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In biblioteca – seconda parte



31 Dicembre 2009 Jenny    Letto: 9162 volte Lascia un commento Vai ai commenti

bibliotecaLa mattina seguente non avevo lezione all’università, e ciò mi mise di buon umore.
Mi svegliai tardi, e presi il tempo che avevo a disposizione con molta calma. Dopo essermi rigirata e stiracchiata a dovere immersa nel piumone, mi alzai e mi infilai la vecchia maglietta larga che usavo spesso per dormire.
In casa tutti erano già usciti. I miei genitori erano già al lavoro e sarebbero rientrati nel tardo pomeriggio, mentre mio fratello era probabilmente sui banchi di scuola immerso nella lettura della Divina Commedia.A meno che non avesse fatto sega, come era solito fare nell’ultimo periodo. I miei genitori non ne sarebbero stati contenti, ma comunque sia, non lo invidiavo per niente.
La maglietta mi arrivava fino alle ginocchia e decisi di andare in cucina senza indossare i pantaloni, solo con i miei candidi slip bianchi.
Accesi la televisione, preparai le fette biscottate e riscaldai il cappuccino che mia madre aveva preparato.
Mangiai lentamente godendomi quei rari momenti di silenzio, anche se non mi rilassai affatto.
Ero nello stesso tempo timorosa ed eccitata per l’incontro che avrei avuto il pomeriggio stesso con quello sconosciuto dal nome che iniziava per F.
Il tempo volò e, dopo aver finito di ricopiare gli appunti che il giorno prima avevo trascurato a causa del mio sogno alquanto spinto, mi infilai sotto la doccia, facendo scorrere il getto dell’acqua sul mio corpo per un’oretta buona.
Stavo scoprendo nuove sensazioni, dopo il sogno. La notte mi ero trovata più volte ad accarezzare il mio corpo, che non veniva toccato da quasi un mese. Scoprii di provare eccitazione nell’accarezzarmi i capezzoli, che al tocco delle miei dita divenivano turgidi, e di impazzire nello stimolare il mio piccolo e morbido monte di venere delle parti intime.
Giocai con il getto dell’acqua, aumentando il flusso ed avvicinandolo prima al mio seno, poi accovacciandomi al muro e stimolando il clitoride che presto si gonfiò di piacere. Ma non volevo raggiungere l’orgasmo.
Volevo tenere il meglio per dopo, se mai ci fosse stato qualcosa.
Mi resi conto di avere delle aspettative precise da quel ragazzo. Ma in fondo, dopo il disegno esplicito che mi aveva lasciato, non avrei potuto pensarla diversamente.
Mi avvolsi nel morbido e caldo accappatoio, che prima di entrare nella doccia avevo riposto sul termosifone e mi asciugai i capelli. Dopo essermi pettinata ed asciugata, mi tolsi l’accappatoio e, stesa sul letto, mi misi una crema idratante profumata, che lasciava un odore invitante su tutto il corpo.
Feci un’attenzione particolare al seno e alle mie parti intime che, al tocco della mia mano fredda, si eccitarono impazienti di essere di nuovo sfiorate da un uomo.
Completamente nuda andai davanti all’armadio ed aprì il cassetto della biancheria intima. Per il mio ventesimo compleanno, il mio ex ragazzo mi aveva regalato un completo intimo molto sexy, un reggiseno imbottito e un perizoma eccitante di colore blu scuro.
Al completino aveva abbinato un paio di reggicalze nere che non avevo mai avuto il coraggio di indossare, se non all’interno della mia camera per eccitarlo e fare l’amore con lui.
Non ero mai stata il tipo di ragazza che amava mettersi in mostra e, per questo, non mi spiegavo quell’improvviso cambio di atteggiamento.
Indossai la biancheria e, davanti allo specchio mi girai, per vedere l’effetto che il mio sedere assumeva. Mi piegai leggermente e scorsi il filo del perizoma. Quella posizione mi fece immediatamente eccitare.
Dall’armadio pescai una gonna che mi arrivava sopra le ginocchia e un maglioncino bianco dalla scollatura a V che metteva in risalto la mia seconda piena, dalla forma perfetta.
