Vacanze



2 Luglio 2008 Sibilla    Letto: 48328 volte Lascia un commento Vai ai commenti

Autrice: Sibilla – Leggi altri racconti di questa autrice

Vacanze erotiche | Racconto erotico orgia

Sullo spiaggione di San Vincenzo che si perde all’orizzonte contornato dall’ombrosa pineta, soffia una dolce brezza mentre la famiglia Chiari, Sara, Alessandro, la ragazza Clio e il bimbo monello Giona, s’accomoda dopo lunga peregrinazione, in zona tranquilla. Sara sistema la borsa frigo mentre Alessandro, sudando, conficca due spuntoni per gli ombrelloni. Il sole impavido trasforma il calmo mare in un luccicante collier di perle solcato da piccole barche dalle vele variopinte. Giona è già in acqua a dispetto delle raccomandazioni, mentre Clio prosegue nella sua imbronciatura per la lontananza del fidanzatino. Alessandro spalma l’unguento solare sulle spalle della moglie attardandosi sui lati dei generosi seni mentre Clio è sprofondata nel suo I.pod. “ Ma che fai?” gli sussurra arrossendo “Tocco le tettone più belle del mondo” gli sussurra baciandogli un lobo e facendola fremere come una piuma. “Ma dai che ci sono i bimbi!”, e infatti rientra a grande velocità Giona, si fornisce di pallone e secchiello e riparte, sollevando getti di sabbia, verso la battigia, senza degnarli d’uno sguardo. Clio s’alza e sdegnosa s’incammina, immersa nei suoi tumultuosi pensieri, verso il promontorio dello Stellino. “Dove vai?” le domanda Sara “Ma sù lasciala andare che si sfoga con una camminata, e poi ti devo parlucchiare.” le dice con quella vocetta suadente che prelude argomenti spinosi. “Hai pensato a quella coppia di Livorno?” “Ancora?” “Ma dai ciccia è così tanto pour parlez, lo sai che ci fantastico spesso.” “Lo so, lo so ma a me non va!” “Ma sei mi hai confessato che ti piacerebbe farti accarezzare da una donna!” ribatte l’uomo agguerrito. “Ma sono solo fantasie; quando mai ti ho riferito questo pensiero!” “Dai ciccia bella, bella, fatti baciare quelle belle pesche da Lucia!”. “Lucia? Ah sai già il nome!” “Ma certo, lo sai che ci ho chattato dall’ufficio più volte!” “Più invecchi e più diventi un porcello!” “Ma darling io adoro solo te, pendo dalle tue carnose labbra: è solo che mi piacerebbe vedere 2 amazzoni che si sfiorano.” “Vabbè, vai a mettere la crema a Giona.” replica distratta Sara. L’abbondante acqua bevuta per contrastare la calura, ha fatto venire un impellenza a Sara, per soddisfare la quale si dirige nella fitta pineta, alle spalle della spiaggia. Cerca, come al solito, attentamente un posto appartato e comincia ad urinare quando un leggero lamento le fa alzare gli occhi, ruotare la testa e un grido soffocato le sfugge; a pochi metri da lei 3 uomini, tutti nudi, uno in piedi con il pene nella bocca d’un altro in ginocchio mentre il terzo lo penetra da dietro. Rimane paralizzata dalla visione e non riesce a fare quello che avrebbe voluto: fuggire! Sa che poco più in là vi è una spiaggia di nudisti della quale parlano in termini poco ortodossi, ma questi devono aver sconfinato. I tre, come se nulla fosse, continuano ad amarsi fino all’orgasmo, quasi sincronico. Sara, ancora chinata con il costume alle caviglie è inebetita. Uno dei 3 si avvicina, un giovane trentenne, molto prestante; gli porge una mano per aiutarla ad alzarsi, mano che Sara rifiuta alzandosi goffamente mentre si copre con il costume. “Scusaci se ti abbiamo disturbata, ma eravamo già qui quando sei arrivata e pensavamo d’essere ben nascosti.” dice sfoderando un sorriso dolce. Sara si sforza