘è dell‘altro e si tratta di una cosa molto delicata.” “Forza, parla.” “La donna di cui è innamorato tuo figlio sei tu. Lui ti desidera. Vuole stringerti fra le sue braccia. Insomma, Janine, tuo figlio, vuole portarti a letto.” L’espressione del viso della Doc è disteso. Un lampo le attraversa gli occhi. “Te lo ha detto lui?” “Sì!” Sorride. “ Margot, sono felice di sentirti dire che mio figlio mi ama. Lo sapevo. L’ho sempre saputo. Anch’io lo amo. Sono circa due anni che desidero invitarlo ad entrare nel mio letto. Non ho mai avuto il coraggio di farlo. Speravo che fosse lui, in un momento di raptus, a violentarmi. Se lo avesse fatto non lo avrei scacciato.” “Non ti importa che è tuo figlio?” “ Quello che importa è che Pierre è un uomo. Io sono innamorata di mio figlio come uomo.” “Lui invece ti vuole perché sei sua madre.” Si alza e si avvia verso la porta. “Dove vai.” “Vado da lui.” “…..e Michelle?” “Parla con lei. Dille tutto. Margot, non posso perdere questa occasione. Ho il corpo che brucia. Devo averlo. E se non vorrà ti giuro che lo violenterò. Basta. È troppo il tempo trascorso a masturbarmi pensando a lui.” Esce. La seguo. Si dirige verso la camera riservata al figlio. Bussa. Non ottiene risposta. Apre la porta ed entra chiudendosela alle spalle. Proseguo in direzione della cucina. Sento strani rumori. Conosco quei rumori. Sono mugolii di piacere. Entro in cucina. Dio! Che scena. Michelle è seduta, dandogli le spalle, sulle gambe di Pierre ed ha il vestito sollevato fin sulla pancia. Le splendide tette sono libere dal reggiseno e sono strette tra le mani della mia amante e le sta torturando. Non ha le mutande. Ha le gambe divaricate. Il fallo di Pierre è per intero introdotto nella vagina della mia amante. Il grosso fallo di Michelle svetta come un palo della luce. Una mano di Pierre circonda l’alieno e lo stringe. Le dita dell’altra mano sono intente a titillare il clitoride del lei-lui. Michelle sta subendo una penetrazione ed una masturbazione. La mano che stringe il fallo è impegnata in un veloce su e giù. Sono incantata da quella rappresentazione. Sto vedendo un film. L’uomo che fino a pochi minuti prima disprezzava la mia dolce Michelle ora la sta chiavando e le sta dando piacere. È il caso di dire “mai dire mai”; niente è scontato. Tutto può accadere. In quella un grido riempie la stanza. I due vulcani sono in eruzione. Dalla fessura posta in cima al glande di quel possente fallo vengono sparati verso l’alto potenti spruzzi di opaco e denso sperma che vanno a spiaccicarsi, cadendo, sul pavimento. Dalla vagina che si apre sotto il fallo del lei-lui rivoli di magma biancastro superano il tappo formato dal cazzo di Pierre e colano sul pavimento. “Michelle, a quanto mi è dato vedere sembra che la vita ti stia sorridendo. In quanto a te, mio giovane mandrillo, raccogli le tue cose e raggiungi tua madre. Ti sta aspettando nella tua camera. Penso che sia già sotto le lenzuola. Credo proprio che avete un sacco di cose da dirvi.” Pierre mi guarda con occhi colmi di incredulità. Scosta Michelle dalle sue gambe. Tira su il pantalone e si lancia in direzione della sua camera. “Margot. Cosa sta accadendo?” “ Piccola, vieni, ritiriamoci nella nostra stanza. Questa sarà una notte carica d’amore.” Michelle mi guarda con aria interrogativa. Poi guarda nella direzione presa da Pierre. “Margot, non dirmi che Janine ……” “Sì! Stasera la Doc incontrerà per la prima volta Pierre non come figlio, ma come uomo. Piuttosto, tu mi vuoi dire come hai fatto a sedurre il ragazzotto?” “Oh! Non è stato difficile. Per la verità ha fatto tutto da solo. Io mi sono limitata a non oppormi.” “Andiamo in camera. Mi devi raccontare tutto.” “Tu mi racconterai di quanto è avvenuto nella stalla? Mi ha detto che ti ha montata.”

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