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Lei è anche un lui (2)



8 Giugno 2009 Liana    Letto: 111578 volte Lascia un commento Vai ai commenti

Autrice: LianaLeggi altri racconti di questa autrice

Lei è anche un lui 2 | Racconto erotico transessuake

Finalmente nell’elenco telefonico, tra la categoria dei medici ginecologi, un nome attira la nostra attenzione. È una donna. La chiamo al telefono. Mi risponde la sua segretaria. Fisso un appuntamento per il giorno dopo. Alle 19.00 siamo già sedute nella sala d’attesa della dottoressa. Siamo solo noi due. Una porta si apre e una signora seguita da una donna in camice bianco fanno il loro ingresso nella sala. Dopo aver preso commiato dalla sua cliente si rivolge verso di noi. “Prego accomodatevi.” Poi rivolta alla sua segretaria: ”Le signore, per questa giornata, sono le ultime. Se vuoi puoi andare via. Penserò io a chiudere lo studio.” Ci precede. Entriamo nella stanza delle visite. È un ampia stanza arredata con gusto. Una grande libreria piena di libri, una enorme scrivania con due ampie poltrone sul davanti, un grande divano ed, in un angolo, la cosa più brutta e stonata. Una separazione formata da un paravento di tela bianca dietro il quale c’è quello scomodo e brutto lettino ginecologico. “In cosa posso esservi utile?” “Entrambe abbiamo bisogno dei suoi consigli. Per quanto mi riguarda, tenuto conto che sono incinta, vorrei sapere lo stato della gravidanza. Dopo la mia amica esporrà il suo problema a cui sono molto interessata.” “Togliti la gonna e le mutande e accomodati sulla sedia.” “La mia amica può assistere?” La dottoressa guarda prima me e poi Michelle. Con il sorriso sulle labbra mi risponde: “Sì! Può venire anche lei.” Ha capito. In tre ci rechiamo dietro il paravento. Tolgo la gonna e le mutande e salgo sul lettino. Trovo la giusta posizione. Sollevo le gambe e le poggio sugli appositi sostegni. La ginecologa indossa dei guanti di lattice sterilizzati. Si mette tra le mie gambe dilatate. Raccoglie le dita di una mano a forma di cuneo, l’avvicina alla vagina e cerca di introdurla nell’orifizio vaginale. La mia pussy è secca. Mi fa male. Lancio un grido di dolore. La penetrazione non riesce. “Signora, così non posso visitarla. È troppo asciutta. Fantastichi un pochino.” “Dottore, invece di fantasticare la mia amica potrebbe lei aiutarmi.” “Lei è la mia paziente. Non permetterò ad una terza persona di intervenire nella visita. Sarò io stessa a prendermi cura di lei. Spetta a me risolvere il problema.” Non ho il tempo di recriminare che la sua testa è già tra le mie gambe. Sento le dita delle sue mani esercitare una pressione sulle grandi labbra della mia micina. L’alito caldo che le esce dalla bocca investe la vagina. La rovente bocca è poggiata sulla mia pussy. La bollente lingua incomincia a vibrare veloce sulla piccole labbra e sul clitoride. Chiudo gli occhi e miagolo. Sento il clitoride crescere nella sua bocca. Nitrisco. Un primo orgasmo mi raggiunge. Lei non si ferma continua a succhiare il mio clitoride. Apro gli occhi. Michelle è lì a guardare l’azione della lingua della ginecologa sulla mia pussy. Ha lo sguardo eccitato. La chiamo. “Amore. Mettiti dietro di lei.” Michelle mi guarda. Capisce. Si sposta dietro alla dottoressa. Si sbottona i pantaloni e li fa scivolare, insieme alle mutande, sul pavimento. Si sposta di quel tanto per darmi modo di vedere il suo mostro in erezione. “Cara. Sei magnifica. Dai, fatti valere.” Credendo fosse un complimento la dottoressa mi ringrazia. Non sa cosa l’aspetta. Lascio parlare la mia donna/uomo.

