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Renèe



8 Marzo 2009 Liana    Letto: 215298 volte Lascia un commento Vai ai commenti

Autrice: LianaLeggi altri racconti di questa autrice

Renèe | Racconto erotico etero

Prendiamo l’auto e andiamo. Raggiungiamo il posto. C’è un insegna che indica che si tratta di un club privato e vieta l’ingresso ai non soci. Scendiamo dall’auto e consegniamo le chiavi ad un ragazzone in divisa. All’ingresso ci sono due altri ragazzi con la stessa divisa che alla vista delle nostre tessere ci aprono la porta e ci fanno entrare. Siamo in una hall fantastica. Un gioco di luci fa sì che l’ambiente sia caldo ed accogliente. Ci sono poltrone dovunque e molti specchi. Una fontana è al centro della sala. Si sente una musica sottofondo. È il bolero di Ravel. Quando lo sento mi eccito. Un ragazzo si avvicina e ci invita alla reception. Avverto la presenza discreta di altri ragazzoni. Mi colpisce la loro serietà. Nessuno di loro, al nostro passaggio, ha dato segni di libidine. Devono essere allenati. Dietro al banco ci sono tre bellissime ragazze coperte da un abito di velo nero semitrasparente. In trasparenza si notano il reggiseno e gli slip neri ed un’altra, vestita allo stesso modo, è seduta al centralino telefonico. Una delle ragazze ritira le nostre tessere e i nostri documenti. Ci dice che li restituirà quando saremmo uscite. Ci consegna una chiave e ci indica l’ingresso dello spogliatoio. Noto che un lato è stato attrezzato a bar. “Ragazze avviatevi, vado al bar a bere una coppa di champagne e poi vi raggiungo.” Vanno verso gli spogliatoi ed io vado al bar. Mi siedo su uno sgabello e ordino da bere. Una ragazza in bikini prende l’ordinazione e mi dice di accomodarmi su una poltrona che subito sarò servita. Vado verso una poltrona e mi siedo. Dopo un minuto arriva la ragazza con un contenitore pieno di ghiaccio con dentro una bottiglia di champagne e due coppe di cristallo. “Con i saluti della casa.” Guardo le coppe e mi guardo in giro. Possibile che ci sia qualcuno che mi conosce. Infatti è così. Una voce alle mie spalle. “Andrea. Finalmente. Ho sempre sperato che diventassi nostra socia. Non potevo proportelo io. Tu sei una presenza indispensabile per il nostro club.” Mi giro e vedo una donna, deve avere non più di quarant’anni, avvenente anche lei in un bikini bianco che copre il suo triangolo di peli e raccoglie il suo abbondante seno. Le sue tette sono grandi come due meloni. Sono enormi. Il reggiseno fatica a sostenerle. È una bionda nordica. Porta occhiali da sole. Li toglie. La riconosco. È l’architetta che ha ristrutturato la mia villa. È anche mia cliente in palestra. Si chiama Renée ed è bella. Piace agli uomini ed anche a me. Mi alzo. L’abbraccio e la bacio. “Renée, non pensavo di trovarti qui. “Andrea, io gestisco questo club e sono il socio di riferimento.” “Avrei dovuto riconoscere il tuo stile.” “Cosa ti ha condotto qui?” “È stata mia figlia. Tutto è nato da una sfida tra me, sua sorella e lei.” “Stai parlando di Olimpia. Venne con il suo ragazzo. Non l’accettammo perché, anche se ha un corpo da donna, è minorenne. Io non ero presente ma non l’avrei comunque fatta entrare.” “Quello non era il suo ragazzo. Era Kimi, il suo fratellastro, il figlio di Federica. Adesso è qui con me e sua sorella. Sono andate negli spogliatoi.” “Eppure dalle effusioni che si facevano mi è parso di vedere del tenero tra loro due. Vedrai, starai bene. Adesso va pure tu. Ci vediamo a pranzo. Sarete mie ospiti. Il regolamento è che oltre questa sala si circola integralmente nudi.” Mi alzo e vado agli spogliatoi dove trovo Federica e Olimpia, nude, che mi aspettano. Federica è sempre uno spettacolo vederla nuda. Entro nel camerino a noi riservato e mi spoglio. Esco e dopo i complimenti di Federica sul mio corpo ci avviamo. Le frecce indicano il percorso che è diverso da quello in cui siamo entrate. Un corridoio ci porta diritto verso un ascensore. Le pareti del corridoio sono di vetro brunito. Di quelli che si vede verso l’esterno e non si è visti. La veduta è su un ampia insenatura circondata da pareti di roccia a picco sul mare. Lungo il perimetro che delimita la concessione è installata una recinzione in muratura alta tre metri nascosta da piante d’edera. Ogni dieci metri vi è un palo con in cima due telecamere. Una guarda verso destra e l’altra verso sinistra. Entriamo nell’ascensore. C’è una ragazza, nuda, che espleta il servizio di ascensorista. È carina. Ha un bel seno. La sua pussy è coperta da una folta peluria nera. Arriviamo al