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La Dea bendata – parte 2



3 Gennaio 2010 Marea    Letto: 8555 volte Lascia un commento Vai ai commenti

dea bendata Distesa su quel letto ancora caldo,  adagiata sul fianco destro, le cosce sovrapposte ancora umide di fluidi orgasmici nella linea sottile di contatto, le mani e le caviglie legate e gli occhi ancora coperti dalla benda di raso nero, attendo il tuo ritorno. Il calore irradiato dall’unione simbiotica dei nostri corpi aleggia ancora nell’aria. Non riesco a definire il tempo che è trascorso inesorabile e indifferente dalla tua quasi fuga da me, ma quando le goccioline di sudore sulla mia schiena, mi procurano un brivido di freddo, avverto la necessità di cambiare posizione e tento invano di liberarmi. Contorcendomi su me stessa, mi rivolto a pancia in giù avvertendo uno strano senso di stordimento, cerco di liberare le mie gambe ritraendole verso di me sfregando involontariamente i seni turgidi sulle lenzuola. In quella positura mi hai sorpresa quando sei rientrato nella nostra alcova.
Sento quasi subito la tua lingua attraversare velocemente la mia schiena, dal collo all’incavo vaginale senza tralasciare nulla. Cominciò a tremare, non posso toccare la tua pelle, ma avverto il tuo calore e sento i tuoi sospiri. Cerco invano qualcosa di te con la bocca ma me lo impedisci. Mi stai stringendo i capezzoli, ora la tua lingua è sulle mie guance, sul mio collo, sul mio ventre, nelle mie cosce. Mi sto torturando, voglio sentirti ma non mi parli, voglio toccarti ma mi sfuggi, voglio vederti ma ti celi a me.
Sto quasi gridando dalla sofferenza del piacere quando sento una carezza intrepida sul mio viso che parte dalla fronte mi sfiora il volto e si ferma sulle labbra che saggiamente cominciano a schiudersi per lasciare entrare l’altero membro che chiede di essere sfiorato, carezzato, lambito.
L’intensità del tuo respiro si fa intensa e profonda mentre la mia bocca continua la sua adulazione, ma poi mi sollevi, mi liberi le caviglie e mi adagi su di te. Comincio a muovermi piano, accovacciata sul tuo petto, poi mi rialzo e mi muovo con più foga. Tu accompagni  i movimenti del mio bacino col dolce ritmo dei tuoi sospiri che uniti ai miei producono un suono quasi soave.
L’ondeggiare dei nostri corpi è simile al movimento delle acque del mare che si alzano e si abbassano alternativamente durante l’alta e la bassa marea. Solo noi  nel  mare, solo noi nel mondo. Il suono anelante che ti sfugge dalla gola mi avverte dell’inondazione che sta per riversarsi nuovamente su di me, stavolta dentro di me, più calda e intensa che mai. Ormai stremata mi adagio distesa sopra di te e avverto il dolce odore della tua pelle, mentre tu mi liberi le mani.
Ecco è arrivato il momento di leggere nel tuo sguardo il tuo compiacimento, ma ancora una volta sbatti la porta e fuggi via nel buio della sera. Sola con il tuo odore che riempie ancora la stanza. Le mani ormai libere per poter riscoprire gli occhi, ma ancora non lo faccio.

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