Michelle

Dopo essermi portata dietro la ginecologa, allungo le mani e le afferro il camice bianco. Glielo sollevo sulla schiena. Per impedirle di muoversi Margot le ha imprigionato la testa tra le sue gambe. Sotto al camice la doc non porta nulla. Solo uno striminzito tanga le copre la fighina. Mi chino e glielo sfilo. Ha un deretano bianco e liscio come il velluto. Con le mani le dilato le bianche natiche. Il roseo sfintere zigrinato con al centro il buchetto del culo fa la sua apparizione. È un fiore. Avvicino la testa e ancoro la mia bocca a quello splendore. Tiro fuori la lingua e facendola roteare ne lecco la superficie dando, con la punta, degli affondi al centro del buchetto. Ogni volta che centro il buco la doc ha dei sussulti. Una mia mano si avvicina alla sua micia. È completamente depilata. Ha due grosse e polpose grandi labbra. Le piccole labbra non si vedono e neppure il clitoride. Con le dita ne percorro la superficie. Sposto la bocca dal buchetto del culo e indirizzo la lingua sullo spacco che divide le grandi labbra. La doc allarga le gambe. Le grandi labbra si dischiudono dando modo alle piccole labbra, al clitoride e all’uretra di sbucare verso l’esterno offrendosi, nel loro splendore, al mio sguardo ed alla mia bramosia. La mia lingua spazia su quella meraviglia. Le mie labbra cercano le piccole labbra. Le trovo. Le avvolgo. Le sento pulsare. Le mordo. Le lecco. La protuberanza del clitoride attira la mia attenzione. La lingua si precipita a saggiarne la superficie. Il glande del clitoride affiora. Lo accolgo nella bocca. La mia lingua lo avviluppa. Lo lecco. Lo sento crescere. Lo succhio. Do inizio ad un pompino. La doc si agita. Nitrisce. Grida. Da vita ad una sequenza di orgasmi. La mia azione sulla sua figa è incessante. Sento la voce di Margot che mi chiama. “Dai, Michelle, amore. È il momento. Chiavala.” Mi alzo. Prendo il mio fallo con una mano e poggio il glande contro il suo orifizio vaginale. La doc ha un attimo di irrigidimento. Poi capisce che si sta compiendo il rito dell’amore. Si lascia andare favorendo con la rotazione del suo bacino la penetrazione della vagina. Lentamente affondo dentro di lei. Quando il mio monte di venere urta contro il suo culo arresto la spinta e mi chino sulla sua schiena. Le passo le braccia intorno al torace. Afferro i bordi del camice e gli do dei strattoni. I bottoni saltano. Solo il reggiseno separa le mie mani dall’afferrare le sue opulenti mammelle. Glielo tiro via. Le mani si ancorano alle sue tette. Ha grossi capezzoli che si schiacciano contro il centro del palmo delle mani. Le mie tette premono su di lei. I miei capezzoli, duri come il marmo, sembrano volerla perforare la schiena. La doc ha ancora un momento di sbigottimento. “ Cosa sei? Chi sei? Mi stai facendo impazzire. Possenti dei ditemi che non sto sognando. Non ho mai goduto tanto. Ti prego resta dentro di me. Riempimi del tuo amore.” Alzo la testa e vedo il viso di Margot. Sorride. “Amore. Mi auguro che da domani le tue paure spariscano.” “ Margot, le mie paure spariranno solo quando saprà chi l’à chiavata e non inorridisce per essere stata posseduta da una come me.” Lentamente stantuffo il mio alieno dentro la sua vagina che oramai è diventata un lago. La ginecologa non ragiona. Dalla sua bocca escono frasi sconnesse. Una sola parola è chiara e fa capire quando è grande il suo desiderio di tenere il mio alieno dentro di se. “ Ancora! Sì! Ancora! Non smettere.” Le mie mani lasciano le sue tette. Mi raddrizzo e poggio le mani sui suoi fianchi. Aumento l’andatura del dentro/fuori. Una miriade di suoni le escono dalla gola. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. Sento il suo corpo attraversato da scosse. Anch’io sto per raggiungere il mio godimento. Un ruggito mi esce dalla bocca e si fonde con un suo urlo. Insieme godiamo e veniamo. Non so cosa sia, ma di certo so che una serie di fiotti di denso e caldo liquido vengono espulsi dal mio fallo e vanno ad irrorare la vagina della doc miscelandosi ai suoi bollenti umori. La ginecologa ha perso conoscenza. La sua testa è abbandonata tra le gambe di Margot. Lentamente, sfilo il mio fallo da quella splendida vagina e vado a sedermi sulla poltrona.