piano terra. Le porte scorrono e usciamo. Ci troviamo su un’ampia spiaggia formata da minuscoli sassolini di natura vulcanica. La spiaggia e divisa in piazzole. Al centro di ognuna vi è un grande ombrellone sotto il quale vi sono quattro lettini che possono trasformarsi in altrettanto sdraio. Il posto è affollatissimo. Non pensavo che ci fosse tanta gente che pratica il nudo integrale. C’è gente di tutte le età. Donne e Uomini. Ragazzi e ragazze (certamente sono figli di persone che frequentano il posto), Giovani, Adulti e Anziani. Tutti stesi al sole o in acqua. Una ragazza anch’essa nuda ci accompagna al nostro ombrellone. Sento molti occhi che ci stanno osservando. Non può essere che cosi. Siamo nuove del posto. Chiedo alla ragazza se gli addetti sono tutti nudi. “Si, signora Andrea, siamo tutte donne e siamo sempre nude. Solo le e gli assistenti ai bagnanti hanno il costume ma non sono sulla spiaggia. Loro sono su gommoni e stanno al largo. Hanno l’ordine di non fare accostare estranei alla spiaggia.” “Mi conosci? Chi sei” “Conosco anche sua figlia. Buongiorno signora Federica. Sono la figlia della vostra ginecologa. Vi ho viste allo studio di mamma. Nude siete una favola. Questa qui è un’altra vostra parente. È bellina.” “Anche tu sei uno spettacolo. Si è mia figlia Olimpia. Dimmi ci sono molte ragazze del posto che fanno le addette.” “No, signora. Molte, la stragrande maggioranza, non sono italiane. Sono qui come turiste. Lavorano e si pagano le vacanze. Del posto siamo in quattro; maggiorenni e tutte figlie di socie. “Ho visto che sono tutte delle belle ragazze e ci sono anche delle sventole. Una delle quali sei tu. Mi piacerebbe incontrarti da sola; avere un incontro privato: noi due sole. Hai detto figlie di socie. Tua madre è anche lei socia. Frequenta? Oggi c’è?” “Grazie per la definizione che mi ha dato. Ne ho sentite tante ma sventola nessuno me lo ha mai detto. Allora voi siete tre sventole. Anzi lei è una sventolona. In quanto all’incontro sono ben felice di accontentarla. Dopo averla conosciuta lo desidero. Mi dica lei quando e dove? No. mia madre è socia fondatrice. Oggi non c’è. Ma si vede rare volte. Mi dispiace che Olimpia sia minorenne altrimenti potrebbe stare qui a lavorare insieme a me. Parlate con la direttrice. Olimpia ha un corpo da far invidia a tante ragazze. Può benissimo essere presa per una ragazza di diciotto anni. Faremmo gli stessi turni. La sorveglierei io. L’accompagnerei io a casa.” “Si mamma, ti prego fallo.” “Vedremo. Per l’incontro ti farò sapere. Come ti chiami?” “Caterine. Adesso vi lascio. Devo girare per vedere se qualcuno ha bisogno di qualcosa.” Si allontana. “Hai ragione, mamma, è un gran pezzo di fica. E che bel culetto.” È Olimpia a parlare. Mi guardo in giro. Sui lati dell’ascensore vi sono due scale a chiocciola che portano fino in cima al costone. Sono scale di sicurezza. A circa dieci metri dal suolo si apre un antro molto ampio. Sapremo che in quella caverna è stato ricavato un ristorante. Guardo le persone che sono in spiaggia. Non vedo nessun volto conosciuto o che mi ricordi qualcuno. Però due persone al momento mi hanno riconosciuta. E diventano tre se conto anche Janeway. Caterine ritorna. “Olimpia, mi faresti compagnia? Andiamo in giro a prendere ordinazioni. Se mi chiederanno chi sei dirò che sei un apprendista.” “Mamma, posso andare? Diventa un problema se ti lascio sola con Federica?” “Vai, non preoccuparti.” Dopo una mezz’ora Olimpia ritorna. “Mamma hai un sacco di ammiratrici e ammiratori. Qui la stragrande maggioranza sono stranieri, pochissimi italiani e nessuno di loro è del posto. Devo imparare a parlare l’inglese. Non capisco niente quando parlano. “Come hai fatto a capire che mi ammirano se non capisci la loro lingua.” “In qualche caso è stata Caterine a dirmelo. In altri casi, come quei due ragazzi laggiù, l’ho capito dai loro cazzi in tiro che sono nascosti sotto gli asciugamani. E da quello che puoi vedere ce ne sono parecchi coperti.” “C’è anche tua sorella.” “E’ vero. Infatti c’è ne anche per lei. E non vi dico quello che pensano le addette. Hanno detto che se restiamo a ballare faranno a gara per invitarci a fare un ballo. Mamma stanno sbavando.” “E la figlia di Janeway cosa dice.” “Non la capisco, mi trascina sempre lontana dalle sue colleghe e da qualche ragazzo con cui mi fermo a discutere. “Vatti a fare un bagno. Tra poco andiamo a pranzo.” Olimpia si allontana. “Mamma sta nascendo un altro amore.” “Eh, Sì. C’era da aspettarselo.” Il tempo trascorre. Olimpia è stesa su un lettino a prendere