Indossai un paio di stivali di velluto neri, mi misi un velo di trucco su viso ed indossai il cappotto più lungo della gonna. Guardai l’orologio: ero in ritardo e dovevo sbrigarmi.
Per la strada affrettai il passo e riuscì a prendere l’autobus in tempo. Salita, mi sedetti fra le prime file e notai che l’autista, approfittando dei semafori rossi, mi lanciava occhiate sensuali e mi risultò facile capire cosa stava pensando. “Ti sbatterei violentemente adesso, brutta troietta.”
Cercai di ignorare le sue attenzioni e, in men che non si dica arrivai alla fermata della biblioteca.
Scesi in fretta ed entrai correndo nell’edificio, percorrendo le scale ed arrivando nella stanza in cui avevo incontrato lo sconosciuto.
Quel giorno, sabato, la biblioteca era più deserta del solito e notai immediatamente che il ragazzo non era ancora arrivato. Solo in quel momento mi resi conto che non avevo preso in considerazione l’eventualità di uno stupido scherzo, di un bidone che avrebbe potuto tirarmi.
Mi sedetti nello stesso tavolo del giorno prima ed attesi, pensando e ripensando a tutte le possibili scuse che avrebbe potuto usare entrando improvvisamente dalla porta e da come avrebbe potuto farsi perdonare.
Ero persa a rimuginare le mie teorie, quando una mano calda e grande, mi afferrò dolcemente la spalla, e mi costrinse ad incrociare nuovamente quello sguardo accattivante di due occhi verde smeraldo che mi fissavano misteriosi.
“Ciao..” sussurrai.
“Sei venuta.” Sembrava come sorpreso.
“Non mi piace dare buca alle persone.” Affermai, incerta.
Il ragazzo prese una sedia e si accomodò di fianco a me, sorridendo nervoso.
“Io sono Fabio.” Disse, porgendomi la mano.
“Jennifer.” Gliela strinsi. Come già provato in precedenza, un calore mi invase la schiena ed il viso, e le mie guance avvamparono.
“E’ caldo qui dentro”. Proseguì. “Hai freddo? Non ti sei tolta il cappotto.”
Il viso mi andò in fiamme. Non feci in tempo a pensare le possibili reazioni che avrebbero potuto scatenarsi in lui e mi tolsi il cappotto, lasciandolo scivolare sulla sedia.
Nel girarmi per sistemarlo sentì il suo sguardo su tutto il corpo, ed il suo desiderio nell’avermi.
Mi osservò la gambe, i fianchi, il contorno del seno, il collo e mi fissò per un istante negli occhi.
“Scusa.” Mi disse, accorgendosi della mia espressione interrogativa.
Parlammo per molto tempo, sussurrandoci informazioni nelle orecchie per evitare di essere rimproverati.
In poco tempo scoprì che la F. disegnata, stava per “Fabio”. Aveva 25 anni, origini romane, e stava per laurearsi in design, con la grande passione per la fotografia oltre che al disegno.
Viveva da solo in un appartamento vicino al centro, e gli era stato da poco assegnato un lavoro che non mi volle specificare, da una rivista mensile. Mi accennò solo al fatto che doveva disegnare un nuovo fumetto per questo giornale ignoto.
“Una ragazza così carina sarà sicuramente fidanzata.” Mi disse, ad un certo punto.
Sorrisi, timida, rispondendo in modo negativo. Alla mia risposta accennò un sorriso trionfante, ed abbassò lo sguardo sulle mie gambe, con un certo stupore.
Lo spacco laterale della gonna, infatti, lasciava intravedere il reggicalze nero ed una mia distrazione mostrò un pezzo notevole di coscia.
Lentamente si avvicinò al mio orecchio e mi domandò, sussurrando: “Non ti dispiace se continuiamo la conoscenza a casa mia?”
In risposta mi alzai in piedi e mi rimisi il cappotto, facendo alzare di conseguenza anche Fabio. Uscimmo dalla biblioteca e mi condusse alla sua macchina. Fuori era già buio. Con molta disinvoltura mi aprì la portiera e salì al posto del guidatore.
“Che bella macchina”. Commentai.
“Anni e anni di duro lavoro.” Mi rispose, con una fragorosa risata.
Partì e lo osservai alla guida. Il suo possente braccio sinistro afferrava saldamente il volante, mentre con il destro cambiava ad intermittenza le marce.