Mi riprendo la parola.

Grande Giove! Ho assistito ad un amplesso carico di desiderio e di libidine. Michelle è stata eccezionale. La foga messa nel chiavare la ginecologa l’à compensata di anni di frustrazioni per il suo stato. Con me non è stata così piena di libidine. E quando le ha leccato il culo? È stata superba. Sono sicura che l‘avrebbe volentieri impalata. “Michelle.” “Dimmi?” “Ti piacerebbe sodomizzarla?” “Sono stata tentata.” “Perché non lo hai fatto?” “Ho pensato che facendolo le avrei usato violenza. Sarebbe stata una vendetta contro le donne che, dopo aver saputo cosa ero, scappavano. Invece volevo amarla. Tu ti faresti sodomizzare senza il tuo consenso?” “Certamente no!” “Vedi? Se devo farle il culo voglio che ci sia il suo consenso. Continuando sull’argomento, sappi che voglio sodomizzare anche te.” “Davvero vuoi impalarmi?” “Si!” “Ti piacerebbe farlo ora?” Non sento la risposta perché in quel momento la ginecologa esce dal suo svenimento. Ci vuole un bel po’ per portare la sua mente al presente. Si guarda e vede il camice aperto e lei dentro senza mutandine e reggiseno. “Cosa è accaduto?” “Hai fatto sesso prima con me e poi con la mia amica e da quello che ho visto ti è piaciuto molto.” Si gira verso Michelle, che ha ancora il fallo turgido. “La tua amica è un transessuale?” “No! È una donna ed è anche un uomo. È l’una e l’altro. Insomma è un ermafrodita.” “Stai dicendo che è anche donna? Ha gli organi genitali femminili? Non ci credo. Chi mi ha posseduta è un uomo. Ho sentito benissimo gli schizzi di sperma innaffiarmi la vagina.” “ Vedere per credere. Michelle, ti prego, vieni a prendere il mio posto. La doc vuole vedere la tua micina.” Michelle si alza e viene a posizionarsi sull’orribile lettino. La ginecologa si avvicina e guarda. Il suo viso assume una espressione di sorpresa. “Sapevo che esistete, ma mai avrei creduto di vederne una o uno. Il colmo è stato essere posseduta e mi è anche piaciuto. Mia cara, sei una meraviglia. Conosco molte donne che farebbero carte false per essere montate da un essere come lo sei tu. Come o cosa devo fare per averti ancora nel mio letto?” “Ehi, doc. datti una calmata. Michelle è la mia amante. Non ti permetterò di portarmela via.” Guardo Michelle. “Amore mio. Hai sentito? Ci sono donne che se ne infischiano di quello che sei e accetterebbero di farsi cavalcare da una ermafrodita. In questa stanza ce ne sono già due.” “Margot. Le donne di cui parla la doc mi farebbero entrare nel loro letto per pura vanagloria. Io, invece voglio essere amata per quella che sono.” “Scusate se interrompo la vostra discussione. Michelle. Sappi che io ti voglio per quello che sei. Prima, quando eri dentro di me, quando mi hai posseduta ti ho amata. È anche vero che non sapevo chi tu fossi. Ma, dopo, quando ho visto cosa sei, ho espresso il desiderio di averti ancora nel mio letto. Non l’ho fatto per poi vantarmi di essere stata posseduta da un ermafrodita. Sono sincera. Mi hai conquistata. Desidero che tu mi ami come ami la tua amica. Ed ora posso sapere la vera ragione per cui siete venute da me?” “Presto detto. Io sono incinta e desidero che tu mi visiti, ovvero che tu completi la tua visita. Voglio sapere se la gravidanza procede nel modo giusto. “ “È tutto?” “No! Voglio che tu, o per mezzo