il sole. Le sue tette svettano verso l’alto e quei suoi capezzoli diritti e duri sono invitanti. Sotto il nostro ombrellone si è fermata anche Caterine. I suoi occhi sono tutti per Olimpia. La sta divorando. Il mio amore, Federica, è anche lei stesa sul lettino a fare il bagno di sole. Guardarla mi eccita. Molte persone, con scuse diverse, si sono avvicinate per fare la nostra conoscenza. Essere poliglotta in quella occasione mi aiuta molto. So parlare, benissimo, quattro lingue: l’inglese, il francese, il russo e l’arabo. Due donne, una ventenne ed una quarantenne, in modo esplicito mi chiedono un appuntamento privato. Anche un ragazzo, con il bacino coperto da un asciugamano che copre la sua eccitazione, mi chiede un incontro. Anche Federica ottiene proposte. Qualcuno, invece che fa delle avance ad Olimpia viene allontanato da Caterine. Il comportamento di Caterine è da donna gelosa. Ormai è arrivata l’ora del pranzo. La spiaggia si è quasi svuotata. Caterine ci invita a seguirla. La seguiamo. Arriviamo all’ascensore. Entriamo insieme ad altre persone. Le porte si chiudono e l’ascensore entra in movimento. Una donna, con la scusa di poco spazio, schiaccia il suo prorompente seno (una 5a taglia) contro il mio. I suoi capezzoli sono duri. La vacca è arrapata. Le sorrido. Le metto una mano tra le gambe. È bagnata. Anche Federica è stretta tra un uomo che le sta dietro ed una donna che le sta davanti. Anche lei sta sorridendo. L’ascensore si ferma. Scendiamo tutti tranne l’uomo che stava dietro Federica. Mi volto a guardarlo. Tra le gambe ha un pene niente male. Lo ha duro. Ecco perché non è sceso. Andrà a sfogarsi in qualche cesso. Siamo scese nella caverna sita a mezza altezza del costone. Ci accoglie un ambiente completamente illuminato e un aria abbastanza freddina. Ci sono molti tavoli, credo venti / venticinque, ognuno dei quali è imbandito per quattro persone. Le tovaglie che li coprono raggiungono quasi il pavimento. Vedo avvicinarsi Renée. “Tesoro, seguimi, siete mie ospiti.” La seguiamo. Ci guida verso un tavolo in fondo alla caverna. Ci sediamo. Lei si libera del bikini. “È rigorosamente obbligatorio stare nudi. Dopo quando salirò in direzione lo indosserò di nuovo.” Fa un giro su se stessa. “Andrea, come mi trovi?” Ha un seno stupendo sormontato da due grossi capezzoli. Un culo che fa spavento. Tra le gambe una selva di peli nerissimi le nasconde la passera. La sua pelle e liscia. Non si vedono tracce di cellulite. Eppure ha la mia stessa età. Anche lei dedica molto tempo alla cura del corpo. È arrapante. Glielo dico. “Siediti altrimenti ti salto addosso.” Ride. Siede al mio fianco. I suoi seni si poggiano sul tavolo. Sembrano due meloni pronti per essere mangiati. Federica: “Scusa Renée. Non hai dove poggiarle quelle cose. Oppure hai deciso che per antipasto ci servi la frutta.” Olimpia scoppia in una fragorosa risata. “Mi piacerebbe mangiarne un poco.” “Brava la ragazzina. Sta venendo su bene. Con due maestre come voi non poteva che essere così. Se vuoi assaggiarle vieni nel mio ufficio. Ti accontenterò.” “ Sicura? Ti prendo in parola.” “Volete smetterla. Altrimenti qui daremo i numeri. Renée tu mi conosci. Quando mi scateno non mi ferma nessuno. Sono gia eccitata per quello che è accaduto in spiaggia e nell’ascensore. E penso che anche tu, Federica, sei nelle mie stesse condizioni. Ho visto quello che ti facevano quei due in ascensore.” “Volete dirmi cosa è successo? Devo prendere dei provvedimenti?” “Per carità, Renée, non devi prendere nessun provvedimento. Sulla spiaggia abbiamo avuto della avance e in ascensore una donna, pur essendoci spazio si è stretta contro di me schiacciando le sue poppe contro le mie e stava godendo.” “Come lo sai?” “Le ho messo una mano tra le gambe ed ho sentito che era tutta bagnata. La sua fica colava.” “E con Federica cosa è accaduto?” “Oh, una coppia mi ha stretto in mezzo. Lei si è messa davanti ed ha fatto lo stesso di quello che è successo a mamma. Lui, dietro di me, invece, mi ha messo il suo cazzo tra le natiche. Un altro poco ed avrebbe goduto tra le mie natiche. Credo che adesso sia andato a spararsi una sega.” “So che dove andate create scompiglio. Ma qui non lo posso permettere ditemi chi è stato.” “Dai, Renée, non insistere. La colpa è nostra. Tu stessa stai dicendo che dove andiamo si creano problemi. Figurati in un posto come questo. Le prime ad essere allontanate dovremmo essere noi.” “Non sia mai detto che voi due sarete allontanate dal club. Ora vi tengo e ci resterete.” “Renée ti ricordi di Miriam e di