L’ascensore
Autore: TaKi – Leggi altri racconti di questo autore

Ricordo che era una mattinata come tante altre. Solo che era la fine del mese, e come tale un sacco di conti di saldare. Non solo avevo appena pagato alle poste la rata del televisore nuovo, maledetto me quando ho comprato quel cazzo di plasma, ma dovevo pagare l’ affitto di quella bettola dove vivevo. Così ho preso il mio motorino e mi sono diretto del quartiere più ricco della mia città . Conosco quella benedetta strada a memoria, e ogni mese la odio sempre di più. Ogni santissimo 30 del mese vedo 400 euro del mio misero stipendio andare a quella vecchia sgualdrina. Arrivo al portone del Inferno, cerco il nome del Diavolo sul citofono, come se già non sapessi che abita all’ interno 20, rigorosamente ultimo piano, attico vista mare. Quanto la odio! E io? Abito in 70 metri quadrati, al primo piano, vista strada e supermercato di fronte. Citofono al Demonio, che prontamente mi risponde con la sua voce gracida degna di una strega. – <<˛ Chi è?>> – <<˛ Sono Riccardo per l’ affitto Signora!>> Con più educazione falsa e ipocrita che potessi usare. Già me le immagino le sue labbra straripanti di collagene allungarsi innaturalmente in quello che, sulla bocca di una donna normale, potrebbe chiamarsi sorriso. Apre ovviamente immediatamente il portone. Entro, in tasca la busta con i soldi. Mi dirigo verso l’ ascensore. Occupato. E che palle! Io 7 piani di scale non me ne faccio. Il Demonio aspetterà . Sono assorto nei miei pensieri, e dietro di me fa capolino un ragazzo. Uh mamma che spavento. Questo è sbucato dal nulla proprio. Nemmeno ho sentito il portone chiudersi. Eppure cazzo è di legno massiccio e per chiuderlo prima ho dovuto sbatterlo. Mah. Allibito. Mi sorride il tipo. E’ molto carino, alto poco più di me, biondo con i capelli irrimediabilmente arruffati e spettinati, gli occhi nocciola chiari quasi il miele, lineamenti maschili, decisi, ma allo stesso tempo dolci e delicati. Uno spruzzetto di barba bionda sul mento e due righette di baffetti sotto il naso. Labbra rosse e non molto carnose. Corporatura decisamente notevole. Indossa un jeans stretto a vita bassa, che ne sehna i finachi sottili e le coscie muscolose, e un veglioncino a righe forse con un po’ troppi colori, aderente anche quello, che lascia ad intendere un pettorale per niente male. In vista una cinture di quelle troppo vistose per i miei gusti, con una fibia a forma del simbolo di Superman su sfondo, però, rosa. Che era superman lì sotto? Lo squadro un po’, è proprio notevole notevole. Questo continua a sorridermi. Ha proprio dei bei denti bianchi, peccato per gli incisivi leggermente storti, ma nell’ insieme davano tono a quel viso. – <<˛Ciao>> l’ ascensore si fa attendere?>> Mi dice questo, voce squillante, allegra. – <<˛Sembrerebbe>> >> Rispondo. Oddio mi sa che sono diventato rosso, sai quando ti senti le guance arrossire? Ecco così mi sentivo. Alleluja l’ ascensore arriva. Ne esce un signore distinto, abito sicuramente griffato, valigetta alla mano, immancabile auricolare all’ orecchio, era nel bel mezzo di una chiamata di lavoro. Sorrido per educazione, questo mi guarda male e se ne va. Ma che cafone. Mi volto per mandarlo quasi a cagare, e qualcosa non torna ai miei occhi. Il ragazzo è nella stessa posizione di prima, e fin qui tutto normale, ma il tipo di prima a telefono? Eh no non quadra mica! Come cazzo fa ad essere perfettamente dietro il biondino mozzafiato? Che l’ ha scansato? Ma non avrebbe avuto senso! Vabbè>> dettagli. Entro nel ascendore, mi giro verso l’ ignoto fanciullo e gli faccio cenno di entrare. Lui entra. – <<˛A che piano vai?