per non guardare il corpo nudo dell’uomo anche se una frenesia a lei sconosciuta, la scuote come un relitto nella tempesta. Giungono gli altri uomini e i 3, dopo averla salutata, si allontanano chiacchierando come nulla fosse; ad un tratto quello dal sorriso candido si volta e le dice:”Domani, se vorrai, saremo ancora qui.” e sparisce tra i tronchi dalle fragili cortecce. Sara torna sconvolta all’ombrellone dove l’attende Alessandro preoccupato: “Stavo per venirti a cercare!” le dice accigliato “Nulla caro, mi sono spaventata perchà© qualche animale deve essere passato nelle vicinanze.” Il sole s’abbassa all’orizzonte e le tinte s’imporporano; Giona corre ancora come un cavallino sul bagnasciuga, Clio è tornata più sorridente; è ora di tornare a casa. Una cena rilassante al Podere Tuscanio, un gelato in paese e tutti a dormire: tutti tranne Sara, che fissa il soffitto, solcato dalle travi d’abete, fino a notte fonda! L’indomani Alessandro vorrebbe fare una gita a Livorno e Sara capisce bene perchè Giona però, supportato validamente da Clio che deve aver conosciuto qualcuno in spiaggia, costringono Alessandro ad un mesto ritiro. Sara, combatte aspramente contro sà© stessa, giungendo perfino a perorare, con poco trasporto, l’itinerario del marito, ma i figli vincono e tutti raggiungono la spiaggia dove erano il giorno prima. Alessandro, ringalluzzito dall’appoggio di Sara sulla gita a Livorno, pregusta già momenti a luci rosse e, nel pieno del sua allegria, stringe amicizia con tre giovani che solcano le onde con le loro tavole da Kitesurfing mentre Giona scorazza con dei bimbi di una famiglia romana poco distante. La madre, una ragazza molto attraente, lasciata sola dal marito accorso al forum intorno ai surfisti, si avvicina e con molta disinvoltura inizia a chiacchierare. Sara, solitamente molto socievole, prova un moto di stizza che si riverbera nella sua espressione e nelle sue risposte lapidarie che non scalfiscono la loquela della romana. Sara è combattuta tra spettegolare con quella simpatica ragazza e sparire tra le chiome dei pini marittimi. Fissa l’orologio che segna il momento e, rossa in viso, annuncia alla sua interlocutrice che gli scappa la pipìquesta, in ossequio alla regola ferrea che non vede mai una donna recarsi alla toilette da sola e che Sara ha scordata, le risponde: “Vengo anche io!” e senza aspettare urla al marito di curare i piccoli! Sara ormai non può più agire e si dirige a capo chino verso la pineta seguita dalla pimpante ragazza. Prende il sentiero a destra anzichà© quello a sinistra del giorno prima; è infuriata con quell’impicciona ma, soprattutto con sà© stessa, a causa di quella frenetica curiosità che la pervade e che non riesce a controllare. Dovrebbe essere contenta di questo disguido che, come un segno esoterico, le impedisce di raggiungere il trio, ma non lo è! Raggiungono una piccolissima radura circondata da cespugli di lentisco odorosi e Sara domanda: “Vai tu?” “Perchà© non possiamo farla insieme? Non avrai vergogna?” esclama sorridendo, con quella faccia da cabarettista, la ragazza. Sara, ormai in balia degli eventi, entra nello spiazzo e attende; l’altra si sfila il costume intero mostrando una piccola striscia di peluria bionda sull’inguine e un seno piccolo ma proporzionato; si china e, fissandola, inizia a orinare. “Non ti scappa più?” le chiede sorridendo Sara, sforzandosi, si abbassa il costume ponendosi di fianco rispetto alla vista della ragazza e si china senza riuscire a fare nulla. La ragazza finisce