Janet. Cosa ne pensi se diventassero anche loro socie del club.” “Certo che le ricordo. Sono anche loro due belle fiche. So che avete una storia tra voi quattro. Davvero hai la possibilità di farle diventare socie? Ne sarei contenta. Conosci altre persone che potrebbero associarsi al club? Lo sapevo che la tua iscrizione avrebbe portato fortuna al club. Proporrò all’assemblea dei soci di cooptarti nel consiglio di amministrazione. Sappi che il club funziona anche d’inverno. Abbiamo una sede anche in montagna.” ”Chi ti ha detto che abbiamo una storia con Miriam e la figlia?” “Fosti tu. Un giorno in palestra vidi che mangiavi con gli occhi Miriam. Sbavavi. Ti chiesi a cosa era dovuta quella eccitazione e tu mi dicesti tutto. Ti odiai. Era da tempo che desideravo stringerti tra le mie braccia ed ora sapevo che un’altra donna c’era riuscita. Si so anche del rapporto che hai con tua figlia Federica. Ma per quello non ti odio.” “Chi ti ha detto di mia figlia?” “E’ stata Janeway. In un momento di debolezza si confidò.” “Penso proprio che si sia trattato di una debolezza di letto. Tu però non mi hai mai fatto capire che mi volevi nel tuo letto.” “Avevo paura di non piacerti.” “Mamma, come vedi abbiamo ragione quando diciamo che tu sei la donna più desiderata che ci sia in questa città.” “Renée è possibile mangiare più tardi? Diciamo tra due ore?” “Si, perché?” “Ho necessità di approfondire il discorso che abbiamo iniziato. Andiamo nel tuo ufficio.” “Ehi, non ci lascerete qui a fantasticare? C’è qualche altra stanza?” “Ci sarebbe il salone del consiglio di amministrazione. Ci sono solo poltrone.” “Va bene lo stesso. Vieni Olimpia.” “Eccomi sorellina. Volo.” “Anche la piccola è partecipe ai vostri amplessi?” ”Eh sì. È stata lei a violentarci.” Ci alziamo e prendiamo (io, Renée, Federica ed Olimpia) la strada che porta al suo ufficio a cui si può accedere con un ascensore installato in un pozzo scavato nella roccia e che si ferma direttamente in una stanzetta in cui vi sono due porte. Una da nell’ufficio di Renée ed è lì che ci avviamo e l’altra da nel salone del consiglio di amministrazione dove si dirigono Federica ed Olimpia. Prima di sparire dietro le porte mi giro e guardo in direzione del salone. Federica è ferma sulla soglia. Bacia il palmo della sua mano e poi lo soffia verso di me. Il bacio mi raggiunge e mi colpisce sulla bocca. Le sorrido. Uno strappo mi porta alla realtà. Renée mi tira dentro e chiude la porta a chiave. Si dirige verso l’altra porta che da sulla reception e chiude anche quella. Stacca il telefono. “Così nessuno ci disturberà.” Mi prende per mano a mi guida verso il divano. È alta. Credo circa 1mt e 80cm. Gli occhi sono di ghiaccio. Spalle larghe. Ha un seno enorme. Deve essere una sesta taglia. È pesante. Pende in avanti. Due capezzoli grossi come noci sono il culmine di quell’abbondanza. Un giro di vita stretto e fianchi larghi. Tra le gambe si vede una foresta di peli neri e ricci che nascondono la sua fighetta. Ha due gambe che sembrano colonne. E il culo? È enorme. Tutte le sue curve sono armoniose. Ha un corpo ben modellato. Nel suo DNA ci devono essere geni nordeuropei. Se fosse un animale la definirei una tigre siberiana. Ci sediamo. Le nostre gambe sono chiuse. “Andrea, finalmente insieme. Nude e sole. Sono anni che sogno questo momento. Ti desidero da quando ti vidi la prima volta. Ti ricordi? Mi convocasti nel tuo studio. Stavi seduta dietro la scrivania. Avevi una camicetta sbottonata sul davanti. Non indossavi il reggiseno. La tua pelle bianco latte contrastava con il colore blu della camicia. Si vedevano buona parte delle tue tette. I tuoi capezzoli premevano contro la stoffa. Tu parlavi ma io non ti ascoltavo. Sognavo ad occhi aperti. Mi vedevo baciare le tue formidabili mammelle. Succhiare i tuoi capezzoli. Baciare quelle tue labbra carnose. Poi il sogno si interruppe. Le tue ultime parole furono: accettate l’incarico? Senza sapere a cosa ti riferivi e senza esitazione risposi di si. Sono passati diversi anni da allora ed ho sempre sperato in un giorno come questo. Ho tentato di attirare la tua attenzione ma non ci sono riuscita. Negli incontri mondani cercavo di starti vicina. Mi beavo guardando il tuo stupendo corpo e mi dannavo l’anima.” ”Povera Renée. E pensare che mi sei sempre piaciuta. Ti confesso che qualche volta in palestra, osservandoti, mi sono anche masturbata. Cazzo! Potevi dirmelo che mi amavi. E se non avevi coraggio bastava anche una fuggevole carezza sul posto giusto: sul culo o sul seno; oppure un bacio sulle