Janet 1a parte
In casa tutti sappiamo. È più di un anno che mia nonna Margot mi ospita nel suo letto. Sì, sono l’amante di mia nonna. Mia madre e mio padre sono a conoscenza della relazione che esiste tra Margot e me. So che mio padre frequenta anche il letto della suocera da cui ha avuto anche una figlia. Ma una cosa gli altri non sanno ed è che la donna di cui sono innamorato è mia madre Janet. Ha un corpo di una ragazzina. È alta un metro ed ottanta cm. E’ bionda. Di carnagione color bianco latte. Il colore dei suoi occhi sono di un blu ghiaccio. Ciglia lunghe è folte. Un corpo che sembra scolpito in un blocco di marmo. Ben modellato. Le linee sono armoniose. Non ha un ombra di cellulite. Due gambe lunghe, dritte e affusolate che terminano in due natiche perfette e pronunciate. Fianchi larghi e un vitino stretto. Un ventre piatto. Completa quel meraviglioso corpo un splendido seno formato da due tette che sono due grossi globi d’alabastro. I capezzoli sono due grosse ciliege rosse circondate da aureole marroni. È una donna straordinaria. È unica. È da copertina. Gli uomini, quando lei passeggia per le vie del centro, le sbavano dietro. Le donne si leccano le labbra. Un mattino che sono nel letto abbracciato a mia nonna con il capo poggiato sul suo petto incomincio a parlare. Parola dietro parola confido a mia nonna l’amore che sento per mia madre. “Povero amore. Ora ascolta me. Una mattina, la donna che tu sogni, irruppe nella mia stanza, entrò nel letto e si rannicchiò, tremante, dietro la mia schiena. Le chiedo cosa le fosse accaduto. Mi racconta quello che ha visto e fatto. Ovvero mi dice che è entrata nella tua stanza. Tu sei disteso nudo nel letto. Stai dormendo. Hai il tuo coso dritto come il pennone di un veliero. Ne resta incantata. Si china e lo bacia. Aggiunge anche che lo aveva fatto con desiderio. Che mentre ti bacia ha desiderato essere penetrata. La invito a cavalcarti. Mi risponde che non può perché sei suo figlio. Si! Tua madre da allora ti sogna nel suo letto. Cercate di incontrarvi e realizzate i vostri desideri.” “Margot. Janet è mia madre. Mi stai dicendo di avere un rapporto con mia madre.” “Io non sono forse tua nonna? Quando il tuo cazzo è nella mia vagina non hai scrupoli? Amore, l’incesto, a mio parere, è un tabù creato dagli uomini. Gli essere umani, agli albori della vita, lo hanno sempre praticato. Quando Edipo fotte, io penso consapevolmente, sua madre non è forse incesto? Lo hanno reso legalmente punibile per proteggere le razze. Lo sai che dall’accoppiamento tra due esseri della stesso ceppo genetico possono nascere figli non sani? Oggi, però, a questo pericolo si può porre riparo. Gli strumenti per evitare le gravidanze non volute ci sono. C’è il preservativo, la pillola, la spirale, la pillola del giorno dopo, ecc. Questi sono farmaci e sanitari, ma ci sono anche quelli chirurgici a cui non farei mai ricorso perché alla base c’è violenza. Ma quando in un rapporto c’è amore, prendendo le dovute precauzioni, la parola incesto non esiste. Da quando hai cominciato a frequentare il mio letto e tenuto conto che sono ancora fertile prendo la pillola per evitare di farmi ingravidare da te. Anche il rapporto che esiste tra tuo padre e me non è ammesso dalle convenzioni umane eppure esiste. Certo non è incesto perché tra me e lui non ci sono gradi di parentela. Da tuo padre ho avuto la possibilità di generare una figlia. Oggi viviamo felici sotto lo stesso tetto. Tuo padre e tua madre sono contenti di fare sesso tra loro e con me. Ci amiamo. Tu mi ami. La mia pussy gioisce quando il tuo alieno le fa visita. Trovi sbagliato tutto questo? Amore, corteggia pure tua madre la farai felice.” “Nonna tu fai sesso con tua figlia: mia madre?” “Sì! Lo facciamo da anni. Da molto prima di conoscere tuo padre.” “Certo che siamo una bella famiglia? Mio padre chiava te e tua figlia. Io chiavo te. Tu scopi con mia madre.” “Aggiungi anche, come spero accada, che tu andrai incontro a mia figlia ed esaudirai il suo desiderio di averti nel suo letto.” “Nonna, ci puoi contare.” Ora so che anche mia madre mi desidera. Il problema è incontrarci. Mi alzo, mi vesto e vado in cucina. Janet è lì intenta a cucinare. Mi sente arrivare. “Ciao. Come ti senti? Hai fame?