e si accarezza le labbra vaginali come rapita da un rito dionisiaco mentre Sara finge di non accorgersi; lei si passa le dita sulla lingua ansimando, poi si alza si inginocchia dietro Sara e le scopre i seni accarezzandogli i capezzoli. Il suo respiro accelerato pulsa nelle orecchie di Sara che cade sulle ginocchia inerte. Le mani della ragazza le accarezzano la base del seno per poi giungere a pizzicargli i capezzoli. Una mano percorre il ventre ansimante di Sara e giunge tra le cosce mentre lei, completamente abbandonata, inizia a orinare. La ragazza sembra impazzita; le affonda le dita nella vulva facendosi inondare la mano dal getto caldo che poi succhia avidamente vicino al viso di Sara. Quest’ultima gronda sudore e la sua vulva sembra ormai una enorme caverna; ruota il corpo immergendo le ginocchia tra gli aghi di pino bagnati e accarezza il seno alla giovane che si masturba con veemenza. Tutto sembra ormai destinato al trionfo della poetessa Saffo fintanto che un saluto ironico non le distrae. Dietro i lentischi brilla il sorriso dell’avvenente ragazzo di ieri che scusandosi dell’intrusione esclama: “Dei rumori interessanti hanno prevalso sulla mia riservatezza” La ragazza, per nulla spaventata, si alza e gli tende la mano; lui entra, nudo, e si sorridono. Come se si conoscessero da anni si abbracciano e, mentre lui le massaggia le natiche, lei gli lambisce con la lingua i capezzoli. Sara, ancora in ginocchio, sembra paralizzata; tenta di riconquistare la posizione eretta coprendosi i seni con le braccia quando s’accorge che sono giunti anche gli altri due uomini. La ragazza lancia gridolini di gioia mentre si abbassa a guardare da vicino il pene del ragazzo, gli altri due si avvicinano a Sara. Il bivio! Abbandonarsi o fuggire? S’abbandona! Un uomo si sdraia stoicamente sugli aghi di pino mentre l’altro gentilmente invita Sara a sedersi sopra; il suo pene è già eretto, violaceo, pulsante; le entra facilmente provocandogli degli scossoni di piacere; l’altro le accarezza i seni che vibrano sulle spinte del coito mentre lei ad occhi chiusi continua a spingere. La ragazza è presa da dietro e ansima come un mantice; Sara, sente il membro del secondo uomo sulla schiena e chinando all’indietro la testa lo invita a mostrarsi. Gli sugge il prepuzio con voluttà , come fosse una delicata madeline, mentre l’uomo si contorce. La ragazza sente l’orgasmo del giovane arrivare e si prepara con il viso mentre il secondo uomo, sempre con estrema delicatezza si pone dietro Sara. L’intesa è tacita e lei si china verso il viso dell’uomo sdraiato scoprendo le terga che vengono penetrate facilmente. Tutto dura poche decine di secondi e l’erotismo di quei corpi esplode in migliaia di cellule di piacere sublimandosi con la bellezza del creato loro intorno. Si puliscono con dei fazzolettini mentre i 3 si congedano con inchini; tornano sulla spiaggia in silenzio, barcollanti, mentre i mariti stanno provando il Kitesurfing con esiti esilaranti. I bimbi stanno benone e loro anche. Quella sera, alla domanda: “˛Quando andremo a Livorno amore?” Sara, sorridendo risponde. “˛Presto caro, presto.”

  1. Giusy
    8 Ottobre 2009 a 21:31 | #1

    allora premettendo che l’idea dell’orina l’adoro, perchè anche io ne sono una cultrice, devo dire che questo racconto per quanto interessante ha un linguaggio del tutto inadeguato…il sesso è sporco, ci piace essere trattate da puttane quindi diamoci dentro e pisciatemi in bocca:P

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