labbra. Quante volte ci siamo salutate? Mai mi hai fatto capire che mi volevi. Una come te non l’avrei certamente lasciata fuggire. Ora il passato deve essere solo un ricordo. Accetto volentieri la tua proposta di farmi entrare nel CdA del club a condizione che mia figlia Olimpia venga assunta come addetta stagionale.” “Ma Olimpia è minorenne. Non possiamo assumerla. Rischieremmo la chiusura.” ”Che Olimpia è minorenne lo sappiamo io, lei, tu, Janewaj che mi ha aiutata a farla nascere e la figlia Caterine. Gli altri non lo sanno. Eppoi manca poco alla sua maggiore età. Non la iscriveremo nel libro dei dipendenti. Se ci sarà qualche controllo c’è la sua tessera di socia a giustificare la sua presenza.” ”È vero, ma deve sempre essere accompagnata da un familiare socio del club.” “Ci sarò sempre io. Le faremo fare i turni pomeridiani e sempre in coppia con Caterine.” “Tu verresti tutti i giorni?” “Sì. Ma solo dalle 16 alle 22. Qualche ballo con te lo devo pur fare senza dimenticare che ora che ti ho trovata non voglio rinunciare ad amarti.” “Davvero? Guarda che ti prendo in parola?” “Mi conosci per una che non mantiene la parola data?” “D’accordo, accetto.” “Dimmi le cose con tuo marito come vanno? E i tuoi figli?” “Con mio marito le cose vanno bene. Funzionano anche sessualmente. La mia officina è regolarmente frequentata e ne sono soddisfatta. Sa che mi piacciono anche le donne e che ho incontri sessuali con loro. Sa che gestisco questo club. Non è mai venuto. È contrario a che io mostri la mia nudità ma lo accetta. Sai che ho tre figli: un maschio e due femmine. Il maschio ha 18 anni. Le femmine: una ha venti anni e l’altra ha sedici anni. La maggiore è andata a convivere con il suo ragazzo in un’altra città. Siamo comunque in contatto. La più piccola invece mi da più pensieri.” “I maschi sono sempre possessivi anche quando si dimostrano di idee aperte. Tua figlia, la più piccola, perché non la porti qui con te? Com’è.” “Oh! È una bella ragazza. Ed è anche ben messa. Certamente non sfigurerebbe. Susciterebbe le voglie di parecchi ragazzi.” “Ti piace? Non hai mai fatto un pensierino su di lei.” “Andrea cosa dici? Non sono contraria all’incesto. Ma non ho mai pensato di fare sesso con mia figlia. Però….” “Su continua non ti fermare. È questo tuo modo di chiuderti che ti ha tenuta lontana da me.” “Hai ragione. Te lo dico e che resti fra noi due.” “D’accordo. Te lo prometto. Su spara.” “Devi sapere che mio figlio è il mio amante.” “Favoloso. Benvenuta nel mio club. Mi piaci sempre di più. Deve essere un ragazzo in gamba. Com’è accaduto? È stato lui a chiedertelo? Non corri rischi che ti possa mettere incinta? E con tuo marito?” “Quante domande e come sei curiosa. Sono stata io. Un giorno, circa tre anni fa, l’ho visto nudo e con il pene ritto. Non ti dico. Ha un pisello di 20 cm ed è bello doppio. Una bella mazza. I miei capezzoli si sono rizzati e la fica si è bagnata. I miei umori colavano lungo le cosce. Ero arrapata. La libidine ebbe il sopravento. Sono entrata in camera. Lui ha cercato di coprirsi. Io gliel’ò impedito e gli ho chiesto di lasciarmelo guardare. Gli dissi che era bello. Che aveva un bel cazzo e che desideravo baciarlo. Non aveva mai fatto sesso. Ha creduto trattarsi di una cosa normale farsi baciare il pisello dalla propria madre. Mi chinai e lo presi in bocca. Gli feci un pompino che per lui fu come ascoltare musica jazz. Quando l’ascolta va in estasi. Godette e mi venne in bocca. Ingoiai il tutto. Poverino. Restò scioccato. Era la prima volta che gli veniva fatto un pompino. Non si era mai masturbato. Dovetti spiegargli cosa era successo. Gli dissi anche che era una cosa che doveva restare un segreto tra noi due. Guai se il padre lo avesse scoperto. Da allora e per i giorni a seguire veniva, quando il padre non era in casa, da me e mi chiedeva di baciargli il pisello. Voleva che gli facessi un pompino. Come tutti gli uomini gli piace farsi leccare e succhiare il pene. Poi decisi di saltare il fosso. Non ero più contenta di prenderlo in bocca. Lo volevo dentro di me. Desideravo che mi frugasse la passera. Lo chiavai. Lo feci diventare il mio amante. Non può ingravidarmi. Prendo la pillola. Mio marito non lo sa e non lo deve sapere altrimenti lo perdo ed io non voglio. Lo amo e lo desidero. Li amo entrambi. Spero che un giorno possiamo, noi tre, stare a letto insieme.” “Caspita che prospettiva. Vedrai che ci riuscirai. Ti aiuterò io con tuo marito. Il ragazzo avrebbe problemi a stare nel tuo letto unitamente al padre?” “No! Sa che io non lascerò mai il padre. Ne