“ Mi avvicino alle sue spalle. La cingo con le braccia e le do un bacio sulla nuca. Il mio fallo urta contro il suo bacino. Ha un fremito. “Tutto bene. Ho una fame da lupo.” “Siediti che ti servo la colazione.“ Mi siedo al tavolo. Si gira. Ha una vestaglia bianca allacciata in vita. Sotto non ha niente. È nuda. Nello spacco inferiore si vedono le sue bianche e lunghe gambe e il nero cespuglio di peli che nasconde la sua vagina. Nello spacco superiore si vedono le curve che modellano le sue poderose mammelle. I capezzoli si nascondono dietro la vestaglia e premono contro la stoffa. Il mio cazzo ha una prepotente erezione. Mia madre è eccitante. Distolgo lo sguardo da quella celestiale visione. Arrossisco. Lei intuisce il mio imbarazzo e sorride. “Mamma. Mi daresti un passaggio al centro. Dovrei passare per l’Università.” “Certo. Sai cosa facciamo? Oggi non vado in ufficio. Ti lascio all’Università. Io vado a parcheggiare l’auto in garage e andrò a guardare le vetrine della strada principale. Dopo che avrai sbrigato le tue cose mi raggiungerai. Faremo una passeggiata insieme. Ho voglia di trascorrere una giornata con te. Ci stai?” “Mamma. È una cosa che ho sempre voluto fare. Passeggiare con te in città. Sono contento. Sì! Ci sto.” “Vado a prepararmi. Intanto cerca tua nonna è informala che oggi dedichi la giornata alla tua mammina.” Mi precipito nel salone. Margot è seduta sul divano. “Nonna. Mamma mi ha proposto di dedicargli la giornata ed io per la ragione che tu sai non ho rifiutato.” “Amore. Come vedi ho ragione. Lei ti vuole. È pur sempre una donna. Vuole essere corteggiata. La devi conquistare.“ Mi avvicino. L’abbraccio. Poggio le mie labbra sulle sue e le do un bacio. “Nonna, ti amo, sei la mia favorita.” “Sparisci dalla mia vista. Se non lo fai nello spazio di un minuto non ti lascerò andare via. Lo sai che anche i divani vanno bene per fare i giochini?“ Rido ed esco di corsa dal salone. Vado ad aspettare mia madre in giardino. La vedo arrivare. Indossa una gonna nera lunga fin sotto le ginocchia. Ha calze nere con la cucitura dietro. Sopra ha una camicetta rossa un poco larga e annodata in vita. Indossa un reggiseno nero che raccoglie e nasconde il suo prosperoso seno. Le si vede l’ombelico e parte della pancia. Ha occhiali scuri che le nascondono gli occhi. I suoi lunghi capelli sono raccolti in una coda di “cavallo”. Ha le labbra coperte da un rossetto rosso sangue. Anche le unghia delle mani sono laccate di rosso. Un cappello a falde larghe le nasconde parte del viso. Le scarpe sono due mocassini. Sembra voglia passare inosservata. “Mamma, se vestita così non vuoi attirare attenzione ti dico che non ci riesci. I ragazzi come me ti punteranno come cani da caccia.” “Jo. Figliolo. Sei capace di farmi ribollire il sangue. Grazie del complimento. Tu, oggi, sei il mio cavaliere. Mi sono preparata per te e non per altri.” “Mamma. Guarda che anch’io sono un uomo e i miei ormoni stanno andando in ebollizione.” “Ti piaccio? Pensa bene alla risposta che stai per darmi. Sono tua madre.” “Janet. Oltre ad essere mia madre tu sei una bellissima donna ed io vedo in te la donna dei miei desideri. Sì! Mi piaci e che il diavolo si porti le convezioni moralistiche.” “Mi ameresti come donna? Mi porteresti a letto?” “Mamma io ti amo da sempre. Per averti farei qualsiasi cosa.” “Portami a passeggio. Poi si vedrà.