tuo, mi fai conoscere se la mia adorabile Michelle è in grado, tenuto conto del suo essere, di ingravidarmi? Vorrei che il padre del mio prossimo figlio fosse lei.” “ Per il grande Odino! Ti sembra che questa sia una richiesta da niente? Stai chiedendo di andare nello spazio con mezzi che ancora devono essere scoperti.” “Posso farti una domanda?” “Certo!” “Tu puoi avere figli? In questi giorni sei nel tuo periodo fecondo? Se, diciamo tra un mese, ti accorgi di essere incinta abortiresti?” “Certo che posso procreare. Si! Sono nel mio periodo fecondo. Se fossi incinta? No! Di sicuro non abortirei. Cosa centra questo con la tua richiesta? … Oh!… No!” “Vedo che hai capito. Michelle ha scaricato dentro il tuo ventre il suo liquido che mi auguro sia seminale. Cara la mia ginecologa, se accadrà, come io spero, potrai vantarti di essere stata ingravidata da una ermafrodita. Avrai un figlio dalla mia dolce, bella, adorabile Michelle. E tu, amore mio, scendi da quella odiosa sedia. Vienimi vicino. Guarda la donna che, forse, ti renderà padre. Abbracciala. Falla tua ancora una volta. Spargi il tuo seme dentro di lei. Voglio vederti quando la prenderai.” La ginecologa ha lo sguardo perso nel vuoto. È scioccata per le cose che ho detto. La mia amante le si avvicina. Si porta alle sue spalle. Le sfila il camice facendola restare completamente nuda. Ha un bel corpo. Di media statura. Ventre piatto. Bruna. Occhi grandi. Bocca con grandi labbra. Una terza taglia di seno. Capezzoli che sono due succosi e grandi rossi lamponi. Due gambe affusolate. Un culetto niente male. È una bella e piacente donna. La doc esce dal torpore mentale. Si gira verso Michelle. La fissa negli occhi. “ Non so se hai già colto nel segno. Voglio solo dirti, e lo dico anche alla tua amante, che se così è stato così sia. Sarò ben felice di darti un figlio. Non farò niente affinché ciò non possa accadere.” Le prende la mano e la guida verso il lettino ginecologico. Vi sale sopra e si posizione come se dovesse farsi visitare. Allunga le braccia verso Michelle. “ Vieni. Non c’è migliore test di questo per sapere se sei in grado di avere figli. Entra nel mio ventre e scarica in esso il tuo dolce seme. Riempimi. Fammi tua ancora una volta.” Michelle, bella nella sua nudità, si pone tra le cosce dilatate della doc. L’ariete che le sbuca tra le gambe è pieno di superbia. Mi avvicino. Lo prendo con una mano e lo guido verso l’entrata del meraviglioso antro. La punta del glande inizia ad entrare. Michelle è lenta nella sua azione di penetrazione. La doc incomincia a mugolare. Vedo l’alieno che, lentamente, si fa strada verso l’interno. Sono ipnotizzata da quella fantastica scena. Porto la mano fra le mie cosce e con le dita cerco il clitoride. Lo sottopongo a lunghe e lente carezze. Il mostro di Michelle ha completato la sua penetrazione. È tutto dentro. Michelle si abbandona sul corpo della donna che è sotto di lei. La doc l’abbraccia e la stringe contro il suo petto. Le sue mammelle si incontrano con quelle della mia amante. Gli occhi dell‘una sono puntati negli occhi dell‘altra. “Oh! Michelle! Amami. Lascia che nel tuo cuore ci sia spazio anche per una come me. Dopo questa sera io non sarò più la stessa. Ti ho già promesso che qualora restassi incinta di te ti renderò padre. Non