Janet 2a parte
l fiore è risorto a nuova vita. “Ci siamo. La scena è quella originale.” Il suo sguardo è sul mio pene. Lo osserva. La sua lingua si inumidisce le labbra. Con le unghia delle dita mi solletica lo scroto. L’altra mano si stringe intorno al mio cazzo e la fa scorrere lungo la superficie del fallo. Lo accarezza. “Figlio mio. È fantastico. Grazie padre Giove per avermi dato la possibilità di essere madre di un tal guerriero fornito di questa magnifica daga. Un cazzo di tali dimensioni l’ho visto solo in alcune riviste porno.“ Mia madre è affascinata dalla grandezza del mio fallo. Lentamente, senza distogliere lo sguardo, avvicina la bocca al glande. Lo bacia. Poi, senza fretta, scende leccando, fino alla radice. Mi lecca le palle. Le accoglie nella sua bocca e le succhia. La sua lingua risale fino alla punta del glande. Lo lecca. Il mio corpo ha dei brividi e vibra di piacere. Inarco la schiena. Mi da un leggero morso sul glande. Apre la bocca e lo fa accomodare nella sua cavità orale. Lo succhia. Il movimento del mio bacino accompagna la penetrazione nella sua gola. Le sue labbra mi sfiorano la radice. È riuscita a contenerlo tutto. La punta del glande urta contro la sua ugola. La suzione continua. Il cazzo entra ed esce dalla sua bocca sempre più rapidamente. La sua lingua diventa frenetica. Si è avventata sul pene come una forsennata. Sento il piacere salire dalle palle lungo il condotto uretrale. Contraggo i muscoli del bacino. Gemo. “Janet! Mamma! Vengoooo!“ Esplodo. Un fiume di sperma inonda la sua bocca. Non si allontana. Famelica lo ingoia. Continua a ciucciare il mio cazzo fino a che l’ultima goccia non viene espulsa ed ingoiata. “Jo. Figlio mio. Mio amore. Mio Marte. Grazie per avermi concesso di assaporare il tuo spettacolare cazzo. Il tuo sperma ha una fragranza ed un profumo tutto particolare.” Non sto in me dalla felicità. Ho eiaculato nella bocca di mia madre e le è piaciuto. Mi ha fatto un favoloso pompino. Mi ha chiavato con la sua carnosa bocca. L’ha usata come fosse una fica. “Mamma. Amore. Non ho parole per esprimerti la mia felicità.” “Figliolo. Hai un attributo che soddisferà la sete che ho di te. Vieni. Andiamo in un posto dove saremo più comodi.” Si alza. Prende la mia mano e mi fa alzare. Mi attira a sé. Mi cinge il collo con le braccia. Preme il seno contro il mio torace. È duro. I suoi capezzoli sono inturgiditi. Sono due bulloni che premono sui muscoli pettorali. Avvicina la bocca alla mia e mi bacia introducendo la sua lingua nella mia bocca. La succhio. Porto una mano fra le sue gambe. Non ha le mutande. Le mie dita incontrano il cespuglio di peli. Sono bagnati. Mi faccio strada verso la vulva. Incontro le grandi labbra. Le penetro con le dita. È piena di umori. “Amore. Aspetta. Andiamo di là. Abbi pazienza. Anche lei arde dal desiderio di incontrarti. Vuole che tu la baci. Che le faccia conoscere l’ospite che alberga fra le tue gambe. La sua casa è pronta a dargli ospitalità” Arriviamo nella camera da letto. Mi fa indietreggiare verso il letto. Mi spinge. Sono disteso sul letto. Mia madre sale sul letto e mi scavalca con una gamba. Si muove strusciando la sua fica sul mio corpo. Si ferma quando la vagina è sul mio viso. Ha le mani appoggiate alla spalliera del letto. “Guardala e dimmi se è di tuo gradimento. Avvicina la bocca alla sua. La sentirai pulsare. Sono i battiti del suo amore per te. Baciala. Falle conoscere il tuo amore.