“ Saliamo in macchina e partiamo. È lei che guida. Non mi stanco di guardarla. Le poggio una mano sulla coscia. Lei mi guarda e sorride. Arriviamo all’Università. Scendo dall’auto. “Ricordati. Mi troverai lungo la strada principale.“ Riparte. Ho la mente in subbuglio. Ha ragione la nonna. Mia madre mi vuole. Mi precipito alla segreteria dell’Università. Annoto su un foglio di carta le notizie che mi interessano e corro verso la strada dove Janet mi aspetta. La trovo subito. È inconfondibile. È perché sono innamorato di mia madre ma delle donne presenti in strada nessuna è bella quanto lo è lei. Mi avvicino alle sue spalle e le do un bacio sul collo. “Eccomi.” “Hai fatto presto.” “Ero ansioso di raggiungerti.” “Oggi non sei mio figlio. Sei il mio ragazzo. Io sono la tua fidanzata. Guidami tu.” Mi da la mano che stringo forte. Con la sua mano nella mia mano camminiamo lungo il marciapiede. Sto continuamente a guardarla. Sono incantato dalla sua bellezza. Arriviamo in piazza. Le chiedo se vuole un aperitivo. Mi risponde di sì. Ci sediamo ad un tavolo dell’unico chalet che s’affaccia sulla piazza e ordino due aperitivi. Il cameriere li porta. Li sorseggiamo. Lei mi guarda da dietro gli occhialoni scuri. “Tesoro. Chiama la nonna e dille che oggi non rientriamo per il pranzo. Dille che mi porti a pranzo in un ristorante fuori città e che rientriamo in serata.” Prendo il cellulare e chiamo casa. “Pronto. Margot? Sono Jo. Ti avviso che rientriamo sul tardi. Non ci aspettate. Si! È tutto a posto. Mamma è qui, davanti a me. È un incanto. Ti saluta. Nonna ti amo. Ciao.” “Dici a tua nonna di amarla e che io sono un incanto. Vai a letto con mia madre e hai detto che mi desideri nel tuo letto. Sei un bel porcello.” “Scusa, dammi una valida ragione per non desiderarti. Sei una donna bellissima. Ispiri desideri impronunciabili. Fai sesso con tua madre. Entrambe avete raggiunto una sana intesa. Mio padre non si divide tra il tuo letto e quello della nonna? Perché questo non dovrebbe accadere anche con me?” “Tuo padre non è ne il figlio di mia madre ne tantomeno il mio. Tu invece sei, purtroppo, mio figlio.” “Anche tu sei figlia di Margot eppure siete amanti. Io sono tuo figlio e sono anche l’amante di tua madre.” “Non mi va di continuare questo discorso. Si è fatto tardi. Andiamo a prendere l’auto. Andremo a mangiare in una trattoria fuori città. Si trova in un posto incantevole.” Lascio il corrispettivo sul tavolo, ci alziamo e andiamo via. Questa volta è lei a prendere la mia mano. “È meglio che continuiamo ad essere una coppia di fidanzatini.“ Non mi ci raccapezzo. Le fa piacere sentirsi dire che la desidero e poi mi raffredda ricordandomi di essere mia madre. Questo tiro è molla mi eccita sempre di più. Dopo circa trequarti d’ora siamo alla trattoria. Entriamo. Lei tenendomi per mano mi guida verso l’uscita posteriore. Ci troviamo su un terrazzo che si affaccia su una vallata ricca di alberi ed attraversata da un impetuoso fiumiciattolo. È veramente un bel posto. Il cameriere viene per prendere l’ordine. Janet gli dice che lascia a loro la scelta e che mettessero una bottiglia di champagne nel freezer. Si incammina verso la balaustra del terrazzo. La seguo. Sono dietro di lei. Le cingo la vita con le braccia. Ho il pene indurito che preme contro il suo culo. Avvicino la bocca al suo collo e la bacio. Non si ritrae. Abbandona la testa sulla mia spalla e si lascia sfuggire un gemito. Prendo il lobo del suo orecchio tra le labbra e lo succhio. “Jo! Jo! Tesoro. Ti prego fermati.” “Mamma. Sono io a pregarti. Sono innamorato di te. Sei la donna dei miei sogni. Ti desidero. Lasciati andare. So che anche tu mi vuoi. Abbandonati.” Con un brusco movimento ruota il suo corpo. Ho il suo viso davanti ai miei occhi. Con una mano si toglie gli occhiali. I suoi occhi blu ghiaccio mi fissano. Sono carichi di desiderio. “Baciami.” Le do un tenero bacio sulla guancia. “Sono una donna e voglio che tu mi baci come fossi la tua donna.