Incastro
Autrice: LaPassiflora – Leggi altri racconti di questa autrice

E’ un incastro.
La sua lingua punta la mia figa aperta e sporgente, le rientranze e la clitoride pulsano fino a fare male. Il bisogno di sentirmelo contro riempie ogni anfratto, ogni pensiero e bisogno, assorbe ciò che sono.
Ma non è facile, no!
È troppo perfetto, questo combaciare di rilievi e emozioni, questo sentimento privo di misura. Le sue dita accentuano le mie conche, le aprono, le allargano, ogni fluido è tremore e desiderio, è spinto fuori, colano gli umori. Ma resta sempre qualche cosa, ogni poro è utile, ogni vuoto d’aria è profondo e umido. Ci perdo coscienza insieme a lui.
Lui mi incastra a dovere, insinua ogni valle profonda, si incunea e aspetta, mi tormenta. Trova la penetrazione giusta. Mi appaga e si appaga. Si fa oggetto dentro di me, sesso colmante che sfrega. In un gioco di cui lui è centro vigoroso e possessivo, spinge e mi compenetra del tutto, mi bacia e mi inzuppa saliva, la bocca, le cosce e il culo.
Io mi deconcentro, è impossibile non perdermi nell’innesto.
Lui infila la mia testa tra le gambe e io respiro il suo sesso ricciuto, lecco ogni suo residuo, della punta faccio liquido. Mi ancoro e la mia bocca è taglio stretto, saldata alla sua dall’altra parte attraverso il sesso.
Anche il respiro, anche un sussurro e ogni grido e gemito, ogni silenzio ci piace, ci eccita, ci caccia l’uno dentro l’altro: io puttana, lui bestia che mi trapana il cervello.
Muoviamo leggermente e le braccia sono fasce che avvinghiano. Una sua mano un cuneo che mi apre il culo. Lui scivola e ripiega, raggiunge lo spessore esatto, mi limita l’esistenza in un muggito.
Impercettibile, io muoio, godo.
Non in termini assoluti però, rimango gonfia e oscena, troia come lui stesso dice, vitale e vogliosa, ricettiva e capiente.
Ogni suo organo esplora con altrettanta efficacia, lui scova volumi, profondità e abissi, vi si inserisce. Ogni suo organo mi saggia e testa ogni possibilità tanto che tutto quel valore mi spacca: io desidero, desidero, desidero…
Desidero che mi sondi da sviscerare il contenuto e così fa, pezzetto per pezzetto mi smonta e mi rimonta fino a tappezzarmi completamente di umori.
Insomma stringe, spinge, mi fa sentire sempre. Sempre!
Mi rigira e si rigira, con la delicatezza d’una farfalla fino ad appesantire il tocco che ficcandomi mi infuria.
Mi fa godere.
Vengo…
Poi taccio e recupero il fiato, i sensi con il pensiero. La mia cavità rimane piena finché lui non mi dipinge le pareti interne e mi compatta ancora, mi provoca, mi cerca di sottecchi e con abilità, strisciando a fondo si arrampica lungo i muri della voglia. A malapena di nuovo riesco a contenermi, vengo ancora, ben salda contro il suo cazzo mi penetro da sola e brucio all’onta del suo gergo che colpisce, fende e esige.
- Sei una cagna!
Il mio viso dopo è rosso, un concentrato inaspettato di sole e succhi, eppure mi bagno ancora. Non capisco in che posto sono, trasmuto in una ninfa incapace di respingere il calore che mi cresce dentro.
Mi volto e lui è il mio giocattolo. Lo scarto e lo dimeno, senza fretta, intrusa dentro di lui mi spingo e sbircio. Una violenza frenetica mi scioglie senza peso, è il mio momento, ho voglia di riempirlo.
- Porca…, lo sento, dice sottovoce.
È bagnato, eccitato, fradicio di me che mi introduco, lo lubrifico e del suo sesso lo masturbo, poi rallento…
…la sua schiena tira, aspetta, mi allaccio una cintura… e l’incastro ricomincia. E’ perfetto, finché tiepido il suo getto mi riempie la mano.
Travolgente e coinvolgente il tuo racconto, complimenti Passiflora.
Tornerò presto a leggerti.