“ La posizione che ha assunto la porta a tenere le gambe dilatate. Si vede il roseo delle piccole labbra che si affacciano, timide, tra le grandi labbra. È troppo. Non resisto. Con le dita dirado la parte di peli e fiondo la testa su quella meraviglia. Con le labbra afferro le sue piccole labbra e le succhio. Sono gonfie e pulsanti. Sono uno splendore. Le lecco. La punta della lingua trova l’orifizio vaginale. Lo penetra. Mia madre ha una scossa. Il suo bacino preme con più forza sul mio viso. Il mio naso è in contatto con il suo clitoride. La lingua sta arando l’antro da cui sono uscito. Mugolii e gemiti di piacere accompagnano la mia opera. Un grido e mia madre raggiunge un primo orgasmo. I suoi umori colano nella mia bocca. Li ingoio. Sono gradevoli. Sostituisco la lingua con due dita che affondo nella vagina e la chiavo. La lingua si è spostata sul clitoride che titillo con la punta. Lo lecco. Lo mordo. Lo imprigiono fra le labbra e lo succhio. Lo sento crescere nella mia bocca. Si indurisce. È acciaio. Le faccio un pompino. Mia madre agita il bacino. Con il suo piccolo cazzetto mi chiava la bocca. Dalla gola le escono suoni indecifrabili. Un urlo liberatorio è l’annuncio dell’arrivo di uno spaventoso orgasmo. Ritraggo le dita dalla vagina. Un torrente di umori invade la mia bocca. E’ puro nettare. L’ingoio. Con la lingua lappo le parti della vagina intrise di umori. La pulisco accuratamente. Mia madre si stende al mio fianco. “Amore. Sei stato magnifico. Mentre mi succhiavi il clitoride ho riconosciuto la scuola di mia madre. Hai imparato molto da lei. L’allievo ha superato la maestra. Mi hai dato un tale piacere che difficilmente dimenticherò. Urge chiamare tua nonna per dirle che stasera non rientreremo.” “Mamma. Mi dici che passeremo la notte fuori casa. Io e te soli?” “Altrimenti non sarebbe una luna di miele. Tu stasera diventerai il mio meraviglioso amante. Io ti darò tutta me stessa.“ Si mette a sedere sul letto; prende il telefono e compone il numero di casa. “Pronto? Mamma? Ti voglio dire che noi non rientriamo. Ci fermiamo alla trattoria per tutta la notte. Sì! Stai tranquilla. Ci siamo incontrati e ci siamo detti già qualcosa. L’argomento, il più importante, non lo abbiamo ancora affrontato. Penso che lo affronteremo dopo cena.” Mentre mia madre parla al telefono con mia nonna la prendo per le spalle e la faccio stendere sul letto. Le apro la camicia. Il suo prosperoso seno d’alabastro si mostra in tutta la sua straordinaria bellezza. Con la punta delle dita le titillo i capezzoli. “Jo, stai fermo. Lasciami parlare con tua nonna. Margot, scusami, ma non riesco a trattenerlo. Ci vediamo a casa.” “Mamma hai un seno meraviglioso. È sodo. Si tiene su benissimo. Deve essere favoloso succhiare il latte dalle tue poppe. Promettimi che se avrai altri figli allatterai anche me. Voglio che il latte che sgorgherà dal tuo seno sia anche la mia bevanda energetica.” “Bimbo! È così perché l’ò curato. Ti piace? Lo vuoi? Prendilo. È tutto tuo.” Porta le mani a coppa sotto le tette. Le solleva e me le offre. Mi lancio con la bocca sulle sue tette e, a turno, lecco quelle splendide colline. Con la punta della lingua lecco le aureole che circondano i suoi grossi capezzoli. Apro la bocca e li ospito. Li mordo strappandole delle grida di dolore. Li stuzzico. Li lecco. Li succhio. Mia madre mugola, geme e freme. Si dimena. Con movimenti rapidi porta la testa fra le mie gambe. La sua bocca entra in contatto con il mio glande. Lo bacia e lo accoglie nella sua cavità orale. Lo succhia. Abbandono le tette e con la testa scendo ad incontrare la sua vagina. Con le dita di una mano la penetro e comincio a stantuffarle dentro la grossa figa. La chiavo con le dita. Le prendo il clitoride tra le labbra e lo succhio. Lo sento indurirsi e crescere. Diamo vita ad un apocalittico 69. Mia madre raggiunge un’infinità