“ Non mi sembra vero. Mia madre sta chiedendo a suo figlio di baciarla. Accosto le labbra alle sue. Le dischiude. La mia lingua si fa strada verso la fessura aperta tra le sue labbra. La valica e si rovescia nella sua bocca. Incontro la sua lingua che guizzante si attorciglia alla mia. Le nostre lingue duellano per alcuni minuti avanzando ora nella mia bocca ora nella sua bocca. E’ la voce del cameriere a interrompere quel magico momento. “Signori: il pranzo è pronto.“ Come due scolaretti avvampiamo. Con lo sguardo rivolto verso terra ci avviciniamo al tavolo e ci sediamo. Il cameriere, imperturbabile, ci serve. A metà pranzo Janet chiede al cameriere se può parlare con il padrone. Dopo cinque minuti arriva il titolare della trattoria. Mia madre si alza e gli va incontro. Ho l’impressione che lo conosca. Confabula con lui per alcuni minuti e ritorna a sedersi. “Amore. In questa trattoria vengo sempre, a volte solo con tuo padre ed a volte solo con tua nonna. È anche capitato che ci siamo venuti in tre. Ogni tanto ci rifuggiamo in questo posto. Qui ci amiamo follemente. Il titolare mi conosce. Nel piano superiore c’è un appartamentino che è di mia propietà. Poco fa gli ho detto che ci saremmo trattenuti. Vedrai l’appartamento è carino. È arredato con gusto. Sua moglie lo tiene sempre pulito. Sono persone discrete. Non mi ha chiesto niente di te. Non sanno che sei mio figlio. Mai nessuno saprà che siamo stati qui. Dopo pranzo ci ritireremo nelle nostre stanze e avremo la nostra luna di miele.“ La guardo incredulo. Non credevo di giungere a tanto in un solo giorno. Ha parlato di luna di miele. Tra poco stringerò fra le mie braccia il meraviglioso corpo di mia madre. “Ehi! Scendi sulla terra. Cosa credevi di essere il solo a sognare. Sono mesi che mi sto struggendo dal desiderio di possederti. So che mi vuoi. Ho fatto un poco di resistenza perché volevo capire fino a che punto mi desideri. Volevo capire se eri pronto ad assumerti le responsabilità delle tue azioni. Dovevo sapere se sei sincero quando dici di amarmi o se è solo il capriccio di un ragazzo arrapato che vuole solo scoparmi e basta. Adesso so che sei veramente innamorato. Ecco perché ti ho portato in questo posto. Qui vivremo il nostro primo incontro amoroso.” “Mamma. Sei magnifica. Fai di me l’uomo più felice della terra.” “Ti prego, quando siamo insieme, qui o a casa, non chiamarmi mamma. Mi fai sentire a disagio. Chiamami Janet.” “Mai. Quando sono a letto con tua madre la chiamo a volte con il suo nome ed a volte con il suo appellativo di nonna. Con te è diverso. Io sono innamorato di mia madre e non di Janet. Quindi ti chiamerò sempre mamma. Ti chiamerò per nome solo in alcune circostanze ma a letto ti chiamerò sempre mamma perché è con mia madre che giacerò e non con una donna di nome Janet.” “Allora amami con la dolcezza che un figlio ha per sua madre e con la passione di un uomo che ama la sua donna. Vieni, andiamo a cogliere il frutto del nostro amore.” Ci alziamo e saliamo la scala esterna che porta ad una porta. Ho con me la bottiglia di champagne. Lei fruga nella borsa e ne estrae le chiavi. L’infila nella toppa ed apre. Entriamo. Mi invita a togliermi le scarpe e di indossare delle pantofole di stoffa che sono vicino all’ingresso. Lei fa altrettanto. “Sai, in questa casa si circola senza scarpe.” Mentre Janet va ad aprire le finestre io richiudo la porta e mi guardo intorno. Sono in un immenso salone le cui pareti sono di colore bianco. Su un lato si aprono due porte e tra loro vi è un grande camino di pietra vulcanica. Sul