Divertita da quella situazione mi tolsi il cappotto ed accavallai le gambe, lasciando intravedere gran parte della mia coscia sinistra.
Il suo sguardo si scostò dalla strada e cadde nuovamente sulle mie cosce.
“Le brave ragazze non dovrebbero distrarre in questo modo i ragazzi alla guida.” Mi provocò.
“Le brave ragazze non dovrebbero accettare inviti dagli sconosciuti.” Replicai, maliziosa.
Si morse il labbro e parcheggiò a lato di un viale deserto. Trasse un enorme sospiro e si schiarì gli occhi con le mani, guardandomi meglio.
“Mi fai impazzire.” Disse, prendendomi la mano sinistra.
Mi girai vesto di lui e gli avvicinai il viso al mio. Le sue labbra toccarono avide le mie, vogliose di piacere, e le sue mani mi spinsero contro il suo corpo. Mi misi a cavalcioni sopra di lui, nel piccolo spazio fra il suo bacino ed il volante e continuai a baciarlo mentre lo sentivo eccitarsi sotto di me.
Le sue mani esplorarono ogni centimetro del mio corpo, stringendomi le cosce ed il sedere, accarezzandomi i fianchi e la schiena.
Con un gesto quasi abituale mi tolse il maglioncino e tuffò il suo viso fra i miei seni, lasciandosi guidare dalle mie mani sulla sua nuca. Sentì i capezzoli diventare turgidi, nonostante lui non li avesse ancora toccati, limitandosi a baciare in mezzo ai seni ed a leccarmi il ventre.
“Forse dovemmo continuare a casa tua..” Gli sussurrai fra un sospiro ed un gemito.
Lottando contro la sua eccitazione, Fabio si fermò e mi riposizionò sul sedile del passeggero, restituendomi il maglioncino dopo essersi drogato del suo profumo.
Riaccese la macchina e partì a razzo per arrivare il più presto possibile a casa. Il gonfiore sotto i suoi jeans era ormai evidente, e il tremore del suo bacino era segno di un’intensa lotta interiore per non saltarmi nuovamente addosso. Dopo aver ripreso fiato ed essermi calmata, avvicinai una mano alla cerniera dei suoi pantaloni e fui colpita dal suo grado di eccitazione. Gli massaggiai il glande in tiro e lui, colto di sorpresa, impazzì.
“Ti prego non toccarmi, rischio di andare fuori strada.. Aaaah.. Ti prego..” La presa salda si allentò ed arrivammo nel parcheggio di casa sua dopo poco.
Scendemmo in fretta dalla macchina che chiuse portando la mano libera a stringermi i fianchi.
Aspettando l’ascensore premetti il mio corpo contro il suo, facendo scivolare una mano dentro i suoi jeans.
“Mmmh.” Gemette, tenendo la testa all’indietro per il piacere.
Dall’ascensore uscirono due ragazzini che ci guardarono con occhi spalancati e scambiandosi risate di ingenuità.
Entrammo nell’ascensore e, ormai del tutto coinvolto, Fabio mi prese in braccio lasciando che le mie cosce avvolgessero il suo bacino. La sua lingua scorreva sul mio collo, affamata della mia carne.
L’ascensore arrivò al terzo piano e ci fece uscire.
“Tira fuori dalla tasca dei pantaloni le chiavi..” mi ordinò.
La mia mano cercò la sua tasca, e tirò fuori le chiavi. Le porsi a lui, che aprì in fretta la porta e mi lasciò cadere sul divano.
Ci liberammo alla svelta dei cappotti, e lui sorrise nel vedermi così altamente eccitata.
“Dov’eravamo rimasti?” Chiesi, mordendogli l’indice e lasciandomi togliere il maglioncino.
Mi distese sul divano e si posizionò sopra di me, cauto nel farmi male.
Gli tolsi la maglia e finalmente vidi il tatuaggio del lupo al chiarore della luna che ricopriva tutto il suo bicipite destro. Gli accarezzai il collo, mentre con la lingua stimolavo i suoi capezzoli ed i suoi pettorali che si irrigidirono.
Mi slacciò il reggiseno e la sua lingua bagnò i miei capezzoli, mentre la sua mano sinistra scivolava sotto il ventre, alla ricerca del monte di venere.
Quando i miei capezzoli furono bagnati abbastanza la sua lingua proseguì fino a raggiungere la cerniera della gonna, dove la sua mano si era rifugiata poco prima e mi accarezzava leggera.
Improvvisamente smise di toccarmi, mi guardò e disse ansimando: “Voglio che finisci di spogliarti davanti a me.”