di orgasmi. Tutti sono preceduti da forti convulsioni del corpo e da grida che assomigliano al nitrito di una cavalla. Eiacula nella mia gola, che è pronta a riceverli, i fiumi di umori che la sua pussy, sotto l’azione frenetica della mia lingua sul suo clitoride, produce. Dal canto mio le stantuffo il pene nella bocca. Le chiavo la bocca. Sbuffo come una locomotiva. Anche per me giunge il momento del piacere. Mi irrigidisco e affondo il cazzo nella bocca di mia madre. Un primo fiotto abbondante di sperma si proietta con forza nella sua gola. In rapida successione lo seguono altri due, forse tre, copiosi fiotti di liquido seminale che viene raccolto dalla sapiente lingua della mia genitrice e convogliato nella sua gola e golosamente ingoiato. Siamo di nuovo con la testa poggiata sui cuscini. Mi rifletto nei suoi occhi. Le nostre bocche si avvicinano. Le lingue guizzano in fuori e si incrociano. Ci trasmettiamo i nostri umori. Lei travasa nella mia bocca il sapore del mio stesso sperma ed io travaso nella sua stupenda bocca i sapori del suo sperma. “Mamma è stato magnifico.“ Senza dire una parola, si alza e ancheggiando esce dalla stanza. Che culo. Ha delle natiche favolose. Il cazzo è di nuovo in piedi. Dopo diversi minuti ritorna. Guarda il mio stato e ride. “Sei di nuovo in tiro?” “È stato il tuo culo a farmelo indurire.” “Ho chiamato in trattoria ed ho ordinato un pranzo completo. Ho fame.” “Io è te che voglio mangiare. Tu sei il mio pasto.” “La notte è lunga ed è tutta per te. Potrai sfamarti come e quando vuoi. Da bravo bambino ti alzi. Indossi i tuoi vestiti e vai di là ad aspettare che portino su le pietanze.” Le do ascolto. Appena vestito esco dalla stanza e vado a sedermi sul divano da dove è partita la danza dell’amore. Mi siedo e aspetto. È trascorsa una mezzora quando la porta della camera da letto si apre e lei fa il suo ingresso nel salone. Dio. Che stupenda visione. Resto senza parole. I lunghi capelli biondi le cadono sulle spalle. Indossa un vestito di velo nero a maglie fitte. È semitrasparente. La sua pelle bianco latte splende sotto la luce delle lampade. Due triangoli di stoffa si dipartono dal suo bianco collo e scendono coprendo ognuno una mammella. Il solco che le divide fin giù all’ombelico è scoperto e denuncia l’assenza del reggiseno. I lineamenti delle curve delle tette sono evidenziate dalla trasparenza del vestito. Cosi come pure si vedono i grossi capezzoli che premono contro la stoffa. Lo sguardo scorre su quel splendido corpo. La trasparenza mette in evidenza il triangolino di stoffa che le copre la pussy e il filino che le attraversa il solco tra le natiche andando a congiungersi con quello che le circonda la vita. Le sue gambe sono inguainate in calze nere. Ai piedi calza scarpe nere lucide con tacchi altissimi. È Venere uscita dal mare ed è mia madre. E’ bellissima. Mi alzo. Le prendo le mani e gliele bacio. “Mamma. Sei incantevole. Ti amo. Ora capisco perché gli uomini si dannano solo a vederti. Tu sei il liquido la cui mancanza manda in ebollizione i motori e li danneggia.“ Sono eccitato. Il mio cazzo è cresciuto e si è indurito. La faccio sedere sul divano vicino a me. Porto una sua mano sulla patta. Stringe. Abbassa lo sguardo sui miei pantaloni e come se parlasse con lui: “Grazie della tua manifestazione di desiderio. Per adesso stai tranquillo. Abbi pazienza. Più tardi ti presenterò una micina che anela di fare la tua conoscenza. Anche lei è impaziente di accoglierti fra le sue calde e pulsanti labbra. Ogni volta che le sei vicino emette dei miagolii incredibili. Prima ceniamo poi guardiamo un poco la televisione e poi facciamo le presentazioni.” Alza la testa. Avvicina le labbra alle mie e mi dà un bacio. “Tesoro. Ti va il programma?” “Posso dire di no? Le presentazioni facciamole subito. Io non resisto ad aspettare.” “Mi dispiace, ma devi contenerti. Sei un uomo anche se un pò mandrillo.