>> Gli chiedo per schiacciare il tasto del suo piano. Sicuramente non andava al settimo come il sottoscritto. – <<˛Dove vai tu!>> Mi risponde sorridendo. Che mi prende per il culo? E che si fotta! Schiaccio il settimo piano. Guardo i numerini illuminarsi dei piani.. 1 2 3 4 Bloc! Eh no merda! L’ ascensore si è bloccato? Ah ma capitano proprio tutte a me! Non solo un bel biondino sembra volermi seguire all’ Inferno, ma questo dannato ascensore pure si blocca tra il quarto e il quinto piano? Odio profondo. – <<˛Tranquillo non ti preoccupare>> lo fa spesso! Soprattutto quando ci sono io.>> Mi dice il ragazzo sempre con quel sorriso beffardo su quel faccino da ragazzo bello e dannato. Allora, ma questo mi prende per il culo allora? Il tasto STOP non l’ ha premuto, eh no! Visto che ci sono io davanti al pannello di controllo, avrei visto il suo dito premerlo, quindi, sì! Mi prende per il culo. Educato come al mio solito sorrido e gli dico. – <<˛Guarda te, ci mancava questa!>> Frase fatta, banale, ma cosa potevo fare? Azzuffarmi con quello in ascensore? O saltargli direttamente addosso? Effettivamente la seconda opzione non era male. Mavvà su, scaccio via pensieri sconci. – <<˛Piacere io sono Marco comunque!>> Si presenta lui, mi tende la sua mano. – <<˛Piacere Riccardo!>> Improvvisamente l’ ascendore prende a riandare. Sì, nel senso, si muove ma non come dovrebbe. Da una strattone smisurato verso l’ altro, io, imbranato come al solito, perdo l’ equilibrio e cado fra le braccia di Marco. Ebbè il ragazzo, braccia grossine ha! Non so che diavolo mi prende. Un pazzo squilibrato direi. Ma non mi muovo un millimetro e resto fra le braccia di quel fusto biondo. Nemmeno di scuso. Eh no gente, mi sono bevuto il cervello. Va bene che l’ ascensore è il mio sogno erotico, ma anche no! Ah ma vogliamo dirla tutta? Marco mica disdegna anzi, di peso mi tira praticamente su e mi rimette in piedi guardandomi fisso negli occhi. Il ragazzo ha smesso di sorridere come un ebete, anzi, sulla sua faccetta di schiaffi si è dipinto uno sguardo serio e>> molto sensuale. Mi guarda. I nostri visi sono a pochi centimetri l’ uno dall’ altro. Oh mamma mia! Cosa fa? Sto sognando? Eh sì sì avete capito. Mi stampa sulla bocca uno di quei baci che ti ribano l’ anima, la carne, le ossa, insomma tutto. Ma soprattutto mi infila in bocca la sua lingua calda e umida. Gioca con la mia come ad una lotta tra gladiatori. Cazzo se bacia bene! Fatto sta che mi eccito terribilmente, sento rigonfiare il mio pacco nei boxer e spingere contro il tessuto. Sento le sue mani calde sul mio collo, sulle mie spalle, sui miei pettorali, sui miei fianchi. Oh mio dio! Le mie mani si fiondano sul mandolino che contenuto nei jeans. Che culo favoloso! Sodo e piccino. Mi impossesso di una sua chiappa con avidità con il palmo della mano. Con l’ altra massaggio la sua schiena sotto quel veglioncino attillato. Continuiamo a baciarci, non ha intenzione di staccarsi dalle mie labbra, dal mio collo. Io tanto meno. Sfilo immediatamente il suo maglione e libero il suo petto dal cotone. Me lo guardo mezzo nudo. Spalle larghe, pettorale gonfio e definito, pancia piatta ma nn scolpita, elastico griffato fuori dai pantaloni, e soprattutto nemmeno un pelo sul corpo. Stupendo! Lui fi fionda sui bottoncini della mia camicia, ed uno ad uno li libera dall’ asola, per poi far cadere la camicia ai miei piedi. Mi guarda. Un anno di palestra hanno dato i suoi frutti sì. Lo vedo da come mi guarda. I miei pettorali sono meno gonfi dei suoi, ma lo batto decisamente per quanto riguarda la tartaruga. Mi accarezza il petto, pettina la poca peluria che lo ricopre,e al suo tatto tutto il mio corpo freme. E’come se i suoi polpastrelli mandassero piccole scosse che mi danno piacere e brividi. Arriva