Amici di Università
Ogni tanto ci piaceva trascorrere una serata con Franco ed Irma. Ci eravamo conosciuti ai tempi dell’università e d’allora eravamo soliti andare a mangiare qualcosa insieme ogni due o tre settimane. Non li vedevamo già da due mesi e fu per me un piacere mettermi in contatto con Franco per invitarli a cena da noi. Lo trovai entusiasta dell’invito e mi assicurò che sarebbero arrivati presto e non come facevano di solito e cioè con almeno un’ora di ritardo. In effetti quando si presentarono sia io che Carla non solo non avevamo neppure apparecchiato, ma non avevamo neppure finito di vestirci. Sia lui che lei erano talmente radiosi che era un piacere vederli. Però erano strani. Per tutta sera ebbi l’impressione che volessero dirci qualcosa ma che non ne avessero il coraggio, poi mi accorsi che cercavano di vedere l’aspetto erotico in ogni discorso che veniva affrontato. E venne fuori la verità. Si era parlato in giro della visita di zio Nicola e molti nostri detrattori avevano anche supposto (d’altronde era proprio la verità) che forse Carla si era divertita un mondo. Irma glielo chiese di brutto muso e Carla, con il suo solito sorrisino da troia, le rispose che in effetti il vecchietto si era dimostrato veramente in gamba e cominciò a raccontare ai nostri amici le avventure passate. L’atmosfera si era caricata di una tale tensione emotiva che io riuscivo a sentire l’odore che ognuno di noi emetteva dal proprio sesso: la voglia ci stava prendendo e stavamo aspettando che qualcuno facesse il primo passo prima di esplodere. Ma non successe nulla. Proposi di passare al gelato e mentre suggerivo a Franco di accompagnare Carla nell’andarlo a prendere nel frigo della dispensa, chiesi ad Irma di aiutarmi a sparecchiare. Avevamo già nettato la tavola che i nostri coniugi non erano ancora rientrati dalla dispensa. Allora, guardando Irma negli occhi, le dissi che probabilmente non ci sarebbe convenuto andarli a cercare. Lei, invece, con un sorrisino mi convinse che era proprio il caso di andare a vedere cosa stessero facendo. E li trovammo come ci immaginavamo. Carla si teneva su la gonna con le mani, aveva le mutande abbassate all’altezza delle caviglie e si stava facendo sbattere da Franco che aveva solo la patta sbottonata e dalla quale usciva un cazzo magnifico. Erano talmente infoiati che non si accorsero neppure che eravamo lì a guardarli, continuando a sbuffare come due maiali. Lui le aveva fatto uscire le tette dalla scollatura e le stava succhiando i capezzoli. Noi ci ritirammo appena in disparte per non turbare la loro scopata e facendo così, Irma si era leggermente incurvata in avanti, interessata comunque a sbirciare attraverso la porta. Io, che le ero di spalle, le toccai le natiche e, vedendo che non si era assolutamente scomposta, le alzai la gonna. Indossava delle mutandine bianche che presentavano, sicuramente per l’eccitazione che stava provando, una macchia scura in prossimità del suo sesso. Gliele abbassai e vidi che era proprio un cumulo di sperma che si era depositato sul fondo degli slip. Quando la toccai con le mani, sentii non solo che era veramente bagnata, ma che era oltretutto molto gonfia: aveva la figa che stava per esplodere. Mi sbottonai, avvicinai il mio bigolo alla sua fregna e cominciai a strusciarla senza veramente entrare. In realtà la stavo masturbando con il cazzo ed a lei doveva piacere molto; stava miagolando e sborrando come una troia in calore, ma allo stesso tempo non distoglieva lo sguardo da mia moglie e suo marito che si stavano ingroppando. Mi spostai leggermente anch’io per poter vedere meglio cosa stessero facendo quei due: Carla aveva le braccia attorno al collo di Franco e, mentre stava subendo dei forti colpi da quell’uomo che sembrava le stessero spaccando la figa, cominciò ad urlare che veniva e che voleva sentire la sua roba dentro di sé. Furono forse le parole di Carla, fu, forse, la lenta masturbazione del mio cazzo sul suo clitoride, sta di fatto che cominciò a vomitare un sacco di parolacce intervallate da dei “vengo” che sottolineavano il suo imponente ed acuto orgasmo. Anch’io non ce la feci più a trattenermi, le allargai le gambe e con un colpo lento ma inesorabile le piantai il cazzo nella figa proprio nel momento che cominciai a venire: le riversai una gran quantità sborra nella vagina, riempendola, se mai fosse stato possibile, ancora di più di sperma, mischiando la mia con la sua. Quando le sfilai il cazzo, questi era ancora duro come se non avessi avuto alcun orgasmo. Irene che si era accorta di questa mia continua erezione cominciò a prenderlo in mano e a farmi una sega. Eravamo ancora lì in piedi, lei con il mio uccello in mano, che uscirono dalla cucina Franco ed Irene. Si accorsero solo allora che avevamo origliato alla porta e che avevamo visto tutto. Carla per nulla intimidita e, se non altro, per sfruttare la situazione, cominciò ad incitare Irene e dirle come era brava a fare le seghe, come era bello il mio cazzo e soprattutto come era bella lei così arrappata mentre mi masturbava. Carla iniziò anche a toccare l’amica e a baciarla sul collo, poi, mentre Irene non si era mai fermata con me, le sollevò la gonna e, mettendosi in ginocchio, prese a baciarla sulla pancia e sulla figa. Anche Franco si era unito a Carla e si era inginocchiato. Solo che invece di baciare la moglie, aveva sovrapposto la sua mano a quella di Irene in modo da segarmi anche lui. Anzi aveva la faccia talmente vicina al mio uccello che la moglie glielo spinse vicino alle labbra e lui, invece di ritrarsi, aprì la bocca e si mise in gola la mia cappella. La scena era incredibile: Irma, in piedi, che veniva leccata e masturbata da Carla, continuava a tenere in mano il mio cazzo che era ciucciato da Franco. Iniziò a dire che non voleva lasciarlo, voleva sentire quando io mi sarei liberato nella bocca del marito e facendo così io non riuscii più a trattenermi e cominciai ad emettere dei fiotti di sborra nella gola di Franco. Quel porco deglutiva tutto e sembrava anche con grande ingordigia: non doveva essere sicuramente la prima volta e, da come si muoveva Irma, neppure per lei doveva essere una novità. Come al solito, chi ruppe il silenzio fu Carla che, dopo aver fatto impazzire Irma leccandole la figa, disse che si era accorta che io avevo riempito non solo Franco ma anche sua moglie perché aveva distinto il mio sapore nella sborra che fuoriusciva dalla fregna di Irma. Fu difficile dire agli altri di smettere di fare sesso e di andare a mangiare il gelato. Inizialmente non ne volevano sapere, ma io feci capire che lo avrebbero fatto senza di me: non sapevo come fare nei riguardi di Franco, ero sicuro che avrebbe voluto continuare i suoi giochi erotici da pederasta ma io avevo una paura matta nell’affrontarli.
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