abbiamo parlato e lui, pur di uscire dalla clandestinità nei confronti del padre, accetterebbe di stare a tre nel letto.” “Siete due contro uno. Bene! La battaglia sarà dura ma la vincerai. Io sarò il tuo stratega. Renée questa discussione mi ha aiutato a capirti meglio.” Mi chino verso di lei e le poggio la bocca sulla sua. Lei schiude le labbra ed io le infilo la lingua in bocca. L’abbraccio e la stringo contro il mio petto. La mia lingua incrocia la sua ed un debole duello ha inizio. Si incrociano. Si avviluppano. Lei la succhia con violenza. Il duello aumenta di intensità. Respinge la mia lingua dentro la mia bocca facendola seguire dalla sua. Che lingua. Guizza e vibra come quella di un serpente. Esplora la mia cavità orale. È talmente lunga che mi entra fino alla gola. La succhio. È dura. In bocca non ho una lingua ma un cazzo. Le mie mani salgono a posarsi sui due meloni. Li strizzo. Con le dita artiglio le noci e li strizzo forte. Il suo grido di dolore si smorza nella mia gola. Continuo a strizzare quei favolosi capezzoli. Renée mugola e geme. Stacco la bocca dalla sua e chino la testa su una tetta. La lecco. Con la punta della lingua le pennello la grande aureola che circonda la noce. Faccio vibrare la punta della lingua sulla cima del capezzolo. Si abbandona sul divano. Le sue tette le pendono dai lati. Sono su di lei. Succhio quel grosso capezzolo. L’altra mano scende tra le sue gambe. Le dita si fanno strada nella foresta di peli. Raggiungono la passera. La penetro con due dita e comincio a fotterla. “Oh, Andrea che meraviglia. Si! non ti fermare. Chiavami. Fammi godere.” Aumento il ritmo della suzione. La mano libera stringe forte l’altro capezzolo. Lo torce. Il movimento delle dita nella sua vagina aumenta di intensità. Sento gli umori inondarmi la mano. Un urlo l’assale. Sta godendo. Viene. Non smetto di stantuffare le dita nella sua vulva. Altri orgasmi la investono. La sua pussy continua a riempirsi di miele. Mi precipito con la testa tra le sue gambe. Sfilo le dita dalla fica e le sostituisco con la mia lingua che affonda in un mare di sperma. Incomincio, piano, a lappare quel succoso miele. Lo ingoio. Renée continua a gemere ed a mugolare. Ogni tanto viene assalita da un orgasmo e nuovo miele si aggiunge al precedente già presente nella vagina. Un urlo che sembra il barrito di elefante esce dalla sua gola. Innalza il bacino e poi di colpo crolla sul letto. È svenuta. Continuo nella mia opera di pulizia. Le lavo la fica con la lingua. Ingoio tutta la sua produzione di miele. Tenendo dilatata le grandi labbra mi soffermo a guardare quella meraviglia. Memorizzo i suoi lineamenti. È una fica stupenda. È grossa. Sto ancora guardandola che sento un debole lamento. Si sta riprendendo. “Andrea, sei un uragano. Mi hai distrutta. Mai nessuno mi ha fatto svenire. Ah! Come rimpiango gli anni persi.” “Renée hai una fica stupenda. È talmente grossa che si può benissimo dire che hai una fica da vacca. È fatta per essere mordicchiata. La mangerei.” “Ti piace tanto?” “Si! Mi piace un mondo.” “Sono contenta. Vieni. Fammi vedere la tua. Si alza e si porta sul mio davanti. Si inginocchia e mi allarga le cosce. Mi fa posizionare in modo che il mio bacino poggi sul bordo del divano. La mia vagina, completamente depilata, è davanti ai suoi occhi. Con le dita la dilata. Dalla posizione in cui mi trovo vedo che la osserva. La sua testa si piega ora a destra, ora a sinistra. Ha, sul viso, una espressione di compiacimento. Le piace. Il fatto che la mia fica le piaccia mi fa godere. I miei umori si fanno strada tra le piccole e grandi labbra e colano all’esterno. “Andrea stai godendo. E non ti ho ancora toccata.” “Renée, sapere che ti piaccio mi fa godere. Ma io voglio di più. Voglio che tu mi fotta.” Vedo la sua lingua uscire dalla sua bocca. La fa vibrare. L’avvicina alla mia fica e lecca i miei umori. Come un serpente incomincia a strusciare il suo corpo sul mio. Con la lingua vibrante risale lungo il mio corpo. Brividi di piacere mi assalgono. Raggiunge il mio seno. Si avventa sulle tette e con furia le avvinghia. Le strizza mentre la lingua vibra sulle aureole e sui capezzoli. Raggiungo un orgasmo. Godo. Vengo. Un capezzolo sparisce nella sua carnosa bocca. Sento la pressione dei denti. Lo morde. Lo lecca. Succhia con voracità. È una bimba affamata. La mia micina si infervora. La mia pelle è diventata di fuoco. Sposta la sua testa dalle tette e ricomincia a discendere lungo il mio corpo. La sua lingua è sempre in azione. Raggiunge la fica. La dilata e, con quella sua