abortirò. Vuoi altro? Chiedimi quello che vuoi e te la darò.” “Prima, quando ti ho leccato il buco del culo ho sentito che ti è piaciuto. Ti lasceresti sodomizzare?” “Desideri impalarmi? Ti piace il mio culo? Vuoi farmi il culo? E sia. Che il tuo alieno visiti pure il mio culo. Ti pongo una condizione. Convinci la tua amante ad accogliermi nella vostra casa.” Michelle gira la testa verso di me che, allucinata, sto ancora guardando il punto di contatto dei due pubi. Mi lancia uno sguardo interrogativo. Le faccio un segno affermativo con la testa. Sorride. Ritorna a guardare la doc. “Prima di andare via, ti lasceremo il recapito dove potrai raggiungerci. Vieni quando ti senti pronta. Ti accoglieremo a braccia aperte.” Non le da il tempo di rispondere. Le artiglia le mammelle e le strizza. Le dita delle sue mani le torcono i capezzoli. La doc urla dal dolore e mugola dal piacere. Michelle incomincia a stantuffare il suo pistone nella bollente caldaia della sua partner. Il ritmo è lento. Il corpo della doc si contorce sul lettino. I nitriti sono più frequenti. Il ritmo aumenta. Vedo parte del tronco del poderoso muscolo cavernoso entrare ed uscire sempre più velocemente dalla vagina della doc. Anche il movimento della mie dita sul mio clitoride è diventato più veloce. Poi un esplosione di urla invadono lo studio ginecologico. Io esplodo eruttando umori nella mia stessa mano. Michelle spara raffiche di sperma nella vagina della doc allagandola. Quando ritiene di aver depositato tutto il suo seme nella sorgente di vita, sfila il pistone dalla caldaia, esce dalle gambe della doc, e si avvicina a me che sono ancora inginocchiata. Prende il fallo con una mano e lo avvicina alla mia bocca. “Vorresti pulirlo?” Non mi faccio ripetere l’invito. Apro la bocca e caccio la lingua. Sotto lo sguardo libidinoso della doc do inizio all’operazione pulizia. Lecco quel mostro percorrendo con la lingua tutta la sua lunghezza e tutta la sua circonferenza. È pieno di umori frutto della miscela di liquidi creatasi dal deposito del suo sperma e di quello della doc nell’orifizio vaginale di quest’ultima. È una delizia. La pulizia si trasforma in un pompino. Alzo gli occhi e li punto negli occhi di Michelle. Apro la bocca e accolgo nella mia cavità orale il mostro. Con la punta della lingua gli stuzzico il glande. Lo succhio. L’alieno entra ed esce dalla mia bocca. La sto chiavando con la bocca. Le mani di Michelle sono sulla mia testa. Ne fermano il movimento. Le sue gambe si irrigidiscono. Un ruggito riempie la stanza. Lunghi ed abbondanti fiotti di dolce sperma vengono sparati nella mia bocca. Con la lingua li schiaccio contro il palato. Ne catturo il sapore e poi li ingoio. Michelle è inesauribile. Ha goduto per ben tre volte nello spazio di pochissimo tempo. Due volte ha scaricato il suo liquido nel ventre della doc ed una volta ha dissetato la mia arida gola. Quando mi convinco che il magnifico è del tutto prosciugato lo faccio uscire dalla mia bocca. Mi rimetto in piedi. “Tesoro è ora di andare.” Ci rivestiamo e prima di salutare la doc le lascio il recapito dicendole che già dal giorno dopo una camera nella mia casa sarà pronta per accoglierla. Ci dice che porterà con se anche suo figlio. “Vi aspetteremo”

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