“ Le piace giocare. Sento bussare alla porta. Vado ad aprire. Sono tre camerieri con altrettanti vassoi. Entrano e poggiano tutto sull’immenso tavolo. Vanno via. Sollevo i coperchi e piatti fumanti spandono per il salone il profumo di pietanze molto spezziate. Mia madre viene a sedersi al tavolo. Io sto per girare intorno al tavolo per andare a sedermi vicino a lei. “Fermati. Siediti di fronte a me. Non ho nessuna intenzione di stare ad allontanare le tue mani dal mio corpo e la tua bocca dalla mia. Ho fame e voglio mangiare.” “Almeno spogliamoci. Mangiamo nudi.” “No! Siediti e mangia.“ Ho il pene duro. Mi fa male. Cerco di non pensare. Cosa impossibile perché lei è lì di fronte a me. Mia madre mangia imperterrita. So che anche lei sta soffrendo. Non ce la faccio più a resistere. Mi alzo. Giro intorno al tavolo. La raggiungo. Afferro la spalliera della sedia e la giro. Metto le mani sotto le ascelle di mamma e la sollevo. La faccio sedere sul tavolo. Le sollevo il vestito sulla pancia. Le tiro via il tanga. Mi sfilo i pantaloni e il boxer. Le sollevo le gambe e le poggio sulle mie spalle. Con una mano prendo il mio cazzo e avvicino il glande all’imboccatura della sua vagina. “Mi chiedevo fino a quando avresti resistito. È da quando ci siamo seduti che la micina aspetta il tuo diavoletto. Su, spingi, fallo entrare.“ Do una spinta in avanti con il bacino ed il glande valica l’agognata porta. “Non fermarti. Continua a spingere. Lo voglio tutto dentro.“ Continuo la spinta. Lentamente il cazzo si fa strada tra quelle umide pareti. Mia madre geme. “Sì! Continua così. Non ti fermare.“ Sento il glande urtare contro il suo utero e le palle contro il suo culo. I miei 22 cm di cazzo sono completamente affondati nella vagina di mia madre. “Possente Giove. La daga di mio figlio mi sta squassando la fica. Oh! Quanto ho agognato questo momento. Jo, figlio mio, ti prego fammi impazzire. Non dare sfogo immediato al tuo piacere. Trattieniti.” “Mamma. Non ci credo. Dimmi che non sto sognando. Ho il cazzo nella tua vagina. Ti sto chiavando.” Mia madre fa scendere le gambe, inguainate nelle nere calze, dalle mie spalle e le incrocia sulla mia schiena chiudendomi in un dolce e stretto abbraccio. Porta le braccia dietro la mia testa e si ancora al mio collo. Facendo forza solleva il busto e porta le tette all’altezza della mia bocca. “Amore di mamma. Volevi che pranzassi con il seno nudo. Dai. Portalo all’aria e succhia le mie tette.” Con le mani afferro i lembi del vestito e le scopro le bianche mammelle. Chino la testa e aggancio un capezzolo con le labbra. Lo lecco. Gli do un piccolo morso strappandole un grido misto ad un gemito di piacere. Lo succhio. L’altra mano sta torturando l’altro capezzolo. Le dita di una mano hanno artigliato il suo clitoride e lo stanno stuzzicando. Il corpo di mia madre è scosso da forti tremiti. Più volte nitrisce. La libidine la sovrasta. Gli orgasmi si susseguono uno dietro l’altro. Ogni volta che inizia a godere affonda le sue unghia nelle mie spalle. Il mio cazzo sta nuotando in un lago di umori. La mia resistenza si sta indebolendo. Glielo dico. “Mamma, non riesco più a contenermi.” “Sì! Amore. È venuto il momento di regalarmi il tuo seme. Chiavami. Fottimi. Fammi sentire il tuo pistone che stantuffa nel mio cilindro.