subito al bottone dei miei pantaloni,e a fatica lo sbottona. Li cala giù in modo deciso, lasciandomi in boxer. Sorride a trentadue denti quando rivede il rigonfiamento del mio cazzo, decisamente duro e trepitante. Infila dentro la mano ai miei boxer, dall’ apertura che tutti gli intimi di quel modello hanno sul davanti, e lo libera, lasciandomi però indosso il capo. Lo maneggia con cura, lo carezza, inizia delicatamente a farmi una sega come solo mani esperte possono fare. Tiro indietro la testa inebriato dal suo tocco. Non contento di possederlo con le mani, decide di possederlo con la bocca. Mi guarda con occhi di sfida, apre le sue labbra rosse e inizia a giocare con la punta. Sento le labbra calde sulla mia cappella, baciarla e leccarla. Finchè deciso apre la bocca e lo inghiottisce nel suo intero. Il mio pisello esce ed entra nella sua cavità orale senza trovare ostacoli, glielo spingo fino in gola. Prendo tra le mani la sua testa arruffata, ingroviglio le mie dita tra i suoi capelli dorati, lo invito a prenderne sempre di più. Sento l’ orgasmo farsi strada nel mio corpo, lungo la schiena, le dita, prendere le palle e farle vibrare, finchè non verso il mio nettare sulla sua lingua e sul suo palato, lasciandomi scappare un gemito di piacere estremo. Lui non si lascia scappare una goccia della mia essenza, la ingoia avidamente, emettendo un rumore voluto per farmi intendere che aveva gradito. Poi si alza, seguendo con la lingua la lunghezza del mio arnese, il filo di pelo sulla pancia, per soffermarsi poi sull’ ombelico, leccare con la punta della lingua i miei pettorali, mordicchiare i miei capezzoli, per poi respirare sul mio collo, e baciarmi il lobo dell’ orecchio. Le miei mani sempre imprigionate nel suoi capelli che lo guidano sul mio corpo. Lo bacio nuovamente, col cuore a mille per l’ orgasmo che mi aveva regalato. Sento il mio sapore nella bocca, sa di me. Continuando a baciarlo lo spingo dolcemente contro lo specchio dell’ ascensore. Lo guardo cosi intensamente che sembro volermelo mangiare con gli occhi. Sbottono i suoi jeans attillati, e li calo lentamente carezzando con le meni i suoi muscoli. Mi metto in ginocchio ai suoi piedi, e guardo i suoi slip griffati mostruosamente rigonfi. Il suo uccello è decisamente duro ed eccitato, la cappella gli spunta dall’ elastico leggermente bagnato di umori. Infilo me miei dita sotto l’ elastico e le tiro suo liberando quella bestia dalla sua gabbia. Lo guardo, lo faccio attendere. Lo eccita è evidente. Il suo cazzo pulsa a vista d’ occhio, le palle quasi vibrano. Mi fiondo così quelle, leccandole e ciuncciandole, mordicchiando la pelle che le contiene, tirata al massimo da quanto succo contenessero. Scendo a leccare il suo interno coscia, per poi continuaree baciare quel ciuffetto biondo che nasceva alla base del suo cazzo. Profumava ancora di sapone. Lecco la sua asta più volte, gioco con la sua cappella, il filettino sottile. Evidentemente sono troppo bravo, oppure lui troppo eccitate, ma mi esplode direttamente in volto, imbrattandomi la faccia del suo intimi piacere. Glielo ripulisco per bene, mi sollevo e lo guardo. Sul suo viso quasi un espressione dispiaciuta, e inizia così a leccarmi il volto per levare lui stesso il suo piacere dalla mia pelle. E’così sensuale e arrapante che lo interrompo per mangiarmi le sue labbra con baci ai limite della violenza, mordendolo delicatamente e respirando ansimante sul suo viso. Sembra non resistere al mio affanno eccitato, prende nuovamente il mio cazzo in mano e io lo stesso col suo. Quasi sto per venire di nuovo, che lo fermo. Lui mi guarda, non una parola, si volta. Posa le sue mani sudate contro lo specchio alle sue spalle, inarca le