Addio al nubilato



16 Ottobre 2008 LaPassiflora    Letto: 293818 volte Lascia un commento Vai ai commenti

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Addio al nubilato | Racconto erotico tradimenti

«Ti chiedo scusa. Mi dispiace».

Non c’è giustizia per gli amanti. È una regola bastarda ma non preoccupa quanto male si fa all’altro.
Non c’è perdono. Con buona pace non si spiega, non si perde la faccia.

«Mi dispiace averti fatto male. Scusami!». Non pensavo di ferirti così tanto.
Amore è una parola magica, liberatoria, facile da pronunciare. Avevamo scelto di abolirla dal vocabolario.
Soltanto la nostra carne urlava. Sopraffatti dalle sue percosse non abbiamo conosciuto altro.
La carne è stata una padrona premurosa, tangibile il suo ruolo. Con attenzione ci procurava affetto.
La carne si impone.
Che sia maledetta! Lei ti ha trovato. Lei ha avuto bisogno di te.
Ma quando in gioco non ci sono sentimenti la sua leggerezza è insostenibile.
Viene fuori tutta, sensuale, con uno stato di grazia cambia spessore alle cose.
L’amore diventa impalpabile, rimane al confine tra le parole non dette e l’esistenza fisica dei corpi.
Noi siamo stati una coppia clandestina. Incontri che non c’erano mai perché non c’era tempo e non c’era modo. La sofferenza degli amanti che si difendono senza attacchi dell’amore.
Meglio il bisogno travolgente dell’altro, l’esigenza di vederlo e di toccarlo. C’era tutto nella corporeità.
Nella passione.
L’ideale corrisposto pienamente, quasi fosse un caso, ovunque andasse la ricerca. L’altro era una nostra proiezione, desiderio e innanzitutto amore di sé.
Tanta leggerezza e il cervello ha trovato soddisfazione, ha incontrato la persona giusta.
Finché «basta, non voglio più vederti…», ti alzi un mattino e pronto e imbandito sul tavolo trovi un caffè inacidito e un cartone di latte scaduto.
Senti che il cuore non ha più lo stesso ritmo mentre i ricordi balzano agli occhi, pesanti come mai avresti creduto.
Ecco qua, pensi, l’altro è il fortunato, il biglietto vincente.
Detesti che non sia successo prima, perché adesso sapresti cosa dire. Invece è il tempo a decidere dove andare e l’amore, questo sconosciuto, cominci a capire che faccia abbia soltanto quando ti blocchi alle mie parole.
Al momento non sai più nemmeno chi sei.
Non resisti, la paura ti fa impazzire e hai troppa voglia di toccarmi. Vuoi subito baciarmi.
Mi baci.
Sentire il tuo corpo vicino, la passione che scorre, il tuo respiro. È un momento straordinario e il sentimento si fa largo come da tempo gli sarebbe piaciuto ma non è mai successo. La carne ride del nostro incontro predestinato. Ma è tardi.
Il cielo ondeggia pericolosamente mentre mi rigiro e scappo.
Raggiungo l’altro lato della strada e sembra che i tuoi occhi abbiano un colore diverso. Una nota estenuante e indimenticabile.
La sensazione del tuo abbraccio è ancora così viva, sento il tuo profumo, il desiderio non sparisce eppure «questa volta non voglio!», spalanco la bocca e improvvisamente soffia un vento freddo. Me ne sto andando.
Ho fretta, la tua voce ancora dietro, me ne accorgo mentre corro.

Quando la notte torno a casa, da lui, voglio solamente dimenticare; ma ancora ci sei tu nel letto insieme a me.
Una dolcezza infinitamente triste.

  1. RedSky
    14 Aprile 2010 a 21:33 | #1

    Meraviglioso!

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