lato opposto vi sono altre due porte e tra loro vi è uno di quegli enormi mobili antichi. La parete su cui si apre la porta da dove siamo entrati è interamente coperta da una libreria piena zeppa di libri interrotta solo dai vani delle finestre che si aprono sul piazzale dove abbiamo pranzato. La parete opposta ha quattro grandi finestre che affacciano sulla strada e gli spazi, tra l’una e l’altra sono occupati da arazzi. Il pavimento e di pietra vulcanica levigata. Davanti al camino sono sistemate due poltrone in pelle ed un divano da tre posti pure esso in pelle ed un tavolino di legno iroko, solo levigato ma non verniciato, alto mezzo metro. Sotto al tavolino c’è un tappeto arabo. Buona parte del salone è occupato da un enorme tavolo, anch’esso di legno iroko non verniciato, che ha ben sei comode sedie per lato. Alle due testate del tavolo non ci sono sedie. Anche il tavolo poggia su un tappeto persiano. Un altro divano con due poltrone sono davanti all’enorme mobile antico. Il pavimento è libero. “Ti piace. Dopo ti farò vedere le altre stanze. Non c’è cucina. La colazione la portano ogni mattina. Per il pranzo e la cena si va in trattoria. Le porte che vedi danno ognuna in una camera da letto fornita ciascuna di bagno.“ “Sì! Mi piace molto. Per essere solamente un nido d’amore è enorme. Ed è veramente tua?” “Per essere sincera solo la metà è mia. L’altra metà è di tua nonna. Anche la trattoria con il terreno circostante è nostro. La parte occupata dalla trattoria l’abbiamo data in comodato d’uso. Non percepiamo niente. In compenso loro ci tengono in ordine il terreno e l’immobile. I pasti li paghiamo in contanti.“ Si avvicina. Mette le mani sul mio petto. Mi da un bacio sulle labbra. “Cominciamo dal punto in cui ti lasciai.” La interrogo con lo sguardo. “Non ricordi. Stavi steso sul letto ed io ti ho dato un bacio.” Arrossisco. “Vai a farti una doccia. Rimetti i boxer e stenditi sul divano. Quello davanti al mobile.” Prende un telecomando e preme un bottone. Le porte dell’enorme mobile ruotano su loro stesse e spariscono. Nascondono un grande frigo, una vetrina piena di bottiglie di liquori di ogni tipo. Un’altra vetrina con bicchieri e coppe tutto di cristallo. C’è anche un lavello con due vasche. Un televisore LCD da 42”. Un forno a micronde. Un riproduttore di immagini. Un lettore DVD e altre cose che non elenco. Accende il televisore e sparisce in una stanza laterale. Entro in una delle stanze. Mi spoglio e faccio una doccia. Dopo essermi asciugato vado a stendermi sul divano. Ho solo il boxer. Prendo il telecomando e faccio scorrere i canali. I minuti trascorrono. Lei fa il suo ingresso. Non ha più la gonna. Ha indossato delle calze nere autoreggenti. Una camicia bianca la copre fino a metà coscia. Non ha il reggiseno. Si notano la punte dei capezzoli che premono contro la stoffa. Si avvicina. Scosta una poltrona e l’avvicina al divano. Si siede. “Ecco questa è la scena di quel giorno. Manca un particolare. Dove lo hai nascosto? Tiralo fuori.” “Fallo tu.“ Janet infila la mano nella fenditura dei boxer e con le dita aggancia il fallo e lo porta allo scoperto. È flesso su se stesso. È l’emozione. “Non ci siamo. Sembra un fiore appassito.” “Per riprendersi ha bisogno di essere stimolato.” “Vediamo cosa si può fare.“ Con la mano libera mi circonda le palle e le accarezza. Il pene incomincia a muoversi. Con le dita mi tira giù la pelle che copre il glande. Il pene tenta di alzare la testa. Nel frattempo inizia a crescere. Il glande è lucido e di colore quasi violaceo. Pochi attimi e il pene si erge in tutta la sua lunghezza.
Mi sono eccitato tantissimo mentre leggevo il tuo racconto, mi sembrava di essere li ad assistere a questa scena surreale.
Se qualche sogno potesse avverarsi, vorrei che fosse questo!