“ Prima lentamente e poi sempre più velocemente la chiavo. Il mio piacere si trasmette a lei. Sento lo sperma che sta salendo lungo il condotto. La fessurina sul glande e solleticata dal piacere che sta giungendo. Lo sperma arriva e dilaga nella già allagata vagina. Non so quanto gliene do. Anche lei sta godendo. “Jo. Non uscire subito. Aspetta. Ti dirò io quando ritirare il tuo alieno dalla mia micina. Sei stato un amante perfetto. Mi hai chiavato in modo sublime.” “Mamma. Sono contento che ti sia piaciuto.“ Dopo pochi minuti, il pene incomincia a perdere la sua vitalità. Mia madre mi dice di tirarlo fuori. Lo faccio e mi abbandono sulla sedia. Lei scende dal tavolo e si inginocchia fra le mie gambe. Avvicina la bocca al pene e lo lecca. Lo sta pulendo. Sta nettando i suoi umori e il mio sperma. L’azione della sua lingua è lenta. Lecca la mia asta dal basso verso l’alto. Di tanto in tanto fa sparire il glande nella sua bocca. Stringe le mie palle con una mano. I minuti passano. L’alieno incomincia a muoversi. Solleva la testa. S’innalza e si indurisce. Solo allora mia madre smette di leccarlo. Si alza. Fa scorrere il vestito sul pavimento. Allarga le gambe e mi cavalca. Prende il pene con una mano e lo avvicina alla pussy. Si lascia andare e il cazzo entra nella sua calda e profumata vagina. Le sue tette sobbalzano. La mia eccitazione è forte. “Mamma. Sei insaziabile. Vuoi distruggermi.” “Devo recuperare il tempo perduto. Questa è la punizione che ti spetta per avermi fatto penare. E siamo ancora agli inizi. Ci sono ancora dodici ore a nostra disposizione. Questo tuo coso dovrà lavorare molto. Ci penserò io a tenerlo fisicamente su.” Se chiavare mia madre è la punizione che mi spetta che ben venga. Volentieri mi sottopongo a tale tortura. “Jo, figlio mio, mio dolce amore. Dimmi che mi ami.” “Mamma. Tu sarai sempre il mio dolce e insostituibile amore. Qualsiasi cosa accadrà verrò sempre a cercarti. Il tuo letto sarà la mia alcova e la tua micina sarà il rifugio dove il mio alieno si nasconderà. “Grazie. Portami a letto. Però non voglio che il tuo cazzo esca dalla mia vagina. Resterò aggrappata a te per tutto il percorso. Mi chiaverai camminando.“ È veramente come ha detto. Con uno sforzo mi alzo sostenendola con le mani sotto al culo. Lei si aggrappa al mio collo, mi circonda la schiena con le gambe e schiaccia il suo corpo contro il mio. Sento l’acciaio dei capezzoli premere contro il mio petto. Ogni passo che faccio è per mia madre una scossa che si trasmette ai suoi muscoli vaginali che entrano in azione contraendosi sul mio cazzo. Ad ogni scossa mi morde il muscolo della spalla. “Amore. È fantastico. Mi sento spaccare in due. Non ho mai chiavato in questa posizione. Vorrei che il tragitto non finisse mai.“ La sua cavità vaginale è un oceano. I suoi umori si aprono la strada verso l’esterno. Colano lungo le mie gambe e gocciolano sul pavimento lasciando macchie biancastre. Arriviamo in camera da letto. “Aspetta a mettermi sul letto. Voglio che tu goda stando in piedi.“ Lo fa. Facendo leva con le braccia sul mio collo e sulle mie spalle solleva il culo in modo da fare uscire parzialmente il fallo dalla vagina e poi scende facendolo rientrare. Il ritmo è veloce. Sembra una forsennata. Ha la testa abbandonata all’indietro. Le tette sobbalzano in modo frenetico. Grugnisco e sbuffo. “Mamma. Sto godendo.” “Sì! Godi pure. Vieni. Metti pure il tuo sperma dentro di me. Riempimi.“ Vengo. Le gambe non mi reggono. Cadiamo sul letto. Lei è sotto di me. Le sue gambe sono ancora incrociate dietro la mia schiena. La bacio. “Mamma ti amo.