gambe, tira i fuori il suo bel culo e dallo specchio mi guarda invitandomi. Mi inginocchio davanti al suo sedere divino, scolpito nella carne come colo uno scultore saprebbe scolpire. Inumidisco la sua entrata con tenere baci e leccate. Sento il cuore battere, il suo respiro farsi ancora più eccitato, vedo i suoi fianchi avvicinarsi sempre più alle mie labbra. Mi alzo, e indirizzo il mio cazzo ormai impaziente al suo buco. Entra subito la punta, voglio essere delicato, non voglio fargli male. Ma è lui a prendermi con le mani le chiappe e spingermi dentro di lui con uno scatto. Sono dentro lui, uniti, fusi quasi insieme. Inizio un entrata ed uscita continua da lui, tra i miei affanni e il suoi. Vengo quasi immediatamente con un urlo di piacere seguito da un suo soffocato. Esco a malincuore dal suo corpo e dalla sua anima, lui si volta. Ha le guance arrossate, gli occhi umidi, un espressione felice. Senza pensarci due volte mi sdraio per terra, sopra la mia camicia. Lui capiscecosa voglio fare. Si sdraia su di me e mi bacia. Prende nel frattempo le mie caviglie e se le porta sulle spalle. Lascia cadere un rivolo di saliva sul suo cazzo in piedi più volte e lo dirizza verso l’ ingresso della mia anima. La cappella entra subita senza problemi. Io respiro profondamente e rilasso i miei muscoli. Lui delicatamente entra dentro di me, piano, centimetro per centimetro senza faticare o forzare l’ entrata. Fino a che non sento le sue palle attaccate al mio culo. E’entrato nella mia anima finche poteva. Inizia la sua danza sul mio corpo, vedo le sue braccia tese, i muscoli tirati, gli occhi chiusi, le labbra accortocciate, piccole goccioline di sudore scendere sulla sua guancia rossa. Ogni qualvolta esce dal mio corpo, anche se poi per rientrare, sento una sensazione di vuoto dentro di me, vorrei potessimo restare cosi per sempre. Sento il suo corpo unito al mio, mi sento completo. Mi bacia dolcemente, proprio nel momento in cui lo sento venire in me, liberando a mia volta il mio piacere sui miei addominali e sui suoi. Stanco dal piacere cosi coinvolgente mi cade col suo peso addosso, lo abbraccio. E’sudato, caldo, sento il suo cuore battere contro il mio, il suo respiro rilassarsi sul mio collo. Ci addormentiamo. Mi sveglio improvvisamente. Saranno passate ore? Quanto? Mi volto. Cazzo lui non c’è più? Impossibile! Sono ancora nell’ ascensore. Ma perchè sono vestito? Mi alzo subito in piedi. Mi guardo intorno. Lui non c’è? – <<˛Marco?>> Lo chiamo ,anche se so che è inutile. L’ ascensore riprende a salire. Ma che diavolo è successo? Merda ho solo sognato! Arrivo al settimo piano, scendo. Mi sento ancora sconvolto, ma soprattutto mi sento come dopo aver fatto sesso, rilassato, terribilmente rilassato e felice. Suono alla porta del Diavolo. Lei mi apre. Entro. Come al solito mi fermo nell’ entrata, non mi sono mai inoltrato nell’ appartamento. Saluti vari. Domande di circostanza. Consegno la busta al Demonio, ma lo sguardo mi cade su una foto conservata in una cornice d’argento. Un ragazzo, biondo, occhi nocciola. Marco? Guardo la foto con occhi sconvolti, scanso la donna e mi avvicino alla foto. Attacco il naso quasi contro il vetro. Cazzo è proprio Marco? – <<˛Marco, il mio figliolo! Visto com’ era bello il mio bambino?>> Dice la donna con voce malinconica Io sono allibito, scioccato, traumatizzato. Mi volto. – <
Penso che TaKi ci possa regalare bellissime parole.
Complimenti.
questo non e’ un racconto, ma una poesia. Bravo Taki.
che splendido racconto…
sono un appassionato di racconti erotici gay, ne ho letti un’infinità, ma mai in uno spazio così breve ho trovato tanta intensità e un finale così bello e sconvolgente…
marco: il fantasma erotico dell’ascensore