La periferia
Eccomi finalmente sulla strada di casa. Riconosco già i giardini che annunciano la prossima svolta a destra ad imboccare il vialetto stretto che finisce proprio sull’uscio della piccola palazzina dove abito.
Ecco, rallento e aziono la freccia. I piedi si muovono sui pedali con una consuetudine quasi meccanica. E’ una bella serata di primo autunno con il sole che scalda ancora i muri di questa verde periferia. Si, passando di qua qualcuno la indica come zona residenziale, forse grazie ad alcuni alberi maestosi che circondano questa manciata di abitazioni, ma a me piace considerarla la mia periferia.
Butto uno sguardo sul sedile e vedo la piccola confezione rossa con il nastro giallo… la carta colorata nasconde una leggera bavarese all’albicocca. E’ la mia preferita e sono sicuro piacerà anche agli amici che mi aspettano a cena per le otto. Sono quasi le sei e questo significa che posso ancora godermi un po’ di sole e dilungarmi sotto alla doccia.
Siamo un gruppo piuttosto numeroso ed eterogeneo di amici e così mi capita spesso di cenare fuori. Raramente ci incontriamo in trattoria o nei ristoranti: qui in periferia non si mangia molto bene. Allora ecco che le case si trasformano in raffinati ristoranti o allegre osterie in base ai gusti del padrone di casa di turno.
Stasera tocca a Fabio, elegante cuoco di pesce perennemente distratto dalle forme esuberanti di Laura altrettanto distratta da altri uomini, forse meno eleganti, ma più concreti.
Eccomi quindi in piedi davanti al portone verde di Fabio con la mia torta in mano mentre aspetto di sentire scattare la serratura automatica. Con lo sguardo perso ad analizzare la curiosa verniciatura non mi accorgo che accanto a me altri invitati hanno appena schiacciato lo stesso campanello ridacchiando tra di loro. Mi giro nel sentire nuovamente la voce nasale di Fabio nel citofono e mi trovo davanti a due uomini di circa 30 anni accompagnati da una donna della stessa età con il viso circondato da un taglio di capelli cortissimo e coloratissimo. Non li conosco, ma in un attimo rimediamo alla distanza.
La serata è vivace e anche più affollata del solito. Fabio, tolto il cappello da chef mi sta raccontando nei minimi particolari la rete di amicizie, anche molto intime, che lo lega ai tre nuovi invitati.
Si, Fabio è un ottimo cuoco e anche un grande parlatore. E questa sua dote diventa fiume quando l’argomento sono i corpi e gli infiniti usi che se ne possono fare. Tali e tanti che hanno convinto Fabio a non limitarsi all’eterosessualità, ma ad esplorare almeno una parte di queste infinite alternative.
A volte, però, penso che Fabio si butti a capofitto nella sperimentazione solo per il piacere di raccontarmi poi, con grande dettaglio, ogni sua acrobazia sessuale. E questa era una delle occasioni. Uno dei tre nuovi amici, Alessio, era stato uno dei suoi incontri bisex dell’estate. Un’amicizia nata a luglio in un piccolo campeggio della costa croata.
Ed ecco quindi che comincia il suo racconto della loro seconda scopata in vacanza. La prima forse non è stata altrettanto degna di nota. Tutta l’evoluzione necessaria ad arrivare a prendere un cazzo in bocca sembra sempre superflua per Fabio. I suoi racconti sembrano sempre dei film porno dove la prima scena è già platealmente esplicita.
Fabio adora il sesso orale tra maschi. Diciamo che la sua bissessualità è ben mirata a definiti piaceri. E il succhiare il cazzo è per lui uno dei migliori. Così in quel campeggio la scena si apre con Fabio nudo nella tenda ad igloo di Alessio, non meno nudo di lui.
Fabio ha il cazzo durissimo, è eccitato oltre misura per il piacere che sta provando nel toccare il sesso che ha davanti. Alessio è disteso sul materassino; Fabio accucciato e sempre più eccitato gli sta masturbando il sesso, un po’ con le mani, un po’ con la lingua. Gli piace proprio avere tra le mani un cazzo non ancora teso dal piacere e sentire come cresce sotto la sua lingua, toccarlo con forza, leccarlo e finalmente prenderlo in bocca quando eretto.
Alessio si stava godendo queste attenzioni e sembrava disposto a sborrare il suo piacere senza ritegno.
Tutti e due avevano ormai il cazzo duro allo spasimo: Alessio per l’intenso pompino che stava ricevendo e Fabio per il piacere che gli dava sentire strusciare quel cazzo duro sulla sua lingua.
Devo dire che questi racconti riuscivano sempre ad eccitarmi anche a distanza. Capitava infatti spesso di passare intere ore al telefono ad ascoltare Fabio e di ritrovarmi con la stessa frequenza con il cazzo duro in mano, a masturbarmi vigorosamente. Si, ho scopato spesso anche io con uomini, ma non so perchè, le scopate di Fabio erano sempre ed inequivocabilmente più estreme delle mie. E anche quella sera, ascoltando, mi sono sentito crescere il cazzo nei pantaloni, nell’attesa dell’orgasmo finale che avrebbe sicuramente descritto.
Fabio stava continuando a leccare il cazzo di Alessio, ormai prossimo a liberare tutta la sua calda sborra. Fabio sentiva il sapore muschiato in bocca, sentiva Alessio contorcersi dal piacere… allora ha cominciato a rallentare, a stringere il cazzo con più forza. L’orgasmo di Alessio sembrava allungarsi, allontanarsi e farsi ancora più intenso. Ormai Alessio aveva rotto ogni inibizione e aveva ordinato perentoriamente a Fabio di fermarsi e di mettersi in piedi con le mani dietro alla schiena.
Detto fatto… ecco che docilmente Fabio si alza, mette le mani dietro alla schiena e propone il cazzo durissimo alla vista di Alessio che lo stringe immediatamente nella sua mano cominciando a masturbarlo con ritmo. Fabio non aspettava altro e in un attimo ha sentito l’orgasmo salirgli dalle palle, caldo potente… Lo schizzo ha preso Alessio in pieno viso, quasi sorprendendolo, con il primo fiotto. Per non perdersi il resto del schizzo caldo Alessio si avvicina ancora di più al cazzo che continua a schizzare il suo caldo seme. Fabio non ha un cazzo da superdotato, ma è uno che potrebbe saziare la sete di sperma degli amanti del genere: le sue sborrate sono quasi infinite. Sei sette schizzi densi e caldi di abbondante sborra. E così Alessio si stava godendo quel fiume un po’ facendoselo schizzare sul viso un po’ prendendolo sulla lingua aprendo la bocca ai potenti schizzi.
Ecco ormai anche il mio cazzo era teso nell’immaginare quella scena raccontata e guardando a distanza Alessio mentre mangiava la mia torta con la stessa avidità.
E’ sempre un piacere leggere racconti scritti bene, sia nello stile che nella sostanza.
Nulla è lasciato al caso e i personaggi non sono mai banali.
Davvero eccitante!