“ Quella che sta per trascorre è una lunga notte. Più volte chiavo mia madre. La prendo da dietro per ben due volte. Una volta è stesa su di me con la schiena e un’altra volta lo facciamo con lei che sta carponi e io le sono sopra con le mani ancorate alle sue tette. Insieme sperimentiamo le più impensabili posizioni. Non sempre ho scaricato dentro la sua vagina il mio sperma. Anzi, credo proprio che ad un certo punto mi sono esaurito. All’alba, esausto, cado in un sonno profondo e dormo fino al pomeriggio inoltrato. Quando mi sveglio lei è lì vestita con jeans e maglietta, sta seduta sulla poltrona e mi guarda. “Finalmente sei sveglio. Vieni, sul tavolo è pronto il tuo pranzo. Io ho già pranzato.” “Mamma…..” “Non preoccuparti. Stai tranquillo. So che devi recuperare e che non basterà una dormita. Dopo che hai mangiato andremo a fare una lunga passeggiata nel bosco. Ho già chiamato tua nonna e gli ho detto che resteremo ancora per altri giorni.“ Vado in bagno. Faccio una doccia. Mi vesto e con lei che mi segue vado a mangiare. “Jo. Sei proprio un bel ragazzo. Sono innamorata di te. Ti amo.“ “Mamma. Una donna della tua bellezza non l’ho mai vista. Anch’io sono innamorato di te. E dopo stanotte lo sono ancora di più.“ Finito di mangiare mia madre mi invita ad uscire con lei. Usciamo e ci addentriamo, mano nella mano, nel bosco. Ogni tanto le carezzo le natiche. “Mamma, posso farti una domanda?” “Certo che puoi. Fra te e me non ci dovranno essere segreti, dubbi, ecc. Solo così il nostro rapporto si rafforzerà. Dobbiamo sempre dirci tutto e non lasciare mai niente in sospeso.” “Ok! Prima di mio padre hai avuto altri uomini? Lo hai mai tradito?” “No! non l’ho mai tradito se non con te e quando torniamo a casa lo informerò di quello che c’è stato tra noi due. Lo deve sapere. Prima di lui non ho avuti altri uomini. Mi fece sua che ero ancora una ragazzina. Allora già avevo rapporti con tua nonna. Con mia madre ho fatto le mie prime esperienze di sesso. Poi venne tuo padre. Nascesti tu. Crescevi, ma ai miei occhi sei stato sempre il mio bambino. Invece ogni giorno diventavi sempre di più un uomo. Presi coscienza quando ti vidi nel letto con la tua splendida asta che, dritta e dura, si inalberava nell’aria. Da quel giorno sei diventato la mia dannazione. Tua nonna mi spronava a cavalcarti. I pregiudizi mi frenavano. Ti desideravo e allo stesso tempo mi dicevo che non dovevo perché sei mio figlio. Poi ho avvertito che anche tu mi desideravi ed allora mi sono lasciata andare. Non sono affatto pentita di aver fatto sesso con mio figlio.” Altri giorni trascorrono. Sono giorni stupendi. Ci amiamo di continuo. Durante un’altra delle nostre passeggiate mi azzardo a parlarle di un argomento scabroso. “Hai avuto rapporti anali? Lo hai preso nel culo? Voglio dire ti sei mai fatta chiavare nel culo? Sei stata sodomizzata?” “No! Mai. Ci ha provato tuo padre ma mi sono ribellata. Ho una paura tremenda. Il solo pensiero del dolore che sentirei mi fa sudare freddo. Perché mi fai questa domanda? Per caso hai intenzione di impalarmi?” “Mamma. Tu quando mi sei davanti e ancheggi il mio alieno ha delle brutte scosse. Le rotondità del tuo culo sono invitanti. Mi lasceresti provare?” “A fare che?” “A sverginarti il culo. Userei accortezza. Eviterei di farti sentire dolore. Non voglio romperlo. Voglio solo chiavarlo.” “Sei matto? Con quell’arnese che ti ritrovi lo sfonderesti in modo irreparabile. Scordati il mio culo e non tentare mai di avvicinare il glande al mio buchino. Hai altre domande da farmi? No? Allora torniamo alla trattoria. Si è fatto tardi.