favolosa lingua, mi penetra. Con la punta raggiunge l’utero. Non è una lingua è una proboscide. Lo stuzzica e lo lecca. Vedo la sua testa sollevarsi e poi abbassarsi in continuazione. La lingua entra ed esce dalla mia vagina. Mi sta chiavando. Quel muscolo mi sta mandando in fibrillazione. Grido e godo. Lei non smette continua nella sua azione. Dopo un poco un altro orgasmo mi colpisce. Un altro grido esce dalla mia gola. La lava scorre abbondante. Lei la beve. Non ne perde nemmeno un sorso. La mia vagina si svuota. La sua attenzione è ora rivolta al mio clitoride. Sostituisce la sua lingua con la mano che entra, nella mia passera, fino al polso. La sua bocca è di nuovo sul clitoride che è gia duro. Lo bacia. Lo morde. Lo lecca. Con la punta della lingua lo titilla. Alla fine inizia a farmi un pompino da favola. Con la mano mi chiava la passera. La fornace è incandescente. Bisogna raffreddarla altrimenti scoppia. Il tappo non regge. Esplode. Un boato accompagna l’eruzione. Ho il bacino sollevato con la vulva contro la sua bocca e sostenuto dai suoi melloni. Sto eruttando. Lei raccoglie la mia lava con la lingua e la incanala nella sua gola. Pulisce con diligenza gli eventuali residui. Mi abbandono sul divano ancora in preda agli ultimi brividi. Lei ha la testa sul mio seno e bacia le mie tette. Una sua mano è poggiata sulla mia vagina. “Renée sei stata magnifica, stupenda. Hai una lingua che è un serpente. Si insinua dappertutto.” “Andrea sono contenta che ti sia piaciuto.” Solleva la testa e mi guarda. Sorride. L’accarezzo. “Andrea, vorrei stare con te più volte.” “Ti prometto che farò in modo di trovare il tempo di stare con te. Ma non chiedermi di dedicarmi a te perché non posso. Ho i miei impegni che sono anche sessuali. E poi il mio amante mi ucciderebbe.” “Il tuo amante? Tu hai un amante? Non ci credo. E chi è? Lo conosco?” “Certo che la conosci. Sta nel salone con la sorella.” “Federica? Ma è tua figlia.” “Il tuo amante non è forse tuo figlio?” “Me l’hai fatta. Sei sempre la stessa. Una grande ed adorabile troia. Vieni, godiamo insieme.” Si stende sul mio corpo mettendo la sua fica sulla mia faccia. Con un movimento di rotazione mi ritrovo io sopra e lei sotto. La mia fica é sulla sua bocca. Diamo inizio ad un 69 che con il passar del tempo diventa sempre più frenetico e sconvolgente. Gli orgasmi ci raggiungono. Ululiamo come due femmine di lupo. La nostra libidine non ci fa smettere. Mangio la sua fica. Mi disseto lappando i suoi umori. Lei con quella sua mostruosa lingua mi lecca lo sfintere ed il buco del culo. Con le dita mi pizzica il clitoride. Godo. Vengo. Le riempio la bocca dei miei umori. Un grande grido esce dalle nostre gole. Sembrano i nitriti di due giumente. Stiamo godendo insieme. Quando i tremiti finiscono di squassare i nostri corpi giacciamo, con la testa tra le gambe, una sull’altra. Passano dieci minuti. Mi sollevo. Le pizzico i capezzoli. “Dai, alzati. Il tuo ruolo non ti permette di stare troppo tempo assente. E poi quelle due che stanno di là si staranno chiedendo che fine abbiamo fatto. Abbiamo saltato il pranzo. Non voglio saltare anche la cena.” Ci diamo una sistemata ai capelli. Controlliamo che sui nostri corpi non ci siano tracce di nostri assalti. Usciamo dall’ufficio e bussiamo alla porta del salone. Non otteniamo risposta. Arriviamo all’ascensore. Le porte si aprono. Entriamo. Dentro ci sono tre persone. Due donne ed un uomo. Gli stessi di quando sono salita, insieme a Federica, per andare al ristorante. Ci sorridono. Una mano si posa sul mio culo. Un dito si intrufola tra le mie natiche e raggiunge il mio buchetto. Ho un sobbalzo. L’ascensore si avvia. Arriva al piano ristorante. Si ferma. Le porte si aprono. Usciamo. Raggiungiamo il nostro tavolo. Federica ed Olimpia sono già sedute. Mi chino a baciarle. “Che avete fatto tutto questo tempo? Sono ore che vi aspettiamo. Abbiamo chiesto a Caterine di cercarvi. Ci ha risposto che quando Renée è nel suo ufficio c’è l’ordine tassativo di non disturbarla tranne che non si tratti delle forze di polizia.” “Niente. Erano anni che non ci vedevamo abbiamo anche chiacchierato.” “Meno male che avete anche chiacchierato!” “Olimpia ho convinto Renée a farti venire a lavorare come stagionale. Non dovrai mai dire a nessuno la tua età. Se ci sarà qualche controllo tu sei una socia e basta. Farai il turno insieme a Caterine.” “Hai messo insieme il diavolo e l’acqua santa.” “Non ti devi preoccupare perché ci sarò anch’io. Renée mi proporrà nel CdA. Lo puoi comunicare a Caterine, la farai