Si mise seduto sul divano ormai disordinato e mi lasciò alzare.
Con uno sguardo che non sapevo facesse parte di me, lo guardai e mi toccai le cosce. Lui mi lanciò il reggiseno ed io, facendolo cadere a terra, mi girai e lasciai che lui potesse godere della vista del mio culetto piegato.
“Oddio, sì, brava.. Così.. Muoviti..” Mi incitò lui, massaggiandosi il cazzo in tiro sotto i jeans.
Con una solo mossa mi slacciai la cerniera e lasciai cadere la gonna a terra. Rimasi in perizoma e reggicalze, oltre agli stivali che tolsi subito dopo.
Ero bagnatissima, potevo sentirlo, e mi tolsi lentamente il perizoma per farlo eccitare sempre di più. Glielo lanciai, e lui prese ad annusarlo baciandolo, mentre con l’altra mano continuava a stimolarsi.
Andai verso di lui, e cominciai a baciargli le cosce, sopra i jeans. Con la bocca arrivai a slacciarglieli, mentre con la mano cercai affamata il suo cazzo sotto i boxer.
Fabio mi prese e mi distese con forza sul pavimento, aprendomi le gambe ed affondando la sua lingua nelle mie grandi labbra. Con le mani mi afferrò i fianchi, e prese a leccare i miei umori velocemente, facendomi urlare dal piacere. Non ero mai stata leccata in quel modo, con quel trasporto, con quell’eccitazione.
Il clitoride mi pulsava, ed iniziai a masturbarmi gemendo ed aiutandolo mentre mi penetrava con le sue dita.
“Aaaah, sì, più veloce..” Urlai.
Lui aumentò la velocità, ed improvvisamente sentì un calore dentro me, un calore che mi fece impazzire, e venni.
Con le dita fece uscire i miei umori e mi lubrificò il clitoride, mentre continuavo ad accarezzarmelo.
Dopo aver sparso il mio liquido su tutta la mia fighetta vogliosa, si tolse i boxer e lasciò scoperto un cazzo notevolmente eccitato ed ingrossato. Sorrisi, pensando che le sue dimensioni erano molto più grosse di quelle del mio ex ragazzo e che mi avrebbe penetrata in più profondità.
Me lo infilò dentro piano, iniziando a muoversi lentamente per adattare il mio buco stretto alle sue dimensioni.
Socchiuse gli occhi, godendo della penetrazione appieno. Sentivo il suo glande entrarmi sempre più in profondità ad ogni spinta, e riuscendo a farmi gemere per il piacere.
“Più veloce..” gli sussurrai, facendogli capire che il fastidio iniziale era sparito e volevo mi sfondasse.
Lui iniziò a muoversi velocemente, potevo sentire il suo cazzo pulsare dentro me ed aprire sempre di più la mia piccola figa.
Sentì che stava per avere un orgasmo quando mi girò e mi mise in ginocchio, iniziando con le dita a lubrificare il mio culetto.
“E’ la prima volta..” Sussurrai, incerta.
“Sarà fantastico, farò piano.” Disse, portando una mano sotto il mio ventre ed una sul suo cazzo già bagnato di me. Dopo avermi rassicurato puntò la cappella nel mio buchetto, e spinse piano. Provai dolore, un dolore che dopo le prime spinte, si trasformò in folle piacere.
Mi abituai ad averlo dentro e condussi la mano che mi accarezzava il seno, nella mia fighetta.
Lui iniziò a masturbarmi, mentre gemeva per il piacere che provava nel penetrarmi.
“Aaaaah, aaaaaah, sì..” Disse, mentre veniva.
Il suo liquido mi invase il culetto, mentre i miei umori sgorgavano dal davanti.
Si spostò sul divano e si sdraiò, facendomi stendere sopra di lui. Rimanemmo così per ore, coccolandoci e stimolandoci, fino a che non arrivò l’ora di cena.

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  1. Kasanova
    31 Dicembre 2009 a 13:06 | #1

    Wow, che finale vibrante…
    il reggicalze nero poi è davvero supersexy!

  2. Giocomox36
    1 Gennaio 2010 a 19:33 | #2

    “Le brave ragazze non dovrebbero accettare inviti dagli sconosciuti.”
    A te è davvero capitato di accettare proposte indecenti da sconosciuti?

  3. Petruccio
    6 Gennaio 2010 a 10:52 | #3

    Che belle scopate!

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