“ Eppure ci dovrà essere un modo per sodomizzare mia madre. Non devo arrendermi. I giorni passano. Facciamo ritorno a casa. Mia nonna ci fa festa. Ci informa che ha dovuto dire a mio padre della nostra relazione. In questo ha anticipato il proposito di mia madre. Mi manda via dalla stanza e chiude la porta dal di dentro. Lentamente le due maliarde mi fanno recuperare le forze. Per circa tre mesi nessuna delle due si concede. Mi sento rinascere. Un mattino mia madre viene a trovarmi in camera. Apre le tende e spalanca le porte-finestre. È una giornata piena di sole. Si siede sul letto. Indossa una vestaglia bianca semiaperta sul davanti. Si vedono le curve delle sue tette. L’alieno scatta sull’attenti. Mia madre mi guarda e sorride. “Buongiorno. Vedo che hai avuto un buon recupero. Sono venuta per parlarti. Vuoi sempre sodomizzarmi?“ Mia madre mi sta chiedendo se voglio mettere il mio fallo nel suo culo. “Se voglio? E lo domandi? Sarebbe il più bel regalo che potresti farmi.” “Mi prometti che se ti lascio provare ti fermerai al mio primo cenno? Non mi violenterai?” “Ti giuro che sarò gentile. Mi dici cosa ti ha convinta?” “La tua richiesta mi è rimbombata nel cervello per tutto questo tempo. Sono stata ad un magazzino di sexy shop ed ho comprato dei DVD sull’argomento. Mi sono informata dalla mia ginecologa e mi ha detto che se lo faccio con le dovute precauzioni sentirò meno dolore e mi piacerà.” “E sei qui per …” “Jo, voglio che mi chiavi il culo. Ho passato l’intera notte a preparami per ricevere il tuo alieno nel mio culo. In casa non c’è nessuno. Anche se griderò nessuno mi sentirà. Tieni. Questo è un preservativo. Indossalo e diamo inizio al rito.“ Non sto nella pelle. Mamma mi dà il suo culo. Vuole un rapporto anale. Il suo favoloso culo ospiterà il mio cazzo. L’alieno è alla massima espansione. Mi fa male. Sembra voglia scoppiare. “Figlio mio. È un mostro quello che si erge tra le tue gambe. Ti imploro fa che non senta dolore.” Si alza. Si toglie la vestaglia e sale sul letto. Si inginocchia. Allarga le gambe e piega il busto in avanti. Ha tirato sotto la sua pancia due cuscini. Le tette premono contro il materasso. Il bacino è sollevato. Le natiche sono dilatate. Il cespuglio di peli che copre la vagina sotto i raggi del sole brilla. Poco più su lo sfintere rosso scuro fa contrasto con la pelle bianca che lo circonda. Al centro c’è il buchetto che fa da entrata al condotto anale. Aspetta il mio fallo. Indosso il preservativo. Mi avvicino. Chino la testa e appoggio la bocca sullo sfintere. Lo lecco. Il contatto con la lingua provoca in mia madre una contrazione ed un gemito. Proseguo. La lingua si muove veloce. Vibra sul buco del culo. Sono gemiti di piacere quelli che sento. Vedo gocce di umori colare dalla sua fica. Sta godendo. La mia mano la penetra. Le dita sono intrise del suo liquido. Le sposto sullo sfintere e le passo intorno al bordo del buco. Con il dito pollice mi faccio strada tra i muscoli anali. È tutto dentro. Gli imprimo un movimento di rotazione. I gemiti aumentano di intensità. Il suo bacino rotea e spinge all’indietro. Il pollice si muove con facilità. L’attrito iniziale non c’è più. È pronta. Mi alzo, mi posiziono dietro di lei. Il cazzo è in direzione della vagina. La penetro. Resto fermo pochi attimi e poi lo sfilo. Il lattice del preservativo è intriso dei suoi umori. Prendo il cazzo con una mano e avvicino il glande al buco del culo. “Mamma. Aiutami.” Fa roteare il bacino in senso orario. Ogni tanto da dei piccoli colpi all’indietro accompagnati da mie spinte in avanti. Il glande comincia ad entrare. Il buco all’avanzare del glande oppone sempre minore resistenza. Con l’altra mano premo contro la sua schiena impedendole di sollevarsi. La sua testa si agita sul cuscino che morde in continuazione. Mm dopo mm il glande avanza dentro il condotto anale. Avverto i muscoli anali chiudersi intorno al glande. È dentro. Il più è fatto. Mi fermo per farla riposare e per far si che il buchetto si adatti a tenere dentro di se la testa dell’alieno. “Jo. Sei un caro figliolo. Hai trapanato il mio culo dolcemente. Ho sofferto ma il dolore è stato sopportabile.” “Mamma. Dentro il tuo culo hai solo il glande. Mi sono fermato per farti abituare. Fra poco completerò la penetrazione e poi dovrò chiavarti. Quello è il momento che può provocarti più dolore. Farò il possibile per evitarti sofferenze.