felice.” Olimpia si alza da un bacio a Renée e corre da Caterine che è in spiaggia. “Stasera in discoteca facciamo attenzione alla gravidanza non mi va di abortire. Hai detto che si balla nudi. Renée c’è un posto dove poter fare una doccia?” “Sì! Si balla nudi. La doccia potete farla in camera mia, al piano di sopra. Siete incinte? E da quando?” “Pensiamo di essere al primo mese. Janeway ne sa di più. Chiedi a lei. Ecco Olimpia che arriva insieme a Caterine.” “Signora, sua figlia mi ha detto che verrà qui a lavorare. Sono contenta. Stia tranquilla penserò io a sorvegliare che non le accada niente. La proteggerò come fosse mia sorella.” Credo bene che la proteggerà. È innamorata. Ora pensiamo a divertirci. “La discoteca quando apre?” “Tra un’ora.” “ Tesoro. Sai che Renée e suo figlio fanno parte del nostro club?” “Quale club?” “Quello che abbiamo messo su io, tu, Janet e Miriam e che da poco è entrata a farne parte anche Olimpia.” “Ho capito. Hai dimenticato che sono soci anche Nando, Gino, i primogeniti di Janet e di Miriam, ivan e Patrick.” “Scusate ragazze. Chi sono Nando e Gino e che c’entrano i figli di Janet e di Miriam ed anche Patrick.” “È giusto, per evitare equivoci, che tu sappia. Te lo dico anche perché penso che i nostri rapporti si intensificheranno e coinvolgeranno gli altri componenti del club. Nando è mio figlio e Gino è il figlio di Federica. Sono nostri amanti ed entrano a turno nel nostro letto. I due ragazzotti che stanno trascorrendo le vacanze con noi sono quelli che ci hanno ingravidato e sono i primogeniti di Miriam e di Janet. I nostri figli, Nando e Gino, hanno ingravidato le madri dei nostri attuali stalloni. Sai che io e Federica condividiamo lo stesso uomo: Ivan che è il padre dei nostri figli ad eccezione di questi che portiamo in grembo. Non è il padre nemmeno di Olimpia e di Kimi. Il loro padre è Patrick l’uomo di Janet e di Miriam.” “Avete lo stesso uomo che vi ha ingravidate, ciascuna, tre volte. Vi siete fatte chiavare dall’uomo di Janet e Miriam che vi ha rese entrambe madre. Chiavate i vostri primogeniti che hanno frequentato anche le vostre due amiche mettendole incinte. Fate sesso con Olimpia che è tua figlia ed a te, Federica, è sorella. E dulcis in fundo mi dite che siete incinte e che i padri dei bambini che portate in grembo sono i figli primogeniti delle vostre amiche. Mi dite come avete fatto? E come fate a gestire tutti questi rapporti. Qui non stiamo parlando di un incesto come quello tra me e mio figlio. Ivan sa di questo?” “Ivan è a conoscenza. Ho dimenticato di dirti che Olimpia e Kimi si piacciono e dormono insieme.” “Sono dei ragazzi.” “Mancano pochi mesi ai loro diciotto anni. Sessualmente sono già cresciuti.” “Come vorrei che mio marito fosse come Ivan. Che accettasse almeno il fatto che io entro nel letto di mio figlio.” “Non assillarti. Ti ho detto che tuo marito entrerà nel tuo letto insieme a tuo figlio. E così sarà.“ “Ecco perché hai detto che Renée fa parte del nostro club. Non sapevo che suo figlio entra nel suo letto. Dimmi Renée ne sei innamorata? E a letto è bravo? Ti soddisfa?” “Federica sappi che quando mio figlio mi cavalca è un vero è proprio domatore di cavalli. Prima mi fa scalciare e sgroppare e alla fine mi doma. E succede ogni volta che mi chiava. Ne sono innamorata. Quando mi stringe fra le sue forti braccia mi sento protetta. Divento una bambina.” “Da come lo descrivi piacerebbe che cavalcasse anche me. Sicuramente non riuscirebbe a domarmi. Sarei io a disarcionarlo.” “Andrea non credere.” “Renée, mia madre ha disarcionato diversi domatori e sono tutti dei giovincelli con il cazzo sempre in tiro. Uno di questi l’ha fatta anche svenire. Ma alla fine ha vinto lei. Nessun uomo che io conosca è riuscito a domarla.” “Questo stallone che l’ha fatta svenire mi piacerebbe conoscerlo.” “È mio figlio Gino. Ha un cazzo da 22cm con un diametro da 5cm.” “E lo chiami cazzo. Piuttosto dici che è una bestia. Mi piacerebbe provarlo. Sarebbe la prima volta che uscirei dalla cinta familiare.” “Te lo farò conoscere. Devo avvisarti che lui impazzisce per i culi. E tu hai un culo favoloso. Stai attenta a non farti sodomizzare. Con noi ha tentato più volte ma non c’è mai riuscito.” “Non sarebbe il primo. Io dietro non sono più vergine. I miei due uomini visitano il mio culo periodicamente almeno una volta al mese. E vi dico che è magnifico godere mentre un cazzo ti fotte il culo. E poi c’è Janeway che si accerta che non incombano complicazioni e che non vi siano danni.”

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