“ Non devo preoccuparmi. Quando il cazzo affonda completamente nel suo intestino retto mia madre incomincia a sbuffare come una locomotiva lanciata a folle velocità. Dalla sua gola escono rumori che non riesco a capire cosa vogliono esprimere. A volte sembrano muggiti e a volte sono nitriti. Una cosa è certa. Sta godendo in continuazione. La sua fica è una cascata. Dopo i primi attimi di perplessità mando al diavolo la tenerezza e incomincio a stantuffare il mio cazzo in quello splendido buchetto. Le chiavo il culo in modo forsennato. Lei urla. Non sono solo urla di dolore ma sono anche grida di piacere. Questo aumenta la mia eccitazione. Mi stendo sulla sua schiena e con pochi rapidi colpi scarico una gran quantità di sperma che vanno a riempire il serbatoio del preservativo. Non la sento più gridare. È svenuta. Con timore estraggo il cazzo dal suo culo e ascolto il suo respiro. È regolare. Le dilato le natiche e guardo il buco del culo. Non c’è sangue. Lo sfintere è integro. Solo il buco è dilatato e sta espellendo succhi. La sento gemere. Si sta riprendendo. Si gira sulla schiena. Getta le braccia intorno al mio collo e mi attira su di se. “Grazie per la dolcezza che hai usato. Mi è piaciuto. Ho goduto molto. Non credevo si potesse godere anche facendosi chiavare il culo. Dimmi che mi impalerai ancora.” “Mamma, ora posso finalmente dire che mi appartieni. Mi hai donato tutto il tuo corpo e tutta te stessa. Sei e sarai sempre la donna che amerò più di ogni altra.“ Per un lungo periodo di tempo si stabilisce nella mia camera. Mio padre si accontenta di frequentare mia nonna che è la sua concubina e amante. Di tanto in tanto, con rammarico di mia madre, vado a fare visita a mia nonna la quale saputo che ho sodomizzato sua figlia ha voluto che trapanassi anche il suo culo. L’ò accontentata. Faccio di più. In accordo con mio padre, Margot diventa, con suo grande piacere, la protagonista dei giochi a tre. È il companatico di molti sandwich. I momenti più belli della vita li trascorro quando mia madre mi tiene stretto fra le sue braccia. Il rapporto con mia madre, nonostante mi sia sposato, non ha termine. Mia moglie ne è a conoscenza. Sa che Janet è la mia amante. Qualche volta anche lei partecipa ai miei incontri con mia madre.
Il perfetto finale per Janet.
Complimenti per i racconti, sono così dettagliati che mi viene il dubbio tu non li abbia realmente vissuti!
Ciao,ha i scritto un racconto che ha le caratteristiche letterarie di un buon scrittore di cose erotiche. Secondo la mia analisi , iracconto sarebbe più coinvolgente nell’eccitazione, se tu tralascaissi una parte ridondante di descrizioni, andando più concretamente al sodo. Secondo punto: dai ilnome vero agli organi, chiama fica la vulva, cazzo ilcazzo,chiavare e scopare nei termini propri. Comunque io ho vissuto e vivo una vicenda incestuosa con mia sorella. Se ti interessa ,sono disposto a raccontartela in forma più succinta ,ma completa nei fatti, e poi vedi tu se puoi e vuoi trarne un racconto erotico che poi mi piacerebbe ricevere in allegato ad una e.mail .Ciao, fammi sapere, comunque ,qulacosa. Giorgio